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Gianfranco Ermolli

Una novizia del mondo ovale

sab mar 08 02:15pm

Mi chiamo Michela, laureanda in Psicologia presso l'Università degli Studi di Bergamo, e trovo ospitalità in questo blog perché invitata a scrivere alcune impressioni sulla mia esperienza conoscitiva del rugby.

Mi trovo a scrivere di rugby, io, che fino a pochi mesi fa non avevo idea di che sport fosse.

È iniziato tutto a fine settembre, quando ho ricevuto una telefonata dal supervisore del corso in "Tutor sportivo" che svolgo all'Università Cattolica di Milano che mi dice "Farai lo stage al Rugby Calvisano!"

"Ma cosa ci faccio in una squadra di rugby?!!" mi sono chiesta.

Poi ho avuto il primo incontro con Gianfranco e la settimana successiva ero già all'Accademia Federale Under 17 del Rugby Calvisano con 35 giovani rugbisti impegnati, tra allenamenti e studio, a realizzare, forse, un giorno, il loro sogno.

È vero...ero diffidente! Non avevo mai visto una partita eppure il rugby, a pelle, non mi piaceva. Ho sempre pensato che fosse uno sport violento e che con i rugbisti, proprio, non avrei mai avuto nulla a che fare. Mi sbagliavo. Ho incontrato persone che hanno saputo incuriosirmi, che mi hanno "accompagnato" alla scoperta di questo sport che ora considero un pò speciale. Se mi sono ricreduta lo devo soprattutto ai "miei" ragazzi che, con i loro racconti, le loro partite giocate nella nebbia di Calvisano e nel fango dei campi da gioco mi hanno insegnato cos'è una touche, un drop e quanto conta un lavoro di squadra per arrivare alla tanto sospirata meta. Sono stati loro ad avvicinarmi al rugby. Eppure all'inizio non è stato facile; mi parlavano di etica, di filosofia diversa dagli altri sport, di un terzo tempo a cui non potevo mancare perché era la particolarità del rugby...io non capivo, ma mi è bastata una partita per comprenderne l'atmosfera, per capire che avevano ragione...e poco importa se ancora non so quando la squadra è in fuorigioco!

In seguito c'è stata Roma, e il VI Nazioni.

Il 10 febbraio c'ero anch'io sugli spalti dello Stadio Flaminio di Roma, in un Italia - Inghilterra da tutto esaurito. Chi l'avrebbe mai detto! Fino a 5 mesi fa non avrei mai immaginato di trovarmi lì, a provare forti emozioni per una partita di Rugby. La commozione iniziale sulle note dell'Inno di Mameli si è trasformata, alla fine, in orgoglio di essere stata, in quello stadio.

A volte mi chiedo se il rugby non mi stia nascondendo qualcosa. Forse mi sono fatta un'idea troppo positiva, forse non conosco i retroscena del professionismo, più visibili in altri sport, ma a me va bene così!

Mentre scrivo queste righe penso che la mia esperienza a Calvisano sta per concludersi e mi dispiace, ma la passione per il Rugby no, quella è solo all'inizio...e magari...fra qualche anno, sarò di nuovo sugli spalti dello Stadio Flaminio, in un Italia - Inghilterra da tutto esaurito a fare il tifo, chissà...per qualcuno dei "miei" ragazzi...
  • Commenti1 di 1
  1. ciao...anke io ho scoperto il rugby da poco meno di un anno, sapevo l'esistenza di qst sport xkè anni fa si riusciva a vedere qlk partita il sabato pom su rai3...ma ora lo vivo e lo respiro, in effetti è tutto un altro sport!o ancora difficoltà a capire dove finisce l'ovale durante le miskie o le ruck ma durante il terzo tempo so sempre dove sn le vettovaglie...e poi è bello vederli tutti fratelli compangi e avversari, hanno uno spirito unico e differente dagli altri sportivi e seguono attentamente la filosofia rugby ( ammetto ke qll ancora la sto imparando)...e sabato finalemente Flaminio x Italia-Scozia forza Azzurri

    pamela.digiorgioDa pamela.digiorgio il mer mar 12 10:33am

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