Lavagna Tattica

Juventus, quanto manca Chiellini…

Anche gli ingranaggi apparentemente perfetti della Juventus di Antonio Conte, di tanto in tanto, possono bloccarsi. Era accaduto nella stagione passata, quando i recuperi di campionato e i tre impegni in una settimana avevano riportato il Milan in corsa. È accaduto in questo inizio di 2013, quando il richiamo di preparazione durissimo si è fatto sentire sulle gambe dei bianconeri. E, in due sole partite, il margine di vantaggio sulla Lazio seconda è passato da +8 a +3. Cinque punti dilapidati con il ko interno per mano della Sampdoria e il pareggio di Parma.

Se spiegare in maniera esaustiva il rallentamento della Vecchia Signora pare un’operazione piuttosto complessa (per non dire impossibile), non si può non provare a rispondere almeno in parte all’interrogativo sui perché di questa flessione. Evidenziando come, nonostante Conte si sia detto molto più soddisfatto della prestazione vista al Tardini rispetto a quella di una settimana fa contro i blucerchiati, non manchi un “fil rouge” a legare le due mancate vittorie. Una spiegazione prettamente tattica del problema.

Andiamo con ordine e partiamo con le problematiche offensive. La mancanza di brillantezza si è innanzitutto fatta sentire nella fase di possesso palla. Quando nel gioco di Conte diventa fondamentale l’apporto degli esterni e il movimento incessante delle due punte al quale si deve aggiungere uno dei due interni come terzo attaccante. Stephan Lichsteiner è parso decisamente imballato al Tardini, almeno quanto è vero che il rendimento di Simone Padoin non è neppure lontanamente paragonabile a quello di Kwadwo Asamoah, partito per la Coppa d’Africa.

Senza dimenticarsi di Arturo Vidal, secondo cannoniere della squadra dopo Sebastian Giovinco e Fabio Quagliarella con 5 gol segnati, ma non in perfette condizioni. Senza brillantezza, si trovano pochi sbocchi e, di conseguenza, si resta poco in area divenendo poco pericolosi. La Juventus tira molto da fuori, ma poco da dove conta. E, con un gol su 16 tiri, dimostra di aver forzato le conclusioni senza aver avuto buone chance realizzative da capitalizzare. Gli stessi problemi che si erano presentati nel momento di flessione della passata stagione. Quando si dice che questa squadra ha bisogno di stare bene fisicamente per rendere, si dice la verità proprio per questo. A riprova che un campione assoluto in attacco servirebbe non poco in situazioni del genere.

Ma se la scarsa pericolosità offensiva si è tradotta con due soli gol prodotti in altrettante partite (su 31 tiri effettuati), è chiaro che l’altro 50% del problema stia nella fase difensiva. I più lampanti di tutti a livello tattico, a dire il vero. Basta pensare alle inquietanti similitudini tre i due gol di Mauro Icardi e la rete di Nicola Sansone incassata a Parma. In tutti e tre i casi, la difesa bianconera si apre sul versante sinistro. Lì dove si sente eccome la mancanza di Giorgio Chiellini. Contro la Sampdoria, Icardi è stato liberato al tiro due volte da un posizionamento sbagliato da Federico Peluso (oltre all'evidente errore di Buffon in una circostanza). E, lo stesso, è accaduto al Tardini, dove a sbagliare è stato Martin Caceres.

Certo, Sansone non avrebbe mai segnato se Mirko Vucinic non avesse perso palla ingenuamente a centrocampo (anche se Conte si è preso la responsabilità del fatto per aver suggerito al montenegrino di lasciare la palla). Ma se Caceres fosse stato posizionato correttamente, l’attaccante del Parma si sarebbe trovato chiuso. Se due indizi fanno una prova, tre danno la certezza quasi matematica che la Juventus stia soffrendo più del dovuto l’assenza di Chiellini.

Per trovarne un quarto, basta il confronto statistico tra il rendimento dei bianconeri con o senza il centrale azzurro. In questo campionato, con Chiellini in campo la Juventus ha tenuto una media punti da Barcellona, con la sola sconfitta rimediata contro l’Inter (l’unica con lui presente negli ultimi due anni) e ben 11 vittorie in 13 match, subendo la miseria di 8 reti. Nelle sette sfide senza il centrale livornese, invece, la media punti scende da 2,61 a 1,57. Con due sconfitte e 6 gol incassati (quasi uno a partita). Una differenza alquanto rilevante che non si tracciava in modo così netto nella passata stagione, quando pure nelle quattro partite saltate da Chiellini arrivarono sì due pareggi e due vittorie, ma la difesa incassò soltanto due reti (0,50 di media contro lo 0,52 con lui in campo).

Come mai è arrivato questo cambiamento? La spiegazione più logica sta nel passaggio dal 4-3-3 al 3-5-2. Se con la retroguardia a quattro utilizzata per larghi tratti la scorsa stagione la presenza di Chiellini, schierato il più delle volte da terzino sinistro, era importante ma non fondamentale, con il passaggio alla difesa a tre della scorsa primavera il suo è divenuto un ruolo chiave. Perché è lui il centrale che esce in prima battuta e, al tempo stesso, è il difensore che si spinge in avanti per andare a creare superiorità numerica (motivo per cui Conte ha adattato due esterni come Peluso e Caceres in quel ruolo). Un ruolo cucito addosso a Chiellini, ma probabilmente poco consono ad altri giocatori. Difensori ottimi ma non perfetti per quella posizione. Che, ora come ora, sembra proprio il ventre molle della Vecchia Signora.

LA SPIEGAZIONE DI CONTE:

IL GOL DI SANSONE:

Di Mattia FONTANA (Twitter: @mattiafontana83)