TRENTO, PIAZZA DEL DUOMO - Per chi è abituato alla metropoli, il centro di Trento è un po' piccolino. Ma carino, molto carino. Anche perché di fronte al Duomo, stupenda costruzione frutto di un mix di stili artistici differenti, si tende a mangiare piuttosto bene, anche a orari non particolarmente consoni per una cena. E così, tra un piatto di pappardelle ai funghi innaffiato da Chardonnay in attesa di uno biscotto speziato con sorbetto alla mela verde, l'occhio mi cade sul tavolo di fronte al mio, dove tre uomini stanno chiedendo consiglio a un cameriere sulle portate: parlano un inglese un po' scolastico, marcato da un forte accento slavo. Un momento, guardo un po' meglio. Ma quella faccia l'ho appena vista al palazzo.
Coach, mi scusi il disturbo, ma perché non si è visto Omar Cook? E' la prima cosa che mi balza per la testa dopo aver visto il "derby" tra Montenegro e Bosnia-Erzegovina. Luka Pavicevic, ct del Montenegro ed ex giocatore della Jugoplastika Spalato, quella dei tempi d'oro che vinse tre Euroleghe consecutive a cavallo tra gli anni '80 e '90, mi guarda prima con faccia stranita ("possibile che mi abbiano riconosciuto a Trento?"), poi, quando capisce che sono un giornalista italiano, mi fa accomodare gentilmente di fianco a lui. E comincia.
"Cook? Ha già fatto cinque anni con noi, un quinquennio in cui è stato molto professionale. Ma nonostante fosse un giocatore fondamentale per la nostra squadra, dopo tutto questo tempo le sue motivazioni sono calate, e abbiamo preferito puntare su Taylor Rochestie (play prodotto di Washington State, buon tiratore, oggi in forza al Caja Laboral, ma suo stesso giocatore due anni fa all'Alba Berlino, ndr). Ci possiamo permettere un solo naturalizzato: siamo un Paese piccolo e avere un playmaker americano ci sembra la scelta migliore".
Il leader tecnico ed emotivo della squadra, però, è Nikola Pekovic. Alla Trentino Cup non si è visto. Speranze che possa scendere in campo nel prossimo torneo di qualificazione per gli Europei 2013?
"No, Pekovic non ci sarà. È stato operato al piede e sta ancora seguendo il percorso riabilitativo. Non recupererà in tempo. Per noi è una grossa perdita. Non avremo nemmeno Nikola Vucevic (quest'anno rookie a Philadelphia, ndr), anche lui infortunato: senza i nostri due NBA ci dobbiamo un po' arrangiare come possiamo".
Anche agli azzurri mancano due NBA (Bargnani e Belinelli), e Gallinari ha preferito non scendere in campo a Trento per problemi alla schiena. Nonostante le assenze importanti, come le è sembrato il gruppo?
"L'Italia mi è parsa una buona squadra. Sono molto intensi, altruisti, girano bene il pallone, e hanno una panchina abbastanza lunga che può permettere buone rotazioni. Se devo essere onesto, però, non c'è una squadra che mi impressiona in maniera particolare fra quelle che giocheranno le qualificazioni. C'è un livello abbastanza omogeneo: chiunque può vincere contro chiunque".
Ma il giocatore che ha più impressionato alla Trentino Cup è stato sicuramente Mirza Teletovic, fresco di firma con i Brooklyn Nets dell'ambizioso Mikhail Prokhorov.
"Teletovic è di un'altra categoria. Non ha soltanto il tiro: è grosso, è duro, e difende forte. È un giocatore dominante in Europa e sono sicuro che possa esserlo anche in NBA: non c'è nessun avversario, infatti, che può fermare quel tiro. Forse è un po' debole vicino a canestro? Sai cosa ti dico? Tu prendi un giocatore forte sotto canestro nella tua squadra, io prendo Teletovic nella mia. Giochiamo e vediamo chi vince...".
