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Mourinho, Real Madrid e la sindrome dell’abbandono…

Non era abituato, e forse anche per questo è rimasto un po’ stordito da una situazione per lui completamente nuova. E come sempre, quando si ritrova sotto pressione e accerchiato, ha deciso di usare la classica tattica dell' “estremizzo tutto, o la va o la spacca”. Questa volta, però, ha probabilmente spaccato tutto. Chiedere a Casillas. Un monumento a Madrid. Quasi quanto il suo club, quel Real che nel mondo è un’istituzione. Anche più un di un tecnico che ha vinto tutto e ovunque, anche più di un allenatore capace di vincere la Liga contro gli storici nemici - sempre più alieni - blaugrana, e anche chi si fa chiamare Special One.

Già, perché Mourinho in quella sera del maggio 2010, quando decise di abbandonare l’Inter dopo la conquista di uno storico e irripetibile triplete, non aveva calcolato che si stava per sposare con un club unico, con una storia e un background decisamente più grande di lui. O forse lo sapeva benissimo e, nel volersi misurare in quella nuova sfida, era convinto di poter oscurare anche il prestigio e il fascino di un club mitico come quello di Madrid.

Un errore che, quasi certamente, gli costerà la testa. Se non ora, sicuramente a fine stagione. Il matrimonio è arrivato al capolinea, ed entrambi gli sposi – anche se smentiranno fino alla morte – non ne possono più. Un rapporto tenuto in piedi solamente da dei contratti e penali faraonici, ma anche dall'infinito orgoglio proprio del lusitano. E, infondo, c’è sempre la Champions League…

Appoggiato nel primo anno, mal sopportato agli inizi del secondo prima del titolo conquistato a maggio, Mourinho si ritrova però a dover convivere con una situazione atipica per lui. Amato, osannato, idolatrato in tutte le piazze che lo hanno visto protagonista (Porto, Chelsea e Inter), il portoghese per la prima volta in carriera si ritrova da solo contro tutti: contro alcuni dei suoi stessi calciatori, contro i soci del club (un ultimo sondaggio parla di una percentuale – 2/3 – altissima ormai stufa del portoghese), ma soprattutto contro i tifosi. Abbandonato.

Clamoroso l’atteggiamento del Bernabeu nell’ultima sfida interna con la Real Sociedad: solo applausi per il mito Casillas – spedito senza pietà e senza paura ancora in panchina – che stridono di fronte all'assordante cascata di fischi (la famosa ‘pitada’) riservata al tecnico lusitano.

Una rottura netta, secca, chiara, dolorosa e senza possibilità di clamorosi dietrofront a lieto fine. Mourinho ha perso per la prima volta il suo ‘magic touch’, quello che gli ha sempre consentito di restare scolpito nelle anime dei tifosi di Porto, Chelsea e Inter.

I fedelissimi delle Merengues, infatti, hanno posto per un solo amore nei propri cuori: un amore che si chiama Real Madrid. Un mito irraggiungibile, anche per lo Special One. Abbandonato da tutti, a Mourinho non resta che resistere il più possibile, provando magari nel miracolo di conquistare un’altra Champions e soprattutto in attesa di una nuova missione; di una nuova arena in cui misurarsi, esaltarsi nelle difficoltà delle battaglie, e con il solo scopo di vincere tra gli applausi dei suoi nuovi tifosi. Ovviamente, tutti innamorati di lui. E che, mai, oserebbero abbandonarlo...

di Alessandro BRUNETTI (Twitter @AleBrunetti6)

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