Vancouver 2010 - Nodar riabilitato: non fu colpa sua

Eurosport - mer, 21 apr 10:39:00 2010

Una relazione scagiona Kumaritashvili sulle cause della sua morte: non fu errore umano, ma una serie di motivazioni sfortunate per cui il giovane georgiano ha perso la vita a Vancouver, in un allenamento prima dell'inizio dei Giochi Olimpici invernali

Nodar Kumaritashvili / FOTO: EFE - 0

La morte di Nodar Kumaritashvili aveva scatenato grandi polemiche prima ancora che i Giochi Olimpici invernali di Vancouver iniziassero. Ripercorriamo brevemente i fatti: in un allenamento di venerdì 12 febbraio, prima della cerimonia d'aperutra, lo slittinista georgiano ebbe un terribile incidente che lo sbalzò fuori dalla pista, facendolo sbattere violentemente contro un pilone d'acciaio e facendogli perdere la vita sul colpo, nonostante tutti i tentativi di soccorso. Dopo l'apertura di due inchieste, si stabilì che si trattava di errore umano, ossia di imperizia da parte del concorrente, addossandogli quindi tutta la colpa per questo tragico episodio. Nonostante ciò, fu rivestita con delle protezioni la parte di pista in cui avvenne l'impatto mortale e fu abbassata la partenza della gara maschile, per evitare altri guai. E la sera, durante la cerimonia d'apertura, mentre la Georgia sfilava con la bandiera e i georgiani stessi col lutto, l'organizzazione dei Giochi chiudeva la festa con un tripudio di fuochi d'artificio...

La famiglia Kumaritashvili decise di proseguire la sua battaglia: se Nodar era stato portato a Vancouver, era perché ritenuto in grado di gareggiare. Le colpe di questa assurda morte, che probabilmente poteva essere evitata con qualche accortezza in più, non poteva essere del figlio, che ovviamente non si trovava a fronteggiare una pista da slittino per la prima volat.

Finalmente qualcosa è cambiato. La FIL (International Luge Federation) ha pubblicato una relazione sullo studio della dinamica che ha portato all'incidente mortale di Nodar Kumaritashvili e il responso è chiaro e confortante (per quanto possa essere confortante dopo aver spezzato una giovane vita): non fu colpa sua, ma l'incidente è arrivato dopo una serie di cause non prevedibili nemmeno con una simulazione computerizzata.

Secondo la FIL, Nodar era "assolutamente qualificato" per poter gareggiare su una pista del genere e che si è trattato di un "incidente fatale imprevedibile". Era già stato fatto un calcolo secondo cui l'esitazione avuta nella frenata all'ingresso della curva 15 avrebbe fatalmente aumentato l'accelerazione dello slittino; tentando di frenare poi con la mano destra, Nodar avrebbe impresso ancora più forza al proiettile formato dal suo corpo e dallo slittino messi insieme, aumentando ancora di più l'accelerazione rettilinea (quella che porta a proferire il classico detto "partire per la tangente") che gli avrebbe fatto perdere il controllo dello slittino, l'aderenza sul ghiaccio e quindi l'avrebbe sbalzato fuori dalla pista.

Oggi, a distanza di più di due mesi, la FIL rivede le sue posizioni, stabilendo che per quanto la fisica abbia fatto la sua parte, non è solo questa la causa che ha portato alla morte di Nodar. La relazione è molto lunga, ma nelle conclusioni finali si legge tra le righe qual è la vera chiave di questo incidente: la pista era troppo pericolosa, e se per atleti più titolati come il nostro eroe Armin Zöggeler può essere affrontabile, per gli altri concorrenti più "normali" il rischio era troppo alto. Da che cosa si evince questa considerazione? Per prima cosa, dalla decisione immediata di abbassare la partenza della pista per ridurre la velocità. In seconda istanza, nella relazione si legge che la FIL è in continuo contatto con la famiglia Kumaritashvili, l'ha sovvenzionata con un rimborso immediato in denaro (10mila €) per sostenere le spese il trasporto e la sistemazione della salma, e che sono stati presi seri provvedimenti per le prossime Olimpiadi, quelle di Sochi 2014.

Si legge infatti che la velocità della pista Whistler era più alta di quella originariamente stabilita intorno ai 136 km/h. si è infatti calcolata una punta di 153.98 km/h. Per queste ragioni, la FIL ha già avvisato l'organizzazione di Sochi che non verrà omologata una pista da slittino e bob la cui velocità massima supererà i 130-135 km/h.

La relazione, alla fine, parla di un incontrollabile effetto-catapulta causato dall'alta velocità, che non poteva essere previsto in fase di progettazione e di omologazione e che in alcun modo poteva essere modificato dall'atleta, rimasto vittima quindi di una fatalità.

Non si può far tornare in vita chi non c'è più, ma fortunatamente è stato fatto un passo indietro, riabilitando la memoria di un incolpevole che ha perso la vita e soprattutto lavorando perché questo non accada più. Ogni tanto l'esperienza insegna.

Eurosport

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