1. SAN ANTONIO SPURS – E’ più di una dozzina d’anni che sono la squadra d’elite della loro Division e della loro Conference, dunque, perché non dovrebbero esserlo ancora? Il roster è lo stesso della scorsa stagione, quello che, fino al 2-0 in Finale contro OKC, sembrava destinato a non avere intoppi verso il titolo. E ormai abbiamo capito che la storia dell’anno di più che “logora” i grandi vecchi è soltanto una favola della buona notte: se si è forti, si è forti, anche con due capelli bianchi in più. Punto.
Quintetto base: Tony Parker, Manu Ginobili (Danny Green), Kawhi Leonard, Boris Diaw, Tim Duncan.
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2. LOS ANGELES LAKERS – Presi uno per uno, sulla carta, sono i più forti e i completi, e se la pallacanestro si facesse con le figurine, non staremmo nemmeno ad alzare la palla a due. Ma siccome così non è, prima di mettere in vetrina l’album delle Finals bisognerebbe far quadrare qualche cerchio: a) condizioni fisiche/di infortuni, b) chimica di squadra tra così tante stelle, c) panchina, d) difesa.
Quintetto base: Steve Nash, Kobe Bryant, Metta World Peace, Pau Gasol, Dwight Howard.
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3. OKLAHOMA CITY THUNDER – Il fatto che l’anno scorso abbiano raggiunto le Finals non implica necessariamente che ci debbano riuscire (e vincere) anche quest’anno. Come organizzazione di squadra sono inferiori agli Spurs, come nomi inferiori ai Lakers, anche se di poco. Lo scambio Harden-Martin confezionato alla vigilia della opening-night probabilmente tenderà a essere positivo nel lungo periodo, ma nell’immediato c’è qualche equilibrio tra i big e nel secondo quintetto da sistemare.
Quintetto base: Russell Westbrook, Kevin Durant, Thabo Sefolosha, Serge Ibaka, Kendrick Perkins.
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4. LOS ANGELES CLIPPERS – La mina vagante della Conference, l’outsider che potrebbe sgambettare con facilità le presunte big. Rispetto alla scorsa stagione sono più rodati e molto, molto più profondi: Del Negro dalla panchina può pescare in più Jamal Crawford, Matt Barnes e due stra-veterani di lusso come Lamar Odom e Grant Hill, e quando rientrerà Chauncey Billups (fine novembre?) anche CP3 avrà un partner di livello assoluto al suo fianco. Avessero tenuto uno tra Martin/Evans (un cagnaccio sotto i tabelloni, per intenderci) sarebbero completissimi, ma forse la strutturazione migliore potrebbe essere quella con la small-ball con Jordan in panca e la coppia Griffin-Odom in vernice.
Quintetto base: Chris Paul, Chauncey Billups, Caron Butler, Blake Griffin, DeAndre Jordan.
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5. DENVER NUGGETS – Dei Nuggets ne parlavo di recente con Brian Scalabrine quando i Celtics vennero a Milano, e mi sento di condividere tutto quello che abbiamo detto con l’ex-“Rosso” di Chicago e Boston: sono una squadra rapida, veloce, atletica, che sa esaltarsi in contropiede e con una coppia di leader perfettamente complementare in Gallinari-Iguodala. Se giocano con la small-ball (con uno tra Gallo e Iguo da quattro) inserendo Chandler o Miller (che nonostante l’età resta sempre un artista in contropiede), possono essere veramente letali.
Quintetto base: Ty Lawson, Andre Iguodala, Danilo Gallinari, Kenneth Faried, JaVale McGee.
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6. MEMPHIS GRIZZLIES – Il quintetto base è rimasto lo stesso della scorsa stagione, la panchina ha diversi elementi che possono tenere bene il campo, ma nel complesso rimane una squadra sì piuttosto solida e quadrata ma sempre incastrata nella terra di mezzo. E a Ovest è veramente dura fare a cazzottate con le grandi corazzate.
Quintetto base: Mike Conley, Tony Allen, Rudy Gay, Zach Randolph, Marc Gasol.
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7. GOLDEN STATE WARRIORS – Un azzardo, ma la butto lì. Perché se Curry e Bogut dovessero riuscire a restare minimamente sani, i nuovi Warriors sono potenzialmente una squadra da playoff, e anche abbastanza pericolosa, considerando che sono finalmente riusciti a sistemare il centro-area e che possono permettersi di far uscire dalla panchina Richard Jefferson e Jarret Jack. Ovvio, se l’infermeria regge…
Quintetto base: Stephen Curry, Klay Thompson, Harrison Barnes, David Lee, Andrew Bogut.
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8. DALLAS MAVERICKS – In attesa di piazzare un grande colpo nella prossima estate, i Mavs hanno costruito una squadra pescando qua e là mezzi-giocatori che non hanno mai vinto nulla con contratti da un anno. Il rischio è che a) la chimica sia pari a zero, b) la voglia/motivazioni pure, c) la difesa faccia acqua da tutte le parti e d) con Nowitzki a cominciare la stagione ai box manchi l’unico elemento che tenga la squadra unita. Del gruppo dell’anello sono rimasti sostanzialmente in due: lui e Shawn Marion.
Quintetto base: Darren Collison, OJ Mayo, Shawn Marion, Dirk Nowitzki, Chris Kaman.
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9. UTAH JAZZ – L’impressione è che questa squadra non possa e non debba restare così. Troppi lunghi che sgomitano per trovare spazio e un reparto esterni un po’ cortino alle spalle dei titolari, con un Marvin Williams che dovrà dimostrare di essere finalmente un giocatore. Strutturati in questo modo, restano una squadrina né carne né pesce.
Quintetto base: Mo Williams, Gordon Hayward, Marvin Williams, Paul Millsap, Al Jefferson.
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10. MINNESOTA TIMBERWOLVES – Potenzialmente questi sono molto, molto interessanti. Il problema è che hanno già un’infermeria sovra-affollata (Rubio + Love) e un Brandon Roy che ritorna su un ginocchio traballante dopo un lunghissimo stop (anzi, dopo essersi ritirato, diciamo la verità). Certo che se al ritorno di Rubio dovessero funzionare…
Quintetto base: Ricky Rubio, Brandon Roy, Andrei Kirilenko, Kevin Love, Nikola Pekovic.
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11. NEW ORLEANS HORNETS – C’è che dice che gli Hornets siano in corsa per l’ottavo posto a Ovest, ma onestamente è difficile poterli rischiare così in alto. Sicuramente l’entusiasmo per il rinnovamento totale della squadra e della proprietà farà una grande differenza rispetto alla scorsa stagione e Monty Williams ha già mostrato di essere un coach in grado di far rendere al massimo i suoi giocatori “cavando il sangue dalle rape”, ma le incertezze per una squadra così giovane e inesperta restano molte.
Quintetto base: Austin Rivers, Eric Gordon, Al-Farouq Aminu, Ryan Anderson, Anthony Davis.
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12. HOUSTON ROCKETS – E’ arrivato James Harden, ma non mi aspetto che faccia tutta la differenza del mondo, quantomeno nell’immediato e con il supporting-cast che i Rockets gli possono offrire al momento. Somiglia tanto a una squadra fatta di giocatori che “devono dimostrare”: lo stesso Barba, Lin dopo l’exploit a NY, Asik con poco spazio a Chicago, Delfino triste a Milwaukee. Se dimostrano, bene, altrimenti si fa dura.
Quintetto base: Jeremy Lin, James Harden, Carlos Delfino (Chandler Parsons), Patrick Patterson, Omer Asik.
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13. PHOENIX SUNS – Passare da Nash a “senza-Nash” fa tutta la differenza del mondo. E, brutto dirlo, forse i Suns hanno aspettato un po’ troppo a cederlo per ricominciare un nuovo ciclo. Spazio a valanga a Goran Dragic, vero pupillo del canadese, e centro-area marmoreo ma non particolarmente atletico con Scola e Gortat. Le ali sono il punto interrogativo per eccellenza: Beasley e Johnson cominceranno a fare per davvero?
Quintetto base: Goran Dragic, Wesley Johnson, Michael Beasley, Luis Scola, Marcin Gortat.
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14. SACRAMENTO KINGS – Sono sempre gli stessi che nella passata stagione sono arrivati penultimi nella Western Conference più Aaron Brooks (buono), rientrato dalla Cina. Non erano squadra l’anno scorso, e non vedo come possano esserlo improvvisamente diventati quest’anno, nonostante il riposizionamento di Tyreke Evans in small-forward come il “LeBron dei poveri”. C’è da rifare tanto. Forse anche tutto daccapo.
Quintetto base: Isaiah Thomas, Marcus Thornton, Tyreke Evans, Jason Thompson, DeMarcus Cousins.
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15. PORTLAND TRAIL BLAZERS – Non mi convincono per nulla. Aldridge non ha il carattere per essere un leader, Batum vorrebbe essere in un’altra squadra qualsiasi piuttosto che lì, e sotto canestro la qualità è veramente scadente. A meno che Damian Lillard non vinca la sfida per il rookie of the year con Anthony Davis…
Quintetto base: Damian Lillard, Wesley Matthews, Nicolas Batum, LaMarcus Aldridge, Meyers Leonard.

