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Mors Magath, vita mea: resurrectio Diego

Quello che in Germania tutti sospettavano ha trovato conferma nei fatti: l'allontanamento di Felix Magath ha fatto bene al Wolfsburg. Gli unici a non essersene a lungo accorti, probabilmente perché sono stati loro a sceglierlo due volte e a rimetterci anche un sacco di soldi per trasferimenti a raffica e forse anche gonfiati, sono stati i poco lungimiranti manager della Volkswagen, proprietaria della società della Bassa Sassonia. Allenamenti stile sergente Hartman di Full Metal Jacket, critiche mirate ai propri giocatori mezzo stampa, nessun rapporto personale, clima di terrore alla Roberspierre: con questi metodi il tecnico di Aschaffenburg ha vinto coppe e scudetti col Bayern e col Wolfsburg, ottenendo la fama di allenatore vincente ma odiato dalla maggior parte dei suoi calciatori. Non a caso, negli ultimi anni Magath ha ottenuto di unire i ruoli di direttore sportivo e allenatore, non dovendo così rendere conto a nessuno del proprio operato, se non direttamente alla dirigenza o alla proprietà.

Un'altra cosa si sospettava, e anche questa è stata confermata: l'ex regista della Juventus Diego, che nel 2004 ha ottenuto la cittadinanza italiana in virtù delle sue origini campane e ferraresi, si considera una stella e ha bisogno di essere coccolato e di sentirsi al centro del progetto. Il brasiliano, per il suo carattere un po' bizzoso e forse anche a causa di un procuratore, suo padre, a volte un po' troppo esoso, ha finora vissuto di alti e bassi: peccato, perché il talento è cristallino. Diego debutta in prima squadra al Santos all'età di 17 anni, e con Robinho forma una coppia di giovani terribili. La prima tappa europea è il Porto, che dopo due anni anonimi lo vende al Werder Brema, dove trascorre tre stagioni meravigliose che gli valgono la chiamata della Juventus: nell'estate del 2009 la Vecchia Signora vuole dimenticare Calciopoli ed investe 25 milioni di € nel suo cartellino. In Italia però Diego fallisce: ma è un annus horribilis per tutta la società, è la stagione di Ferrara e Zaccheroni in panchina, con Jean-Claude Blanc direttore generale e Alessio Secco direttore sportivo, roba da mani nei capelli...

Che poi Diego e Magath non potessero convivere era scontato, considerato il carattere di uno e i metodi dell'altro. I due fanno conoscenza il 7 febbraio 2011, quando Magath sostituisce Steve McClaren alla guida dei Lupi. Diego era giunto a Wolfsburg dopo un solo anno in bianconero, messo sul mercato dal nuovo dg Beppe Marotta, che con Del Neri al timone non vede la necessità di un regista in rosa. Sotto la guida del tecnico inglese, Diego non mostra la brillantezza degli anni del Werder: l'arrivo del nuovo allenatore potrebbe essere l'inizio di un sogno (nel 2009, anno dell'unico scudetto della società, Magath gioca con un regista come Misimovic e due punte come Grafite e Dzeko), e invece si rivela un incubo. Appena due giorni prima, il 5 febbraio, contro l'Hannover Diego strappa dalle mani di Helmes un pallone che poi dagli undici metri spara sulla traversa. Il risultato: sconfitta della squadra e 100.000 € di multa, oltre alla sospensione per una partita, come provvedimento educativo del nuovo tecnico. Alcune settimane dopo poi, Diego si allontana dal ritiro rendendosi irreperibile per la gara contro l'Hoffenheim. Il risultato: la promessa di Magath, in accordo con la società, di non schierarlo mai più titolare.

Per fortuna che la stagione finisce e che l'Atletico Madrid mostra interesse per il giocatore: nell'anno in prestito ai Colchoneros Diego aiuta la squadra a vincere la UEFA Europa League, fornendo ottime prestazioni. L'Atletico lo vorrebbe tenere, il padre procuratore vorrebbe troppi soldi, il Wolfsburg si accorge che quel piccoletto forse vale i 15 milioni di € spesi a suo tempo: così la scorsa estate Diego ritorna a Wolfsburg, dove il regno di Magath si è ormai trasformato in una vera  e propria dittatura.

Il resto è storia recente, ed inizia il 25 ottobre 2012, un giorno da segnare sul calendario: la sconfitta interna col Friburgo e l'ultimo posto in Bundesliga dopo 8 giornate spingono i torpidi manager Volkswagen ad allontanare Magath, inviso a giocatori, stampa e tifosi e al centro di una bufera mediatica per i suoi metodi, che in questo inizio di stagione raggiungono punte di sadismo mai conosciute prima. Arriva Lorenz-Günther Köstner, tecnico della seconda squadra, e come per miracolo i Lupi tornano ad azzannare: 4 gol a Düsseldorf, vittoria in coppa contro l'ESV Francoforte, passaggio a vuoto a Norimberga e finalmente la prima vittoria casalinga stagionale contro il Bayer Leverkusen. Il faro è Diego, che pare rinato di colpo; 4 partite, 3 vittorie e 3 volte migliore in campo: col Fortuna un gol e due assist, col Francoforte un gol e un assit, col Bayer due gol e un assist. Un caso? Dopo il successo alla ESPRIT Arena, il brasiliano aveva dichiarato: "Ora siamo tutti più liberi, e questo è solo l'inizio"; nel weekend il primo contatto tra Diego e Köstner è arrivato dopo appena 4 minuti: dopo la punizione dell'1-0 contro le Aspirine, il regista è corso subito verso la propria panchina ad abbracciare l'allenatore.

"Diego si è tolto un enorme peso dallo stomaco," ha poi dichiarato Köstner, "cercava calore e ora lo ha trovato." Psicologia spicciola ma efficace, anzi semplice buon senso. Ogni domenica mattina alle ore 11, il presentatore di una nota trasmissione tedesca costringe i suoi ospiti a inserire 3 € in un salvadanaio se questi se ne escono in diretta con un luogo comune: in Germania, cose come "gol sbagliato gol subito", "la miglior difesa è l'attacco" o "riga fa campo" rischiano di costare care, anche se a fine stagione il contenuto del salvadanaio viene devoluto in beneficienza. Spero che quel giornalista non debba leggere l'articolo, perché per la seguente frase una multa di 3 € non me la toglierebbe nessuno: un brasiliano non è un tedesco, nemmeno i tedeschi non sono tutti uguali e tantomeno li si può trattare alla stessa maniera. Garantisce Diego Ribas da Cunha.

di Daniele VERRI

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