Improponibile, e anche poco elegante nei confronti del giovane Stramaccioni, ma in effetti qualcosa di vero c'è in quel paragone che ormai in molti - Moratti in primis - si divertono a sbandierare da diversi mesi. Il tecnico romano può diventare il vero erede di José Mourinho. La strada è ancora lunga, anzi lunghissima, per raggiungere i traguardi già tagliati dal portoghese, ma Strama ha tutte le carte in regola per provarci.
DUE MOTIVATORI STRAORDINARI - Nello spogliatoio nerazzurro si è passati da 'rumore dei nemici' del portoghese al 'sei tu il più forte'. Un cambio concettuale importante. Stramaccioni ha abbandonato il progetto di scagliarsi contro tutto e tutti per sposare un più positivo percorso di autostima che coinvolge tutti i giocatori. Dal senatore al giovane appena promosso dalla Primavera. Strade diametralmente opposte, ma percorse con la stessa metodologia. Stramaccioni si è confermato un motivatore straordinario, capace di toccare le corde giuste dei suoi giocatori. In questo, bisogna ammetterlo, assomiglia molto al lusitano.
EMPATIA STRAORDINARIA - Altro punto a favore del giovane romano, è quello di essersi calato alla perfezione nell'ambiente interista. Un'empatia eccezionale con tutto l'ambiente: dal presidente, passando dai magazzinieri, fino a tutti i tifosi che hanno immediatamente apprezzato il ruspante e sincero carattere di Strama. Per questo, alla fine del derby, il tecnico è corso verso la curva gridando "è vostro, è vostro". Una corsa e un'esultanza per molti esagerata, ma che molti altri hanno invece subito paragonato alle classiche 'mourinhate' in panchina: le famose manette sono ormai un cult.
LAVORATORI INSTANCABILI - Lo dicono i giocatori, lo ha ripetuto Moratti nel post-derby. "L'unica cosa che certamente li accomuna è che entrambi sono dei grandissimi lavoratori. Instancabili". A tratti maniacali, aggiungiamo noi. Mourinho ha una fitta rete di assistenti che lo aiutano a studiare nei minimi particolari punti di forza e debolezze di ogni singolo giocatore. Una rete di 'spionaggio' costruito negli anni. Stramaccioni, ovviamente, non può ancora disporre di una simile potenza di fuoco, ma chi lo ha frequentato in questi primissimi mesi testimonia come il tecnico passi ore e ore a visionare filmati sui prossimi avversari. "Mister, stacchi un attimo". Questo il commento di alcuni giocatori nerazzurri, durante il volo notturno di ritorno dalla faticosa trasferta in Azerbaijan, rivolto al tecnico che invece di dormire stava visionando una cassetta di Zenit-Milan.
DUTTILITA' TATTICA - Spesso Mourinho è stato descritto come un tecnico bravissimo a motivare al massimo i suoi giocatori, però incapace o impreparato a livello tattico. Critica discutibile. Il lusitano ha comunque dimostrato negli anni di saper modificare il suo credo tattico e di adattarsi alla tipologia di caratteristiche delle rose a sua disposizione. Dopo i trionfi con Porto e Chelsea, arrivato all'Inter con l'incrollabile 4-3-3 ha presto dirottato sul più collaudato 4-3-1-2 per poi passare l'anno dopo al rivoluzionario 4-2-3-1. Mossa decisiva per il triplete. La duttilità tattica è una delle caratteristiche principali di tutti i grandi allenatori. Caratteristica che Moratti e i tifosi dell'Inter hanno immediatamente ritrovato in Stramaccioni. Partito l'anno scorso con un prudente 4-3-2-1, ha poi cercato di lavorare in estate sul più offensivo 4-2-3-1, ma senza Lavezzi e Lucas ha deciso di dirottare sul più classico 4-3-1-2. La partenza di Maicon, e in parallelo le caratteristiche offensive di Nagatomo e Alvaro Pereira, hanno però convinto il giovane tecnico a dirottare su quella difesa a tre che va tanto di moda adesso. Un successo, almeno per ora. Meno gol subiti, solidità ritrovata e un filotto di vittorie che hanno raddrizzato il balbettante avvio di stagione.
Come detto, è impossibile paragonare un allenatore capace di vincere tutto e soprattutto con più squadre nei maggiori campionati europei con un tecnico emergente e alla prima vera grande occasione. Stramaccioni ha comunque già battuto Mourinho: a 36 anni guida una grande squadra, mentre il lusitano alla sua stessa età era ancora un semplice e sconosciuto assistente al Barcellona.


