ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Motomondiale - Rossi: "Ho sognato il Sic, rideva felice"

    Valentino Rossi ricorda l'amico Marco Simoncelli, scomparso proprio un anno fa a Sepang: "L'ho sognato spesso, sorrideva e mi diceva che era felice. Speriamo sia così. Mi manca veramente tanto..."

    "Un grande saluto al Sic. L'ho sognato delle volte in questo anno e tutte le volte rideva, era contento e mi diceva di non preoccuparmi, speriamo che sia veramente così". Lo rivela Valentino Rossi, in collegamento con Sky Sport24, parlando dell'amico Marco Simoncelli, morto un anno fa nel corso del GP della Malesia.

    Il "Dottore" e il "Sic" due grandi amici dentro e fuori la pista. Un rapporto che dura anche dopo la tragica scomparsa di Marco Simoncelli lo scorso 23 ottobre, nel GP della Malesia del 2012, finito con la sua Honda sotto le ruote della Ducati proprio del grande amico Valentino. E chi meglio di Rossi, ad un anno da quell'addio che nessuno avrebbe mai voluto vivere, può raccontare ad un anno di distanza quei momenti, i sentimenti ed i ricordi di un rapporto indimenticabile. "Bisogna andare avanti, si va avanti, subito: una settimana dopo abbiamo corso a Valencia ed è giusto così perché non si può fare altro, ti rendi conto che non sarà più la stessa cosa. Ma tutto questo parlarne è una cosa bella perché tutti ricordano il Sic, anche perché in queste cose è difficile dare un limite di tempo, sembra sempre uguale - racconta Valentino - È facile dire quello che si prova per il Sic: gli abbiamo voluto bene perché era uno genuino, un sanguigno. Delle volte era quasi insopportabile, perché era uno che non mollava mai, anche quando si doveva fare l'ultima partita al bigliardino" racconta. "Il libro sul Sic l'ho letto sul volo per il Giappone e devo dire che è venuto molto bene, perché tutti parlato del Sic, riuscendo a spiegare bene come era. Io lo ricordo con il volto felice nonostante questa cosa bruttissima che era successa".

    Rossi, quindi, confessa che all'inizio non aveva capito la vera potenzialità di Simoncelli: "Quando correva con le mini moto e andava molto forte non l'avevo mai visto - racconta -, poi quando ha iniziato a venire alla cava era un po’ più lento perché non aveva abbastanza esperienza, Ma il Sic era uno che migliorava tanto, ci metteva un po’ di tempo ma poi ci arrivava . Era molto buffo da piccolino, con le gambe lunghe lunghe, le manone, i piedoni, il busto corto, insomma non era proprio bello da vedere" ricorda sorridendo Valentino. "Quando ci siamo conosciuti era un momento particolare, in cui la differenza d'età si sente: io avevo 24 anni e lui 16, ma quando si diventa più grandi si diventa grandi amici. Quando dal 2007 ha cominciato ad allenarsi con me in palestra me lo sono goduto, perché lo vedevo tutti i giorni".

    Rossi, quindi, parlando della sua tenacia, del fatto che non mollava mai, ricorda come in un'ultima sfida con le moto da cross alla cava, Marco, nel tentativo di batterlo è caduto, fratturandosi un polso. Un incidente che gli ha fatto iniziare in ritardo la stagione 2009. "Diciamo che lì si è giocato il mondiale - dice -, perché senza quell'infortunio avrebbe vinto visto che ha saltato due gare ed è arrivato a giocarsi il titolo alla fine con Aoyama. Era migliorato tantissimo sotto tutti gli aspetti, soprattutto nell'ultimo anno mi aveva sorpreso. Aveva fatto passi avanti, peccato che nel momento in cui ci saremmo divertiti e poteva portare a casa grandi risultati nella MotoGP sia successo quel tragico incidente".

    Il pesarese, quindi, rivela un altro aspetto privato della sua amicizia con Simoncelli. "Quando mi sono rotto la gamba veniva a trovarmi, ma per darmi un saluto. Veniva come i miei amici più stretti - afferma Rossi -, mi è stato vicino in quelle due-tre settimane in cui sono rimasto fermo sul divano, che non mi potevo muovere. È stato divertente vedere le partite insieme, anche perché lui era milanista ed io interista: ci sono stati tanti sfottò". Il Sic amato da tanta gente, così tanta che nemmeno lui o i suoi familiari si sarebbero aspettati: "la risposta della gente dopo l'incidente è stata incredibile, sapevamo che c'era stata tanta gente che gli voleva bene ma era ancora di più". Sulla fondazione creata dai genitori di Marco, sottolinea come stiano facendo "qualcosa di buono, per ricordare il Sic nel modo migliore e tutte per scopi benefici, per dei fini importanti. È anche un modo per non dimenticarlo".

    Rossi come un fratello maggiore che a volte dava consigli, spesso senza essere ascoltato, all'amico e collega più giovane: "Delle volte mi stava a sentire, ma spesso faceva di testa sua". Quindi un altro ricordo del loro rapporto amichevole: "Al termine della stagione 2008 siamo andati insieme a cena a Pesaro. È uno dei ricordi più belli, perché eravamo tutti e due molto felici: eravamo due campioni del mondo che si allenavano nella piccola palestra a Pesaro". Il Sic gli manca... "Mi manca la sua compagnia, perché quando c'era faceva la differenza, Mi manca il suo carattere, la sua positività, la sua felicità di andare in moto. Mi manca come manca un vero amico - rivela . Lui era un mio tifosissimo sin da piccolino, è cresciuto sperando di diventare come me e tutte le volte che eravamo insieme si sentiva questa cosa, che era felice di stare con me: mi aveva seguito, mi aveva visto vincere tante gare e voleva diventare come me", racconta anche con un po’ d'orgoglio Valentino. "È un grandissimo peccato che non ci sia più, come amico, come persona e soprattutto per tutta la MotoGP non avere più un pilota come lui. Per tutto il motociclismo, perché un pilota come lui ti teneva attaccato alla televisione, perché qualcosa veniva fuori sempre, perché ci provava sempre".

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