Era venuto a Londra con il chiaro obiettivo di migliorare il secondo posto ottenuto quattro anni fa a Pechino. E invece per Clemente Russo è di nuovo medaglia d'argento, esattamente come in Cina. Non si può parlare di delusione, però, perché Clemente le ha provate tutte: ha lottato come sempre, chiudendo in vantaggio il primo round e cedendo solo alla distanza contro un avversario, il campione del mondo in carica Usyk, che si è dimostrato più fresco nel finale di un match che è stato in bilico fino all'ultimo.
Comincia benissimo Clemente, che sfida l'avversario guardandolo dritto negli occhi senza il minimo timore reverenziale. Il primo round sorride all'azzurro, che chiude sul 3-1 nei confronti del 25enne pugile ucraino testa di serie numero uno del tabellone olimpico.
Pronti via e all'inizio del secondo round Russo va per terra, ma solo perché scivola. L'arbitro lo capisce e non conta: ma la piccola disattenzione lo distrae leggermente. Clemente è meno pulito rispetto all'inizio dell'incontro e il campione del mondo indovina alcuni colpi potenti: Russo prova a lavorare ai fianchi l'avversario, ma Usyk tiene bene e recupera i due punti di svantaggio. Al termine del secondo round, il punteggio vede i due pugili sull'8-8.
Nel terzo turno a partire meglio è ancora una volta l'ucraino, ma Clemente recupera la situazione con un bel gancio sinistro. L'ucraino, che Russo aveva battuto nei quarti di finale a Pechino 2008, è più fresco: i suoi colpi vanno a segno puliti, mentre quelli dell'italiano faticano a trovare il bersaglio. Alla fine è 14-11, ma la sensazione che Tatanka se la sia giocata fino in fondo è già sufficiente per non fargli perdere il sorriso. Un argento, che nella sua testa nel giro di questi quattro anni si sarebbe dovuto trasformare in oro, è comunque un grandissimo risultato.
RUSSO: "QUESTA VOLTA VOGLIO ESSERE CONTENTO" - "Mi stavo facendo troppi sensi di colpa pensando a quattro anni fa, che sono stati tanti rispetto a quello che ho fatto. Quattro anni fa piangevo, adesso invece voglio essere contento perché non è semplice fare come ho fatto io, che ho fatto due anni da professionista e poi sono tornato a fare il dilettante. Sono comunque contento, avevo detto che sarei venuto a Londra per l'oro e così ho fatto. Ci riproverò fra quattro anni a Rio, vorrà dire che abbandonerò il professionismo non tre mesi prima, ma cinque, così guadagnerò in rapidità. Ringrazio ovviamente tutta la mia famiglia, se sono così forte è soprattutto merito loro. Come mai ho perso? Lui ha avuto più ritmo di me, io nel finale sono andato in difficoltà. Cosa ho da dire? Quello che sto facendo non è casuale, mi sono confermato a quattro anni di distanza. E non è facile".

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