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Pierre Bouteyre: la chiave è l’alchimia

mer giu 17 21:50

Nell’ambito di questo blog Lacoste/Yahoo! vi proporremo regolarmente interviste ad alcuni allenatori, un’occasione per immergersi nei segreti di questo mestiere diverso da tutti gli altri. Il quarto ospite di questa serie è il francese Pierre Bouteyre, coach di Alizé Cornet, attuale numero 22 al mondo.

Cosa l’ha spinta a diventare allenatore?
Mi ha sempre interessato questo lavoro, anche quando ero un giocatore, anche perché ho sempre desiderato restare nel mondo del tennis quando sarebbe finita la mia carriera. Sono stato un onesto giocatore professionista (numero 249 al mondo nel 1992), mi sono ritirato a 26 anni e avevo voglia  di viaggiare un po’ meno rispetto a prima, la mia intenzione era di lavorare con i giovani piuttosto che entrare in un club. Ho così passato l’esame per il brevetto federale di primo livello (BE 1) che l’INSEP riserva agli atleti di alto livello, poi ho continuato il percorso di formazione con il BE 2 passando un anno intero al Roland-Garros. Sono quindi diventato allenatore presso la Federazione Francese di Tennis ed ho cominciato a lavorare nel distretto della Costa Azzurra.

Quali allenatori l’hanno influenzata?

Durante tutta la mia carriera ho sempre avuto lo stesso allenatore e pertanto ho potuto approcciarmi ad un solo metodo. Francamente, però, direi che non ci sono solo una o due persone alle quali io mi sia realmente ispirato: ho avuto la mia formazione, certo, ma poi ho imparato a fare miei determinati particolari che notavo qua e là.

Quali sono i principi fondamentali del suo mestiere?
Sapersi adattare e riuscire a comunicare il proprio messaggio. Certi allenatori possono trovare difficoltà ad adattarsi a determinate situazioni perché, ad esempio, lavorano con un giocatore caratterialmente molto diverso. Secondo me la chiave è trovare l’alchimia con il proprio giocatore perché se il tuo allievo riesce a capirti, allora migliora. E’ però soprattutto compito dell’allenatore trasmettere questo concetto, ogni parola è fondamentale. Alizé (Cornet) è stata praticamente plasmata da me perché era molto giovane quando ho iniziato a lavorare con lei: abbiamo trovato subito l’intesa e non ho più cambiato metodo. Si possono vivere momenti belli o brutti, come succede in questo periodo, ma è solo riuscendo a superare i problemi che si migliora.

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