ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Noi e loro, tutti gli incroci di Spagna-Italia

    Da Cassano ad Albertini passando per De Santis e Thiago Motta: ecco tutti gli Azzurri che hanno giocato nella Liga e affronteranno un pezzo importante del loro passato nella finalissima di domenica sera. (foto AP/LaPresse)

    Noi e loro. L'Italia da una parte, la Spagna dall'altra e in mezzo la distanza che sino a due anni fa pareva incolmabile tra il calcio del terzo millennio proposto dai campioni di tutto e l'ormai stanco modello tricolore. Un gap che la gestione affidata a Cesare Prandelli ha ridotto sensibilmente, dapprima imitando la struttura del possesso palla che ha fatto le fortune delle Furie Rosse e poi aggiungendo quel tocco di fase difensiva e velocità in ripartenza tipicamente italiano.

    Ma gli incroci con la Spagna non finiscono qui. Le storie dei 23 azzurri scelti dal ct per l'Europeo presentano infatti alcuni punti di contatto non da poco con la Liga e il mondo iberico in generale. L'emblema è ovviamente Antonio Cassano, il trascinatore scelto da Prandelli che ha giocato un anno e mezzo nel Real Madrid in compagnia di Iker Casillas e Sergio Ramos, due con cui è rimasto in ottimi rapporti nonostante la sua parentesi "merengue" non sia stata delle più felici: 29 partite ufficiali in tutto e soltanto 4 gol segnati, con tanto di epurazione con l'arrivo di Fabio Capello per un'imitazione di troppo a onor di telecamera.

    Chi invece in Spagna ha giocato tanto è Thiago Motta, l'oriundo azzurro che è arrivato dal Brasile nel 1999 a soli 17 anni per giocare nel Barcellona e poi all'Atletico Madrid. 147 partite e 10 gol in maglia blaugrana, 10 presenze e zero gol con i "colchoneros". Poi l'addio nell'estate 2008, quando la carriera del centrocampista sembrava finita per via dei troppi infortuni e il club madrileno non se la sentì di rinnovare il contratto annuale. Per fortuna, Enrico Preziosi rischiò tutto su di lui e da lì nacque la seconda vita calcistica di Thiago Motta.

    Non fortunatissima anche la parentesi di Morgan De Sanctis, il dodicesimo di Gigi Buffon che nell'estate 2007 si liberò dall'Udinese in virtù di una nuova norma FIFA e finì per trasferirsi al Siviglia, club all'epoca ai massimi livelli in Europa. Peccato che gli andalusi lo avessero scelto come riserva del "monumento" Palop e all'azzurro non siano restate che le briciole: 13 presenze e poi una fuga in Turchia al Galatasaray, lì dove il Napoli lo ha prelevato nel 2009.

    Inutile nasconderlo, la carriera più felice in Spagna è stata quella di Demetrio Albertini, vice-presidente federale e capo delegazione azzurro per l'Europeo. L'ex centrocampista si trasferì all'Atletico Madrid nel 2002 e vi rimase un anno (28 partite e 2 gol, uno dei quali nel derby con il Real), ma tornò nella Liga tre anni dopo per chiudere la propria carriera con il Barcellona di Frank Rijkaard, con il quale giocò soltanto 5 match vincendo comunque il campionato. Un'esperienza di soli sei mesi nella quale l'italiano si è fatto apprezzare parecchio, stringendo un forte legame d'amicizia con il clan catalano guidato da Carles Puyol (infortunatosi e quindi assente all'Europeo) e Xavi.

    Barcellona non è stata però soltanto una tappa per Albertini. Anche Mario Balotelli, infatti, è stato blaugrana. Peccato che il Barça lo abbia tenuto in prova una quindicina di giorni nell'estate 2006, quando aveva soltanto 16 anni, e abbia deciso di non metterlo sotto contratto per via delle eccessive pretese economiche del giocatore. Pochi giorni dopo avrebbe lasciato comunque il Lumezzane per firmare con l'Inter e dare la svolta alla propria carriera. Una storia simile a quella di Xavi, il calciatore nella rosa spagnola che è stato più vicino a una squadra italiana agli inizi della propria carriera al Barcellona. Un affare già fatto con il Milan, se non fosse che la madre decise di trattenerlo in Catalogna.

    Già, i rossoneri sono stati il club che più volte ha corteggiato - ma sempre senza successo - un giocatore di questa spagna. Da Xavi a Cesc Fabregas, inseguito invano l'estate scorsa prima del suo ritorno al Barça, passando per Fernando Torres, sul quale Adriano Galliani aveva messo gli occhi ai tempi dell'Atletico Madrid salvo non riuscire mai a chiudere. Noi e loro. Spagna-Italia è anche questo.

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