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Fallimento Chelsea, paga Di Matteo

È dura la vita senza Didier Drogba, il Re Mida assoluto protagonista del trionfo blues nella Champions League dello scorso anno. Se poi si aggiungono le assenze forzate dei leader carismatici Frankie Lampard e John Terry il Chelsea si scopre un ibrido, una squadra senz'anima. Inquietante la prestazione offerta allo Juventus Stadium: il Chelsea è stato preso letteralmente a pallate, irretito dalla foga agonistica dei leoni indomabili di Conte, ma soprattutto incapace di reagire allo svantaggio del carnefice Fabio Quagliarella. L'unico vero sussulto degno dei Campioni d'Europa è stato l'assolo di Oscar, culminato con l'occasione da gol solare capitata sui piedi di Eden Hazard e sventato da un Gigi Buffon in versione Superman. Poi il nulla (o quasi). La sconfitta dello Juventus Stadium è costata la panchina a Roberto di Matteo, notizia di questa mattina.

Ma allora ci chiediamo, cosa resta dei Campioni d'Europa? Fu vera gloria quello dello scorso anno? La sensazione è che il trionfo dei blues fosse legato indissolubilmente alla presenza di un terminale offensivo impalcabile del calibro di Drogba, fuoriclasse assoluto. Uno dei pochi in grado trasformare una squadra, un Ibrahimovic privo del complesso da Champions League. Anzi. Che proprio nei palcoscenici europei trovava la sua dimensione ideale trascinando i compagni verso obiettivi inimmaginabili. Gente come Raul Meireles o Salomon Kalou, mica Hazard o Oscar, arrivati in estate per creare un dream team capace di vincere la Champions — stavolta - con un gioco stellare, mica il catenaccio sfoderato al Camp Nou. L'esperimento si può considerare fallito, perché squadra dei sogni questo Chelsea lo è stato solo negli album Panini. Insomma, il miracolo non s'aveva da replicare. Figuraccia in Supercoppa contro l'Atletico di Falcao, figuraccia — con probabile eliminazione nel girone — nella nuova Champions League, e primato gettato alle ortiche in Premier League, dove l'ultima vittoria sta diventato un ricordo sbiadito (manca da più di un mese. Un'eternità.)

Puntuale come un orologio svizzero (magari proprio di Sciaffusa) la stampa inglese ha sparato a zero all'indirizzo di Di Matteo, scaricato stamattina da patron Roman Abramovich. E così l'acronimo "RDM" si è tramutato in "Rafa's Da Man" attingendo allo slang per indicare il favorito alla successione dell'attuale tecnico dei blues: Rafa Benitez. Sì, perché nessuno da quelle parti crede all'arrivo di un Guardiola difficilmente schiodabile dal suo eremo nuovayorchese. Quanto meno in questa stagione (sabbatica).

Quel 4-2-3-1 con Azpilicueta trequartista/esterno con compiti di rottura e Hazard falso nueve è sembrato una mossa della disperazione e — a conti fatti — passerà agli annali come il canto del Cigno del tecnico italiano.

di Paolo PEGORARO

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