Se Shaquille O'Neal fosse ancora a scorrazzare sul parquet, accoglierebbe la notizia come manna dal cielo: da quest'anno la NBA ha deciso di dare un severo giro di vite alla disciplina dei suoi giocatori, e adotterà delle sanzioni economiche per chi proverà a simulare uno sfondamento. Per usare un termine che sta entrando sempre più nel nostro gergo tecnico, il flop, ossia il lasciarsi cadere all'indietro simulando un contatto eccessivo con un attaccante per indurre l'arbitro a fischiare un fallo in attacco, non sarà più tollerato, e passibile di multa.
"I flop non hanno ragione di esistere nella pallacanestro - spiega Stu Jackson, vice-presidente delle basketball operations -, perché portano l'arbitro a fischiare un fallo che non esiste e a far inferocire il pubblico per un fallo non fischiato. Se ci accorgeremo che un giocatore utilizza sistematicamente questa tecnica, prima arriverà un avvertimento, e poi una multa".
In sostanza, la NBA riguarderà le azioni sospette al video al termine della partita e giudicherà se un giocatore abbia simulato o meno: nel primo caso, arriverà un richiamo verbale, che si trasformerà in una multa in caso di recidiva: la seconda sarà di 5.000 dollari, la terza di 10.000, la quarta di 15.000 e la quinta di 30.000. Dalla sesta in poi potrà anche scattare la sospensione per una gara.
Le reazioni nel mondo NBA sono state generalmente positive, compreso Anderson Varejao, uno che non si è costruito esattamente una splendida reputazione in questo campo: "E' vero - ammette il brasiliano - una volta mi lasciavo spesso andare dopo un contatto, ma ora non lo faccio più".
Diversa, invece, l'idea di Blake Griffin, un altro giocatore che viene spesso accusato dai suoi colleghi di simulare in maniera eccessiva e plateale: "Questa regola può essere utile nel caso in cui dovesse riuscire a cancellare completamente le simulazioni - afferma l'ala dei Clippers -, ma, allo stesso tempo, in una gara 7 delle Finals un giocatore potrebbe pensare: 'Mi interessa più avere 10.000 dollari in tasca o un anello al dito?'. E, allora, non esiterebbe a simulare".
Nella cultura generale della NBA, la tendenza alla simulazione è vista come una sorta di importazione dei giocatori di scuola europea, con un capostipite ben individuato in Vlade Divac: una tendenza tratta dal calcio, dove il tuffo è cosa molto frequente. Ma Gallinari non ci sta. "Non so perché tutti parlano di simulazione all'europea - dice il Gallo -. Non so da dove arrivi questa credenza. Certo, gli europei simulano, ma come tutti gli altri giocatori del mondo. Davvero non mi so spiegare perché si pensi che gli europei siano molli".

