ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Mou "Non perfetto, ma non cambio"

    "Mourinho che vince non si cambia": lo Special One vuole rimanere al Real per vincere la Champions League l'anno prossimo e si dice pronto a nuove sfide. "Lo so, non sono perfetto, ma non cambio per nessuno"

    "Sono un giovane di 49 anni. I ragazzi sentono la mia forza, il mio carattere, la mia ambizione. Sono una persona che trasmette voglia di vivere, non sono politicamente corretto e lotto per la libertà: non mi interessa se mi squalificano per 4 giornate se voglio dire una cosa". Josè Mourinho si mette a 'nudò in un'intervista al quotidiano spagnolo "Abc". Lo Special One rivendica il suo modo di essere e non manca una frecciata a Guardiola. "Di lui ho un ricordo molto buono, lo conosco da quando lui faceva il giocatore e io ero un vice - dice lo Special One - Ma è molto diverso fare il giocatore e fare l'allenatore. Quello che non è normale è vendere un'immagine di perfezione perchè poi alla fine nessuno è perfetto. Io non ho mai preteso di passare per tale, nè ho mai cercato di nascondere i miei difetti. E a 49 anni non intendo cambiare". Arrivato al Real nell'estate 2009, Mourinho è riuscito nell'impresa di vincere anche la Liga dopo i trionfi in Portogallo, Inghilterra e Italia. "Nessuno era riuscito a vincere il campionato in tre grandi Paesi - sottolinea - è un'esperienza professionale e di vita spettacolare. Non mi aspetto di essere l'unico a riuscirci, credo che da qui a dieci anni ci saranno altri allenatori e giocatori che ci riusciranno. Ora il mio obiettivo è vincere altri campionati col Real e poi tornare a lavorare in uno dei grandi tornei d'Europa. Ma al momento ho altri due anni di contratto, io e la mia famiglia siamo felici di stare qui per cui sono entusiasta di continuare ad allenare questa squadra".

    Una buona notizia anche per Florentino Perez, che ha conquistato Mou "col suo progetto, con la sua mentalità. Mi disse che il Real aveva bisogno di me e io pure avevo bisogno del Real: dopo aver vinto la Champions con l'Inter sentivo che avrei dovuto allenare a Madrid per completare la mia carriera. Ma la cosa più importante non è allenare il Real ma vincere col Real. Essere qui è stato e sarà sempre il lavoro più difficile della mia carriera". Il tecnico di Setubal non ha intenzione di muoversi da Madrid ed è pronto a 'sfidarè ancora la stampa locale. "Mi hanno pure chiamato 'il dittatore portoghesè che è la cosa più offensiva che mi sia stata mai rivolta - commenta - Ma non sono gli attacchi a preoccuparmi quanto la possibilità che mio figlio o mia figlia vengano da me e mi dicano: guarda papà cosa dicono di te. Mi fa male perchè fa male a loro". Mourinho passa anche per un difensivista, etichetta che all'allenatore lusitano non piace. "Che guardino i miei risultati e quanti gol segnava il mio Chelsea, quante vittorie - contrattacca - Il valore del mio percorso sta nell'aver allenato in diversi Paesi. Se vai in Italia e giochi come si fa in Inghilterra non vinci. A me, poi, piace come gioca il Real, semmai non mi piace lo sfinimento dell'avversario attraverso il possesso palla", altra frecciata al Barca. E a tal proposito, precisa che "il mio obiettivo non è battere il Barcellona ma vincere la Liga era troppo importante per rompere il loro ciclo. Era necessario per il Real, come club più importante della storia, non permettere che questo dominio si prolungasse. Rispetto a due anni fa siamo una squadra migliore e niente sarà più lo stesso. Ancora non abbiamo vinto la Champions ma fino a pochi anni fa il Real nemmeno arrivava ai quarti e invece siamo reduci da due semifinali consecutive e l'ultima l'abbiamo persa ai rigori. Non si può vincere sempre ma quando non ci si riesce bisogna almeno andarci vicino".

    Si passa al mercato. Mourinho assicura che Higuain rimarrà, "nè io, nè il Real accetteremo offerte. Può arrivare una proposta da 40, 50, 60 milioni di euro ma non lo cederemo. L'unico problema è spiegare alla gente che lo vorrebbe andare via che così non sarà". E rimarranno anche Sahin ("quest'anno svolgerà tutta la preparazione con noi"), Benzema ("il merito della sua trasformazione è tutto suo") e Pepe ("sta facendo una stagione bestiale") mentre sul fronte delle entrate "faremo due innesti per potenziare ancora di più la rosa". Coi suoi giocatori, come altrove, ha costruito un rapporto solido anche se, rivela, "Casillas mi ha detto che lungo l'arco della stagione ci sono stati momenti in cui ho messo loro molta pressione, che sono stato un pò bastardo col gruppo". "Ma sapevo quello che facevo, cosa volevo scatenare - assicura Mourinho - E dopo l'eliminazione col Bayern hanno visto l'allenatore più affettuoso al mondo. Ho detto loro: tranquilli, il campionato è vinto". E infine una carezza al suo pupillo, Cristiano Ronaldo. "Chi ha vinto il campionato più importante al mondo? Cristiano. Chi ha vinto la Champions? Nessuno. Chi merita il Pallone d'Oro? Cristiano", sentenzia. E c'è spazio anche per la religione: "sto bene con Dio e penso che Lui stia bene con me".