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La guida ai talenti del Mondiale per Club

L'appuntamento, ufficialmente, è già iniziato da qualche giorno. Ma è solo nelle prossime ore che la competizione entrerà veramente nel vivo. Di cosa stiamo parlando? Un paio di indizi: siamo a dicembre e si vola in Giappone. Chelsea, Monterrey, Corinthians ed Al Ahly. si daranno battaglia per susseguirsi sul trono del Barcellona del recordman Leo Messi. Insomma, il Mondiale per Club è pronto ad entrare nel vivo e nelle prossime righe cercheremo di capire quali sono i migliori talenti delle quattro squadre rimaste — e che entreranno — in gara.

CHELSEA: NELLE MANI (E PIEDI) DI OSCAR - E lo facciamo partendo dal team che in quanto europei è a noi più vicino: il Chelsea. Dei Blues campioni d'Europa conosciamo praticamente tutto, avendo seguito a fondo la Champions League della passata stagione, la nuova edizione nel girone della Juventus, il campionato e soprattutto e vicende legate ai suoi manager. Proprio per questo, sostenere che il Chelsea arrivi in Giappone da profondo favorito, visto il momento decisamente complicato, sarebbe probabilmente esagerato. Meglio andarci cauti, sottolineando quali sono le armi principali a disposizione di Rafa Benitez per provare a portarsi a casa il secondo titolo di campione del mondo "da subentrato". Se è vero che il momento non è d'oro ad esempio, altrettanto lo è sostenere che tecnicamente sulla carta i Blues sono senza rivali. Di una rosa formata da 4-5 giocatori di livello sopraffino, il giocatore più interessante a disposizione di Benitez resta probabilmente Oscar: il talentino brasiliano che contro la Juventus (soprattutto all'andata) ha saputo incantare. Qualità tecniche sopraffine, cambio di passo devastante, facilità di dribbling naturale e grande visione di gioco sono solo alcune delle caratteristiche cui potremmo attribuire al trequartista classe 91. Al momento piuttosto bloccato in Premier (ancora a secco), Oscar ha saputo esaltarsi soprattutto in Europa e con 5 gol in 6 presenze ha fatto capire come i 25 milioni di sterline spese in estate da Roman Abramovich siano un investimento per il futuro. Un futuro, però, che al momento sembra piuttosto di fretta. Il Chelsea arriva infatti all'appuntamento di gala di fine anno nella difficile condizione di non poter rientrare a Londra senza la posta massima e il compimento della missione, vista anche la scarsa vena di Hazard, passerà soprattutto dai piedi dell'ex Intarnactional. Sarà in grado Oscar di innescare l'improvvisamente ritrovato (una "quasi" tripletta a Sunderland prima di salire sul volo per Yokohama) Fernando Torres?

MONTERREY: IL TRASCINATORE DELGADO — Per capire meglio che tipo di avversari si troverà di fronte il Chelsea, sarebbe meglio partire dalle dichiarazioni di Víctor Manuel Vucetich. L'allenatore due volte vincitore col Monterrey della CONCACAF Champions League, quest'anno, sembra intenzionato a voler migliorare il quinto posto della passata edizione ritenendo la sua squadra "pronta per vincere il titolo" e valutando i suoi ragazzi come "giocatori a cui non manca niente per ottenere il successo finale". I messicani sono in fiducia, e per provare a sorprendere tutti si affideranno principalmente a Cesar Delgado. Far entrare il 31enne argentino ex Lione nella nostra rubrica "Euroscout" suona un po' come una distorsione, ma è certamente lui l'uomo da tenere maggiormente d'occhio tra i messicani. E non solo per la doppietta già rifilata ai campioni d'Asia dell'Ulsan Hyundai. Vucetich ha infatti leggermente cambiato ruolo a Delgado, spostando il suo raggio d'azione dai margini del campo — attaccante esterno - al vivo del gioco, trovando in questa soluzione una maggiore imprevedibilità offensiva. Attenzione, non stiamo certamente parlando di un bomber — l'anno scorso Delgado ha raggiunto a stento la doppia cifra (11 reti, 41 presenze) e in Europa col Lione ha tutt'altro che brillato -, ma a 31anni "el Chelito" ha la grande chance di suggellare la sua carriera prendendosi sulle spalle il compito di creare pericoli al Chelsea, per cercare di trascinare i suoi a un successo che sarebbe storico.

CORINTHIANS: "L'OPERAIO" PAULINHO — Dall'altra parte del tabellone troviamo invece i brasiliani del Corinthians. Il Timão, una delle squadre più amate in Brasile, si presenta in Giappone forte del suo primo successo di sempre in Copa Libertadores arrivato mostrando un calcio assai poco brasiliano, ma per certi versi quasi europeo, fatto di grande organizzazione tattica, solidità difensiva, copertura degli spazi maniacale e grande predisposizione al sacrificio fisico da parte di tutti: attaccanti e fantasisti compresi. Ecco perché il Corinthians sarà tutt'altro che un avversario semplice da affrontare per il Chelsea di Benitez (ammesso che entrambe le grandi rispettino il pronostico), ed ecco perché la più "operaia" delle squadre brasiliane è un outsider davvero molto pericoloso. Lo stesso Paulinho, oggetto della corte spasmodica dell'Inter e giocatore più interessante della squadra di Tite, è un elemento cui vale la pena spendere due parole. Non aspettatevi il fuoriclasse, o calciatore dalla giocata sopraffina; Paulinho è infatti — e soprattutto — un elemento "di sistema" che fa la fortuna di squadre costruite per essere solide e vincenti prima che spettacolari. Il centrocampista classe 1988 si segnala per la sua grande capacità di interdizione, di corsa, di recupero palla più che per la visione di gioco palla al piede. Cosa lo rende speciale quindi? Gli inserimenti e la capacità di vedere la porta. Pur giocando in mediana, Paulinho da quando è al Timão (2010) è andato costantemente in doppia cifra. Insomma, per forzare un paragone e rendere l'idea: una sorta di Emerson ma con il vizio del gol. Che in un meccanismo calibrato e solido come quello del Corinthians di Tite può fare (e ha già fatto) la differenza.

AL ALHY: OCCHI SU BOMBER GEDO - Mohamed Nagy Ismail, meglio noto come Gedo: segnatevi questo nome. Sono pressoché riposte su di lui le speranze dei campioni d'Africa di diventare "il nuovo Mazembe", ovvero la squadra nel 2010 capace di sorprendere l'International e volare in finale con l'Inter (all'epoca proprio allenata da Benitez). Non sarà facile perché tra l'International del 2010 e questo Corinthians, come abbiamo visto, c'è parecchia differenza, ma il club più titolato d'Africa ci proverà soprattutto con l'esperienza. L'età media degli egiziani è infatti piuttosto alta, ma gli uomini di El Bardy proveranno a giocarsela affidandosi soprattutto alla solidità e alla vena realizzativa di bomber Gedo. L'attaccante egiziano, classe '86, ha letteralmente trascinato i suoi nella CAF Champions League della scorsa stagione siglando 3 gol nelle semifinali e il gol d'apertura nella finale di ritorno contro Esperance di Tunisi. Ma non è tutto. In Nazionale Gedo ha già scritto pagine importanti. Nel 2010 fu capocannoniere con il suo Egitto della Coppa D'Africa (5 gol, tra cui quello decisivo nella finale poi vinta contro il Ghana) e oltre a questo può vantare con I Faraoni lo score davvero niente male di 15 reti in 30 presenze. Insomma, Gedo è il classico attaccante d'area forte fisicamente e dal gol pesante pronto al salto in un campionato importante. Norwich e Wigan sondarono il terreno già nella scorsa finestra di mercato. Chissà che questo Mondiale per Club non lo faccia conoscere anche a qualcun altro.

di Simone ETERNO (Twitter @Simon_Forever)

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