Jasikevicius non ha mai perso una FinalFour cui ha partecipato in carriera, e, per un momento, il vecchio squalo Saras sembrava aver azzannato ancora, non soltanto per i 19 punti messi a referto, ma anche per i due canestri di altissima fattura (e carattere...) con i quali aveva dato 4 lunghezze di vantaggio al suo Pana a poco più di 2' dalla sirena, quasi una mezza ipoteca sulla qualificazione alla finale. Ecco, appunto,
Nel secondo quarto, però, il secondo quintetto dei greci comincia a cozzare contro una difesa fattasi decisamente più fisica e aggressiva: Calathes illude con una bomba dall'angolo per il +13 (19-32), ma quando torna Kirilenko (frenato da problemi di falli all'inizio), il Cska acquista fiducia e multidimensionalità, oltre che un leader di livello stratosferico. Un suo 2+1 dà la scossa che sembra cristallizzare un Pana slegato, che soffre sui cambi sistematici aggiustati da Kazlauskas per frenare i pick'n'roll: Diamantidis non gira più, anzi, sbaglia anche un paio di comode triple dalla punta, e ancora AK47, con 5 punti consecutivi, fissa l'aggancio a quota 32, prima che Batiste riesca sbloccare i Greens per il 32-34 all'intervallo lungo. Dimenticate le percentuali del primo quarto, perché il Pana non va oltre il 2/17 nel secondo periodo, riaprendo completamente i giochi.
L'avvio di ripresa è splendido, per intensità, giocate e anche efficacia offensiva, grazie alla vena ritrovata dalla squadra di Obradovic: Calathes illude ancora con una bomba in avvio, ma il Cska ricuce immediatamente il gap con Kirilenko in una lunga serie di sorpassi e controsorpassi che vedono protagonisti anche Diamantidis e, soprattutto, Kaimakoglou, in grado di togliere tante, tantissime castagne dal fuoco per i Greens con la sua intensità e capacità di infilarsi nei pertugi lasciati dalla difesa russa raccogliendo tiri liberi e canestri pescati dalla spazzatura: 51-55 all'ultima sirena.
Il Pana perde Tsartsaris nella prima azione del quarto periodo, e il Cska mette nuovamente la freccia con un 7-0 di Teodosic e Krstic, tornato a farsi sentire sotto i tabelloni dopo un primo quarto terrificante: i greci danno palla a Jasikevicius, e lui la trasforma in oro, replicando prima a Shved (ottima partita dalla panchina la sua) e pennellando poi un arcobaleno dei vecchi tempi seguito dalla tripla che pare essere il colpo alla giugulare (60-64 a 2'10" dalla sirena). Ma così non è, perché Batiste si fa stoppare, poi sbaglia un semigancio comodo nel verniciato e dà la possibilità ai russi di riportarsi davanti con un canestro assurdo di Shved e un piazzato di Teodosic dal mezzo angolo (65-64 a 38").
Ancora palla a Jasikevicius, che sbaglia in penetrazione: il fallo sistematico su Shved porta a un 1/2 che Batiste però si fa sfuggire, smanacciando a rimbalzo e concedendo un altro possesso al Cska. Il Pana prova a difendere, gli arbitri non si accorgono di una infrazione di passi madornale di Teodosic, ma quando lo stesso play serbo viene mandato in lunetta, trema con uno 0/2 che lascia la possibilità ai Greens di tirare per forzare l'overtime: questa volta si va da Diamantidis, che perde però il pallone nel traffico con tuffo finale del vecchio Siskauskas per recuperarlo.
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Contro tanti, se non tutti i pronostici, è l'Olympiacos che, dopo aver spezzato le gambe alla nostra Montepaschi Siena, rende vano il tentativo di riconquista del titolo del Barcellona, scornata ai quarti dal Panathinaikos nella scorsa stagione. All'interno di una partita che si potrebbe anche ridurre (un po' semplicisticamente) a un duello tra Vassilis Spanoulis e Juan Carlos Navarro, alla fine decidono le giocate dei supporting-cast, di quei giocatori che, partendo un po' nell'ombra, riescono a inserirsi nella partita trovando, più o meno silenziosamente, la loro collocazione all'interno del flusso vincente: i rimbalzi di Dorsey, l'elettricità di Printezis dalla panchina, il lavoro difensivo di Mantzaris. Il giovane prospetto greco, già spedito sulle tracce di McCalebb da Ivkovic nella serie contro Siena, viene rilanciato in quintetto al fianco di Spanoulis, con il campito di "traghettare" il pallone da una metà all'altra del campo: poi, è foglio bianco per l'ex-Panathinaikos, con ampia, se non illimitata, licenza di inventare, nel bene e nel male.
Il Barça approccia la partita a marce bassissime, e sono necessari quasi 4' prima che Lorbek sblocchi il punteggio: nel frattempo, i Reds sono volati già sull'8-0, poi ritoccato a 13-6 con tripla di Spanoulis. Pascual rivoluziona il quintetto alla ricerca delle giuste alchimie, gusta un paio di giocate atletiche di Ndong a rimbalzo, ma, dall'altra parte, c'è un'altra bomba energetica in uscita dalla panchina di nome Printezis, ed è tutto suo il finale di quarto in cui l'Olympiacos riallunga sul 17-9. I blaugrana provano a scuotersi con una bomba fortunosa di Wallace cui risponde immediatamente Papanikolaou, ma, lentamente, il Barcellona allunga le mani sulla partita, lavorando i Reds ai fianchi: Navarro si mette all'opera, due piazzati di Lorbek e Perovic gli danno una grossa mano, e ancora Re Juan Carlos spara la tripla del vantaggio al 17' (26-27). E quando tutti si aspettano il crollo dell'Olympiacos, ecco che arriva Joey Dorsey, che con il suo fisicaccio crea tante difficoltà in vernice ai lunghi del Barça: un suo bel canestro in carpiato ferma l'emorragia, poi una sua schiacciata tonante su alley-oop di Spanoulis fissa con una decina di punti esclamativi il 33-29 pro-Reds all'intervallo lungo.
Pascual stravolge ancora una volta il quintetto, inserendo Mickael, Wallace e Sada, ma il Barcellona viene colpito a freddo da due triple di Spanoulis e di Printezis in avvio di ripresa (39-31). Altri cambi, dentro Vazquez, che dà peso e tecnica contro il coraggioso, ma pur sempre
