E' l'ultimo punto di un tie-break combattutissimo. L'Azarenka ha appena concesso il suo primo errore gratuito tirando in rete un rovescio. Il punteggio dice 6-3, 6-6 e 7 punti a 6 nel tie-break a favore della Williams. Il contatore della voce "aces" segna quota 23: record eguagliato. Serena Williams prende fiato, va al servizio, e trova l'incrocio delle righe. Nuovo record. Nuova finale. Nuovo ritorno di una giocatrice che quando non ha guai fisici resta la tennista da battere.
Sta probabilmente tutta qui la chiave di una partita più combattuta di quanto non dica il punteggio e che premia Serena Williams con la sua settima finale a Wimbledon. Sì perché il servizio, in un match tra due potentissime giocatrici dal fondo nonché ottime risponditrici, non poteva e non ha potuto che essere la discriminante del match. Non è un caso quindi che il primo set, finito alla Williams con il punteggio di 6-3, sia arrivato grazie anche a una Serena capace di infilare fino al 4-3 ben tre giochi "a zero". Non è un caso che l'Azarenka, invece, incapace di tenere le percentuali dell'avversaria, abbia dovuto capitolare negli scambi ogni qual volta la Williams potesse attaccare la sua seconda.
E non è un caso nemmeno (scusate la ridondanza), che nel secondo set, quando la bielorussa è riuscita a mettere in campo la prima di servizio nel 70% dei casi, ci sia stata una partita davvero molto equilibrata e giocata sul filo di lana. La Williams era infatti riuscita a scappare avanti anche in avvio di secondo ma, al primo leggero calo fisiologico, è stata riagganciata da una Azarenka alla quale va davvero l'onore delle armi. Sì perché per chiudere in due set, Serena Williams, ha dovuto sfoggiare il suo miglior tennis e tutta la concentrazione - e l'attitudine nel giocare punti importanti - del caso. Emblematico, quindi, il tie-break di cui già vi abbiamo raccontato.
Sabato, nella finale contro Agnieska Radwanska, Serena avrà l'opportunità di eguagliare i titoli vinti a Wimbledon dalla sorella Venus - cinque - e dimostrare ancora una volta la scarsa credibilità di un computer che, in qualsiasi caso, da lunedì mattina la metterà numero 4 del ranking WTA. Della serie: "anche i software sbagliano".
