Il primo dei tre tapponi dolomitici in programma del Giro d'Italia 2012 vede il successo di Joaquin Rodriguez , spagnolo della Katusha che chiude il settimo giorno complessivo con la maglia rosa sulle spalle centrando a Cortina il secondo successo personale in questa edizione della corsa. Secondo è Ivan Basso, terzo Ryder Hesjedal, sempre più uomo sorpresa di questo Giro. Tengono bene la maglia bianca Rigoberto Uran, colombiano del Team Sky, e Domenico Pozzovivo, scalatore tascabile della Colnago. Con i primi, anche se limitato dai crampi nel finale di corsa, anche Michele Scarponi, quinto al traguardo e ora quarto in classifica generale. Dove a comandare è sempre Rodriguez.
SPLENDIDO RABOTTINI - Già vincitore della 15esima tappa, "Rambo" Rabottini è uno dei più vivi nella prima parte di corsa. Il corridore della Farnese cerca di entrare in tutti i tentativi di fuga, riuscendo poi a creare i presupposti per l'attacco con altri cinque uomini (Seeldrayers, Montaguti, Serpa Perez e Samoilau) dopo una quarantina di km. L'obiettivo, centrato nel corso della tappa, è quello di incrementare il proprio vantaggio nella classifica degli scalatori: sue le vette di Valparola e Duran, due delle quattro montagne previste per questa 17esima tappa. La fuga, che non guadagna mai più di cinque minuti di vantaggio sul gruppo maglia rosa, si esaurirà definitivamente a 42 km dall'arrivo per via del forcing della Liquigas.
LA CRISI DI KREUZIGER - I compagni di squadra di Ivan Basso impongono un'andatura terribile lungo l'ascesa dello Staulanza: Agnoli prima, Caruso e Capecchi poi sono monumentali; Szmyd, invece, non sta bene e, per una volta, alza bandiera bianca). Via via il gruppo si screma. A perdere contatto dal plotone principale anche Roman Kreuziger che, a pochi km dalla vetta, dice definitivamente addio ai sogni di gloria per una crisi di fame. Il ceco dell'Astana chiuderà a oltre 11 minuti (11'30'') dal vincitore di giornata: per lui anche il podio diventa a questo punto una chimera.

POZZOVIVO SI PRENDE IL GIAU - Sullo Staulanza passa per primo Failli (Farnese), che toglie così punti importanti agli avversari di Rabottini in chiave maglia azzurra. La Liquigas non respira e attacca anche in discesa: in gruppo non c'è un attimo di tregua (Pozzovivo non riuscirà nemmeno a bere...) e si arriva ai piedi del Giau con non più di una quarantina di atleti. Che dopo due trenate di Capecchi diventano 20, quindi 6, quando ad accelerare è Ivan Basso in prima persona. Con il varesino restano solo Rodriguez, che non dà mai un segno di cedimento, Scarponi, Pozzovivo, Uran ed Hesjedal, con il canadese della Garmin che prova addirittura a contro-attaccare senza però riuscire a fare la differenza. I magnifici sei (saranno loro a giocarsi la rosa di Milano) proseguono insieme fino a un km dalla vetta, quando Pozzovivo rompe gli indugi e va a prendersi la scena transitando per primo sul Giau.
I CRAMPI DI SCARPONI - L'attacco dello scalatore-tascabile della Colnago resta nelle gambe di Scarponi, che cede qualcosa nella parte finale del Giau e che poi è frenato dai crampi lungo la discesa. Il marchigiano della Lampre smette di pedalare, scivola a mezzo minuto dalla testa della corsa, ma con "testa" (l'aveva detto che sarebbe stata più importante delle gambe) e calma riesce comunque a superare il brutto momento e a riportarsi sui primi quando all'arrivo mancano 2 km. I "magnifici sei" sono ancora tutti insieme.

RODRIGUEZ IL CANNIBALE - La vittoria si gioca in volata. E in arrivi di questo tipo il più forte tra i big della corsa è senza dubbio Rodriguez. Scarponi prova ad anticipare la volata, ma parte troppo presto e si pianta; a questo punto è Basso a prendere l'iniziativa, con il varesino che mostra doti da scattista che non gli riconoscevamo. Rodriguez è però più forte: lo spagnolo rinviene sul capitano della Liquigas a 100 metri dall'arrivo e lo supera con grande autorità. Per il capitano della Katusha, che conserva quindi la maglia rosa (domani la vestirà per l'ottava volta), si tratta del secondo successo in questa edizione del Giro d'Italia. Secondo è Basso, che è terzo in classifica generale a 1'22'' da Rodriguez. Terzo, avete letto bene, perché secondo - a soli 30'' dalla maglia rosa - c'è ancora Ryder Hesjedal (terzo a Cortina): il canadese a cronometro va fortissimo e farlo arrivare a Milano con questo ritardo significherebbe consegnarli il Giro. Fortunatamente nessuno tra i suoi avversari è disposto a farlo: per vincere bisogna attaccare. Venerdì (doppio Alpe di Pampeago) e sabato (Stelvio) ci sarà da divertirsi.
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LE DICHIARAZIONI DEI PROTAGONISTI
Ivan Basso (Liquigas): "E' stata una tappa molto combattuta. Ci siamo dati battaglia fin dal Passo Duran, e credo sia stata una gran bella giornata di ciclismo per tutti. Szmyd? Era in difficoltà fin dal Duran, quindi ho dovuto prendere l'iniziativa fin dalle prime rampe del Giau. Ora la classifica si è mossa un po', non tanto quanto avrei voluto, ma qualcosa è successo. Attaccheremo anche venerdì e sabato. Hesjedal? E' un cattivo cliente, ma prima di domenica bisogna toglierlo da quella posizione. La mia discesa? Io sono prudente, ho 34 anni e tre figli, non credo sia il caso di attaccare come un folle per guadagnare solo 5 secondi. Scarponi? Non aveva una gran gamba, altrimenti mi sarebbe venuto dietro sul Giau".
Rigoberto Uran (Sky): "Oggi è stato un bel giorno, la condizione c'è. Mancano due tappe che possono fare ancora la differenza. Se potevo scattare? No, il ritmo era troppo alto. Nessuno aveva la gamba per fare la differenza in questa salita"
Domenico Pozzovivo (Colnago): "La borraccia di Uran? Ho passato 4/5 km brutti perché senza acqua si fa fatica. Fortunatamente poi ho trovato Uran... Chi ho visto meglio? Basso era quello che pedalava meglio, ha dato due o tre accelerate molto forti, però devo dire che Hesjedal comincia a fare paura; è un brutto cliente davvero, non me lo aspettavo così forte. Kreuziger? Lo avevo visto legnoso già sullo Staulanza".
Michele Scarponi (Lampre): "Ho avuto un po' di crampi sull'ultima parte della salita e non è stato facile affrontare la discesa con quei dolori così forti su tutte e due le gambe. Poi ho passato il momento difficile e sono rientrato nel finale. Fortunatamente scendeva davanti Ivan (Basso, ndr), e si sa che non è un drago (sorride, ndr)... Perché i crampi? Ho sudato parecchio e mi sono idratato non nel modo adeguato per colpa della Liquigas che ha reso la corsa difficile fin da subito. Hesjedal? E' un gran bel corridore, io l'ho sempre rispettato. Non è sempre stato così brillante, però non lo abbiamo attaccato. E adesso è lì".
Joaquin Rodriguez (Katusha): "Vittoria per Tondo? Sicuramente, lui è stato molto più di un collega, era un amico. Ci conoscevamo da quando eravamo bambini. La vittoria è per lui. La corsa? La Liquigas ha fatto la corsa durissima fin da subito, io stesso ho fatto molta fatica. L'unica cosa che mi dava morale è vedere che tutti facevano fatica e che Roman (Kreuziger, ndr) si staccava. La maglia rosa? Se non attacchiamo ed Hesjedal resta con noi il Giro lo vince lui".
Ryder Hesjedal (Garmin): "Sono stato presente tutto il Giro quindi ora ci provo. Se posso vincere? Per il momento i grandi favoriti non sono più forti di me, aspettiamo e valutiamo".
Paolo Tiralongo (Astana): "E' stata una tappa veramente dura, le salite erano difficilissime. Onestamente non so cosa abbia avuto Roman (Kreuziger, ndr), ma dall'ammiraglia mi hanno detto di fare la mia corsa. Ho avuto un po' di problemi per via dei crampi sul Giau e poi anche in discesa, all'arrivo ero stremato. Ora devo concentrarmi sulla classifica, perché per la squadra sono rimasto solo io".
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