ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Esordi vincenti - Quando Biedermann sconfisse l'invincibile

    Tre anni fa l'impresa di Roma 2009 contro Phelps, ora la sfida dei Giochi di Londra: il grande esordio del tedesco Paul Biedermann nel "nuoto che conta"

    Anche gli invincibili a volte perdono, anche i record imbattibili a volte possono essere battuti, anche un semi sconosciuto può diventare protagonista di un Mondiale. Paul Biedermann è, o meglio è stato, la dimostrazione vivente di tutto questo.

    Erano i giorni di Roma 2009, era l’apogeo dei costumi gommati, era la prima manifestazione mondiale a cui prendeva parte Micheal Phelps dopo il trionfo dei Giochi Olimpici di Pechino 2008. In Cina c’era anche lui, Biedermann, ma un quinto posto nei 200 e un diciottesimo posto nei 400 non erano stati, ovviamente, sufficienti a far si che il mondo si accorgesse di lui. Nell’era dell’eroe Phelps, dei fulmini della velocità francesi, della stella Pellegrini, per farsi notare ci voleva molto di più.

    Il tedesco, che ai Mondiali di Roma arrivò forte di un primato europeo sui 200 nuotato un mese prima a Montecarlo, si preparava per il testa a testa con l’asso made in USA, ma prima c’era un’altra gara da affrontare, i 400 stile libero. Gli avversari in gara si dimostrarono fin da subito non all’altezza di fronteggiare l’arrembante tedesco e così, in una finale dal risultato quasi scontato, la sfida di Biedermann divenne il testa a testa con un mito del passato, Ian Thorpe. Il primato dell’australiano, che resisteva dal 2002, venne abbassato di un centesimo di secondo. La prima sfida era vinta, un record che sembrava imbattibile è stato battuto.

    Biedermann aveva ormai stupito il mondo e due giorni dopo, nella finale dei 200 stile libero, gli occhi di tutti erano puntati su di lui. Al tedesco spettava la corsia 4, Phelps gli nuotava accanto, nella numero 3. Bastò una vasca per rendersi conto che sarebbe stata una gara a due, un testa a testa nuotato sulla linea del record del mondo. Alla virata di metà gara l’americano e il tedesco erano ancora appaiati e fu a questo punto che Biedermann sfoderò, per la prima volta, quella che negli anni sarà la sua arma più efficace, una micidiale accelerazione nella seconda parte di gara e un finale fulminante. Ai 150 metri Phelps era già battuto e alla fine della gara il suo primato mondiale venne frantumato dall’inarrestabile avversario. Questa volta non si trattava di un centesimo, ma di quasi un secondo, che nel nuoto equivale ad un’eternità.

    Anche la seconda sfida era vinta, il campione considerato invincibile era stato battuto, si era dovuto mettere al collo la medaglia d’argento e, almeno per una volta, in piedi sul podio, aveva dovuto ascoltare un inno che non era il suo.

    A Roma 2009, nel Mondiale in cui i record cadevano uno dopo l’altro, nessuno oltre a lui riuscì, però, nell’impresa di battere Phelps, che 200 stile libero a parte si dimostrò ancora un gradino sopra tutti gli altri. Questo rese l’impresa di Biedermann ancor più eccezionale. Il tedesco era riuscito dove tutti gli altri, ancora una volta, avevano fallito, diventando così, di fatto, uno dei simboli del Mondiale 2009. Arrivato a Roma da semi sconosciuto, Paul Biedermann usciva dalla rassegna iridata come uno dei grandi protagonisti, anche la terza impresa era riuscita.

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