ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Rimonta solo sfiorata: Miami passa e fa 1-1

    Miami espugna la Chesapeake Arena rifilando la prima sconfitta casalinga ai Thunder nei playoff e pareggia la serie sull'1-1: 96-100 il finale di una partita in cui OKC rimonta dal -17 ma sbaglia poi con Durant il tiro per forzare il supplementare

    OKLAHOMA CITY THUNDER-MIAMI HEAT 96-100 (15-27, 43-55; 67-78)

    CHESAPEAKE ARENA, OKC - Questa volta LeBron James mette il tiro che conta, anche nelle Finals, andando a pennellare al tabellone un canestro meraviglioso in fall-away sulla testa di Sefolosha. Questa volta Kevin Durant sbaglia invece il tiro che conta, andando cortissimo sul primo ferro nel tentativo di completare una rimonta assurda dal -17 in cui i Thunder erano sprofondati nel secondo periodo dopo un'altra partenza a rilento e, peggio ancora, dal -7 a poco più di 50" dalla sirena. Un'azione viziata forse da un contatto di James non fischiato (all'interno di una partita segnata comunque da parecchie decisioni al limite) ma, comunque, concettualmente sbagliata nei modi e, soprattutto, nei tempi dell'esecuzione.

    Miami espugna dunque la Chesapeake Arena 100-96 e torna alla base ripristinando l'equilibrio sull'1-1: si tratta della prima sconfitta casalinga dei Thunder nella post-season, viziata dall'ennesimo primo tempo sonnolento che sta diventando ormai una tendenza molto pericolosa. Perché se nelle ultime due partite OKC è riuscita a recuperare grandi svantaggi girando completamente la partita nella ripresa puntando sulla difesa e sulla maggior carica energetica rispetto agli avversari, questa volta l'impresa non riesce, e lascia parecchi dubbi sull'approccio mentale della squadra di Brooks alle gare.

    I THUNDER - Kevin Durant chiude con 32 punti senza altre statistiche di rilievo, ben limitato dalla staffetta James-Battier nel primo tempo e dai problemi di falli, ma esplode nella ripresa dove, assieme a Westbrook, forgia il grande tentativo di rimonta. Lo stesso Westbrook, dopo un primo tempo terribile per letture ed esecuzioni, si rianima nella seconda metà di gara quando la sua esplosività non è più contenibile dalle gambe stanche degli Heat: raccoglie 27 punti sì, ma con un brutto 10/26 dal campo. James Harden ne aggiunge 21 dalla panchina: immarcabile nel primo tempo (chiuso a quota 17) si perde completamente dopo l'intervallo. Ma, a differenza di gara-1, Brooks ha pochissimo dai suoi role-player: la difesa di Sefolosha su LeBron perde di efficacia se non per un breve sprazzo a cavallo degli ultimi due periodi, Collison non incide, e Ibaka si fa notare soltanto per le imitazioni di Mutombo con il dito indice quando rifila le sue 5 stoppate, utili il giusto quando Battier, cavalcato a lungo da 4 tattico da Spoelstra, apre il campo con le sue triple e allarga l'area per le penetrazioni di James e Wade.

    GLI HEAT - Se c'è un MVP "oscuro" della partita, quello è sicuramente l'ex-Memphis: 17 punti con 6/8 dall'arco (e un micidiale 5/7 coi piedi oltre l'arco) cui bisogna aggiungere una difesa onestissima su Durant. Ma per gli Heat è più che altro la partita del risveglio di Wade: dopo una gara-1 in sordina, Dwyane aggredisce sin da subito in attacco e contiene decentemente Westbrook nella propria metacampo: all'intervallo è già a quota 13 (il doppio del fatturato cui ci aveva abituato nelle ultime uscite) e alla sirena ne ha 24 con 6 rimbalzi e 5 assist. Chris Bosh torna in quintetto accorciando ancora di più le rotazioni di Spoelstra ma porta a casa una doppia-doppia silenziosa da 16 punti e, soprattutto, 15 rimbalzi, 7 dei quali in attacco: Miami vince la battaglia nel verniciato 40-36 recuperandone 11 sotto il tabellone dei Thunder. Del canestro di LeBron abbiamo già detto, e saranno 32 punti con 8 rimbalzi per il Prescelto in una grande partita sì, ma in cui mostra ancora tutti i suoi limiti di gestione e di letture quando tende a fermare con eccessiva continuità il pallone in attacco nell'ultimo quarto d'ora.

    MIAMI, AVVIO SPRINT - La partita si incanala pesantemente sui binari della squadra di Spoelstra già nel primo quarto, quando una difesa attenta sul perimetro e molto mobile sotto canestro per chiudere l'area alle penetrazioni di Durant e Westbrook lancia un parzialone di 2-18: Wade incide, LeBron domina fisicamente Sefolosha portandolo in post e Battier viene costantemente perso sull'arco dove martella senza pietà. Con le due stelle frenate dai ferri e dai problemi di falli, è Harden a dare la scossa dalla panchina ai Thunder: il Barba confeziona 17 punti in un primo tempo strepitoso ma è l'unica nota positiva di una OKC che non gioca di squadra in attacco e che si muove alla metà della velocità cui ci ha abituato, nonostante i continui richiami di coach Brooks a far girare il pallone e a sfruttare i blocchi per prendere vantaggi. Così, dopo un breve brivido per una fiammata di Ibaka, gli Heat possono azzannare fino al +17 (34-51) con una bomba di Chalmers e arrivare all'intervallo lungo con 12 lunghezze di margine.

    IL CALO NELLA RIPRESA - Nel terzo quarto i problemi di falli continuano a infastidire sia Durant sia James, ma gli Heat scappano ancora via con i canestri di un Battier davvero indiavolato (55-70). Brooks richiama KD in panchina, Harden torna ma ha ormai perso la sua verve, ed è il risveglio di Westbrook a permettere ai Thunder di restare in scia: Miami comincia ad avvertire la fatica, rallenta il ritmo giocando con LeBron da point-forward e, nonostante il +11 stampato sul tabellone all'ultima pausa, è evidente come la squadra stia perdendo ritmo, con un Bosh completamente scomparso dai radar.

    LA RIMONTA DI OKC SFUMATA - Durant commette il suo quinto fallo prestissimo nell'ultimo quarto e uno sprazzo di Bosh sembra poter dare una chiara impronta alla partita (69-82) ma ancora una volta i Thunder riemergono dal nulla attingendo a un serbatoio di energie molto più grande rispetto a quello degli avversari. E così, mentre Miami si blocca sugli isolamenti per James e Wade mostrando chiari segni di crisi fisica e, soprattutto, mentale nei momenti clutch, Durant e Westbrook vanno in verticale sui 28 metri e rigirano completamente la gara fino al -3 (91-94) a un paio di minuti dalla sirena. E lì, Miami si salva coi singoli: canestro mirabile di LeBron appoggiato al tabellone e serpentina bruciante di Wade che serve a Bosh un pallone soltanto da pigiare nel canestro per il +7 a 53" dalla sirena. Finita? No di certo, perché Durant segna 5 punti in fila anche grazie a un recupero propiziato dall'immortale Fisher, poi una bomba forzata e sbagliata da James lascia il possesso della possibile vittoria ai Thunder con 12" da giocare. KD sceglie di attaccare subito dopo la ricezione LeBron sulla riga di fondo ma va cortissimo, concedendo allo stesso James la possibilità di sigillare la partita in lunetta.

    Ora la serie si sposta a Miami: domenica notte alle 02.00 (ora italiana) saremo ancora qui per seguirla e commentarla insieme con la nostra DIRETTA SCRITTA! Vi aspettiamo!

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    Oklahoma City: Durant 32, Ibaka 7, Perkins 4, Sefolosha 3, Westbrook 27; Harden 21, Collison, Fisher 2. N.e.: Aldrich, Cook, Hayward, Ivey, Mohammed. All.: Brooks.

    Miami: James 32, Battier 17, Bosh 16, Wade 24, Chalmers 3; Haslem 2, Jones 2, Cole 2, Miller 2. N.e.: Anthony, Harris, Howard, Turiaf. All.: Spoelstra.