Da cinque anni a questa parte, a cominciare da quella storica cavalcata contro la Benetton Treviso, annichilita sotto un pesantissimo -46 finale (ma sarebbe potuta essere una punizione ben più severa se la Montepaschi di allora non avesse tirato ampiamente i remi in barca nell'ultimo periodo), la Supercoppa ha sempre avuto un solo e unico padrone, quella Siena che, nel frattempo, ha costantemente dominato e ucciso il campionato.
E, come l'anno passato, la prima sfidante della squadra che ha chiuso la scorsa stagione con l'ennesimo "triplete" nostrano, è Cantù, la formazione che, assieme a Milano, si candida nuovamente a essere la sfidante più tenace per scalfire il dominio mensanino. L'anno scorso vinse Siena, di misura e di rincorsa, 73-70 dopo essere stata sotto fino al 38'. Questa volta, però, le incognite sono così tante che non basterebbe nemmeno un papiro chilometrico per elencarle tutte.
Della Montepaschi della scorsa annata è rimasto poco, pochissimo. Quattro giocatori (i tre italiani più David Moss) e il testimone passato da Simone Pianigiani a Luca Banchi, dopo una lunghissima trafila di apprendistato cominciata tanti, tanti anni fa. Un Banchi che ha la stessa mentalità (aggressiva e vincente) del suo ex capo-allenatore e che (perché capo-allenatore lo è stato anche lui) vorrebbe cominciare il suo vero impegno da "timoniere" in biancoverde con una vittoria, la numero 100 in carriera.
Siena, come detto, è cambiata molto, ma con giudizio, senza "sperimentare" o transare con scelte azzardate. I giocatori che sono arrivati sono tutti di esperienza, a partire da Bobby Brown, playmaker ex-Sacramento estremamente duttile, che ha in faretra tante frecce per far dimenticare velocemente che Bo McCalebb se n'è andato via con Pianigiani, al Fenerbahce. Assieme a lui è tornato Benjamin Eze, è rientrato Kangur dopo una lunga esperienza di maturazione a Varese e sono arrivati molti elementi di prestigio già affermati nel nostro campionato, a cominciare da Daniel Hackett, forse il colpo di mercato più importante dell'estate. Marcelus Kemp, Matt Janning, Viktor Sanikidze e Aleksandar Rasic sono nomi ben noti agli appassionati di basket italiano ed europeo: forse la scommessa più azzardata è quella di Mario Kasun, certo, gran fisico e buona tecnica, ma non un passato come giocatore particolarmente affidabile e mentalmente solido. Ma, si sa, Siena ha sempre cavato il sangue delle rape e trasformato cavalli da tiro in stalloni da battaglia.

Come Siena, anche Cantù è cambiata moltissimo, e, parola di Trinchieri, ancora alla ricerca di un equilibrio vero. "Ma metteremo in campo le armi che abbiamo in questo momento - aggiunge il tecnico biancoblù -, ossia l'energia, l'entusiasmo e la voglia di vincere". Vincere, già, vincere quel trofeo che in tre anni (entrando nel quarto) di gestione Trinchieri si attende, si annusa, si sfiora, salvo poi scappare via, scomparire, come un fantasma evanescente.
Del gruppo vecchio, anche qui, sono rimasti in pochi: Scekic (probabilmente ancora indisponibile per la Supercoppa), l'inossidabile Mazzarino, i due pretoriani Markoishvili e Leunen e il giovane Abass. Poi il rientrante Tabu, che ha seguito un percorso simile a quello di Kangur, ma a Cremona, due azzurri fatti e finiti come Aradori (tra l'altro ex della partita) e Cusin (un Marconato giovane?), cui si aggiunge Kudlacek (leggerino ma promettente) e una batteria di americani "rookie" per il nostro campionato, con Jerry Smith sul perimetro e la coppia Jeff Brooks e Alex Tyus più vicina a canestro, tutti da inserire e, soprattutto, da testare nella nostra Serie A, che forse si sarà anche impoverita, ma che rimane, a livello tattico e mentale-emotivo, sempre una delle più difficili d'Europa. "Se mi chiedete se il meccanismo è rodato, ora, direi di no - ammette Trinchieri - ma non potrebbe essere diversamente. Ma abbiamo lavorato sulla connessione, sull'unità di intenti e sull'entusiasmo. E qui siamo a buon punto". Vero. Perché spesso, se non sempre, gruppo ed entusiasmo tendono a fare la differenza.

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