Non verrà esattamente ricordata come la più spettacolare delle semifinali della storia di Flushing Meadows. E questo non tanto per lo spettacolo messo in scesa da Murray e Berdych – alla fine più che onorevoli –ma per le condizioni meteo che per tutte e quattro le ore di gara affliggono il campo centrale: un vento fortissimo infatti tiene sì lontana la perturbazione che ha ritardato l’inizio del match ma, al contempo, impegna i due tennisti in campo a una sorta di "match contro tutto."
Alla fine vince Andy Murray, decisamente più bravo a cambiare marcia dopo una partenza autolesionista, superando appunto un Berdych per 2 set e mezzo incapace di trovare una soluzione alternativa alla sua prima di servizio – pesantemente condizionata dal lancio di palla – che potesse fare male lo scozzese.
CAPPELLINO VOLANTE- E questo nonostante la più che discreta partenza. Murray infatti, consapevole delle condizioni meteo, cerca nel primo set il più possibile di rallentare il gioco e trovare soluzioni che non facciano prendere il ritmo dal fondo al dritto che nei quarti di finale è stato in grado di stendere niente meno che Roger Federer. Il problema vero però, per lo scozzese, è che la velocità di scambio è rallentata fin troppo e Tomas Berdych riesce comunque a gestire una situazione che in realtà lo mette ben poco in difficoltà. Il ceco è anche fortunato quando dopo aver subito un break – secondo gioco – riesce immediatamente a rientrare in partita in virtù del cappellino di Murray: su una splendida palla corta sulla quale Berdych non sarebbe mai arrivato, il berretto del campione olimpico vola via; il giudice di sedia non prende una decisione, il ceco protesta, lo scozzese si avvicina e con grande signorilità chiede “sei sicuro al 100% ti abbia dato davvero fastidio?”. Berdych risponde affermativamente, rientra nel set e chiude per 7-5 il primo giocando a "tutto braccio" sull'ultimo game in battuta dell'avversario.

DOMINIO SCOZZESE- Anziché deprimersi però Murray trova la grande reazione mentre dall’altra parte, Berdych, scompare dal campo. Sì perché il numero 4 al mondo capisce immediatamente la necessità di alzare il ritmo e concedere il minor numero possibile di errori non forzati; il ceco, invece, non riesce a trovare una soluzione al bel tennis di Murray e impossibilitato dal vento di poter far male con il servizio si siede: il secondo set vola via per 6-2 e il terzo – dove Muarray non concede nemmeno un quindici sui propri turni di servizio – per 6-1.
LA REAZIONE DI BERDYCH NON BASTA - L’inerzia sembra definitivamente girata anche nel quarto ed ultimo set: Murray scappa immediatamente 3-0 ma, dopo le 3 chance non sfruttate di 4-0 sul servizio di Berdych, qualcosa nella testa della testa del ceco fa clic. Berdych si leva infatti ogni paura, strappa la battuta all’avversario, rientra sul 3-3 e torna a servire decisamente meglio. Un set già scritto si trasforma in una partita che ha il suo naturale sviluppo nel tie-break. Lì Berdych parte fortissimo e sale fino al 5-2 avvicinandosi a soli 2 punti dal quinto set; Murray trova però la reazione e, con una rimonta tutto cuore e carattere, chiude per 9 punti a 7 evitando ulteriori noie. Per lo scozzese è la quinta finale in un torneo dello slam. Sarà la volta buona?
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