Le parole di Gigi Buffon continuano a fare discutere. Il portiere della Nazionale, nel corso di un'intervista rilasciata venerdì, aveva giustificato certi pareggi di fine stagione dicendo che "è meglio che ci siano due feriti piuttosto che un morto". Un discorso complesso, affrontato al momento di rispondere a una domanda su Antonio Conte. Ma anche una presa di posizione che ha fatto storcere il naso a molti.
Non poteva mancare l'intervento di Damiano Tommasi, presidente dell'Assocalciatori che, nel corso di una visita a Coverciano, ha risposto alle domande della Rai sull'argomento: "Il fatto che ci siano in un certo momento della stagione delle dinamiche che portano i due contendenti a preferire un pareggio perché dal punto di vista della classifica è la migliore delle ipotesi è dovuto al girone all'italiana, al fatto che anche un punto può essere importante. Ha mosso il polverone perché si sta parlando anche d'altro, non soltanto di due squadre che avevano bisogno del pareggio. Purtroppo c'è stato anche altro. È difficile capire. Guardando anche altri sport, ci sono state squadre che hanno preferito perdere una partita per trovare un avversario più semplice al turno successivo. Quando l'obiettivo massimo non è la vittoria può accadere".
Tommasi non vuole quindi esporsi sulla presa di posizione di Buffon, ma preferisce spiegare la posizione del portiere azzurro. " Se attorno a questo gira la scommessa - prosegue il presidente dell'AIC -, la premeditazione e l'organizzazione di turni di campionato o partite giocate sapendo prima il risultato non può essere la dinamica del calcio o dello sport. Bisognerebbe forse, come è stato fatto in passato dando tre punti alla vittorie e non due o inserendo i playoff, aumentare questi fattori in modo da far sì che la vittoria sia l'obiettivo massimo. Da giocatore io ho sempre vissuto le partite di coppa in una maniera diversa, perché lì si è dentro o fuori e si gioca per vincere. Questo è lo sport. Non sono preoccupato della valanga di fango, sono preoccupato dal malaffare. Le vicende di questi mesi portano alla luce dei fatti che non vanno bene. Purtroppo non per tutti questo sport è vissuto all'insegna dei valori. Speriamo che ora si possa fare una cernita del male e del bene, premiando chi si è comportato bene e punendo chi non lo ha fatto".

Il numero uno dell'Assocalciatori ha però chiuso le porte alla radiazione a priori, preferendo un atteggiamento più ragionato: "È difficile generalizzare, non mi sento di dire oggi cosa è giusto fare. Di certo è giusto prendere provvedimenti seri perché giocar per perdere e scommettere sono fatti gravi. Detto questo, l'esclusione dal mondo dello sport non è la morte di una persona o la chiusura a una vita sociale. Prima di tutto ci deve essere la presa di coscienza di ciò che si è stato fatto, tenendo conto che non tutti i fatti sono uguali. Sarà molto difficile giudicare, spero soltanto che non si generalizzi. Non tutto è male, non tutto il male viene per nuocere".