Lavagna Tattica

Ma la Juve gioca con il 3-2-5?

"In pochi hanno già capito come giochiamo, stiamo cercando di portare un'idea di calcio nuova e non tutti lo hanno compreso". Sibillino come sempre, Antonio Conte aveva mandato qualche frecciata a chi aveva messo in discussione il suo 3-5-2 anche nella lunga conversazione con i tifosi juventini su Twitter ormai di quindici giorni fa. Ma che tipo di calcio sta portando il tecnico bianconero?

Dell'intensità di un gioco fatto di ritmi sempre altissimi e inserimenti dei centrocampisti, si è detto tutto già da molto tempo. Un fatto tecnico che balza all'occhio guardando sfrecciare Asamoah e Vidal. Scelte tattiche rese evidenti dal numero di gol prodotti dalla mediana. Eppure, oltre a questo c'è di più. Chiedere a Roberto Di Matteo, letteralmente spazzato via nel 3-0 di martedì sera a Torino.

Forse la partita migliore della gestione Conte, una sfida nella quale la tattica ha avuto un largo peso. E, soprattutto, un match nel quale ancora una volta la Juventus ha dato la sensazione di essere battibile soltanto quando le proprie gambe non reggono. L'impressione dei primi minuti è stata chiara. Di Matteo era sceso in Italia con il suo Chelsea puntando a strappare un punto e desideroso di recuperare l'impostazione tattica che aveva portato i Blues sul trono d'Europa.

Dopo mesi passati a sperimentare un assetto più spregiudicato con una punta come Torres e tre trequartisti di qualità pura come Mata, Oscar e Hazard, l'ormai ex manager aveva scelto la strada di un 4-5-1 di facciata. Con l'ex Liverpool lasciato in panchina e il trio di trequartisti a dividersi il ruolo di "falso nueve" (opzione tattica declinata nel più sparagnino dei modi). Ma se questa strategia poteva portare anche dei frutti in linea teorica — sfruttando la scarsa mobilità del trio difensivo juventino con una serie di contropiede efficaci — decisamente discutibile è parsa la mossa di piazzare il terzino Azpilicueta nel ruolo di esterno di centrocampo.

E, proprio qui, sta il nocciolo della questione. Di Matteo è giunto alle conclusioni sbagliate partendo dalla premessa giusta. L'analisi dell'ex tecnico del Chelsea aveva evidenziato la peculiarità vincente del calcio di Conte: la cura del gioco sugli esterni, con la spinta inesauribile di Asamoah e Lichtsteiner. Pertanto, la sua idea era quella di aggiungere ai due terzini "veri" (Ashley Cole e Ivanovic), la copertura di Azpilicueta a destra e a turno anche Mata a sinistra, in modo da creare una situazione di "quattro contro due".

L'errore, però, è stato quello di limitarsi alla fase difensiva, dimenticandosi di attaccare se non con un paio di ripartenze affidate a non più di tre o quattro giocatori. Troppo poco per far male alla Juventus. Troppo sparagnina l'idea tattica di fondo di pensare al solo punticino. E, quindi, gioco fin troppo facile per la squadra di Conte. Che, forte di uno stato fisico eccellente, ha semplicemente martellato la squadra avversaria chiudendola nella propria area piccola.

A volte può andare male (vedere il match contro la Lazio), ma, il più delle volte, giocando così finisci per vincere, come insegna il Barcellona degli ultimi anni. La Juventus ha potuto distendersi in avanti a proprio piacimento, un regalo che non si può concedere alla squadra di Conte. Andrea Stramaccioni l'ha capito, Di Matteo ha scelto un'altra strada. E, così, ci ha dato la possibilità di vedere all'opera i bianconeri con il loro pieno potenziale.

Qui, finalmente, si arriva alla frase sibillina di Conte con una risposta parziale ma non troppo lontana dalla verità. E se il modulo della Juventus fosse non un 3-5-2 ma un 3-2-5? La vera novità di questa squadra è infatti la scelta di sfruttare appieno gli esterni di centrocampo come vere ali e non di farle salire a turno (o mai) come accade solitamente con un tradizionale 3-5-2. In fase di possesso palla, Asamoah e Lichtsteiner giocano in linea con i due attaccanti e garantiscono l'ampiezza di gioco. Il tutto mentre un centrocampista, il più delle volte Vidal, si inserisce per posizionarsi in linea con i quattro d'attacco.

Da qui la scelta di Di Matteo di schierarsi con quattro difensori più uno, in modo da non andare in inferiorità numerica in fase difensiva. Una scelta che non ha pagato perché non ha mai costretto gli attaccanti juventini a rincorrere in fase di non possesso. Permettendo a Pirlo e Bonucci di impostare il gioco a piacimento, con almeno cinque opzioni di passaggio in zona offensiva (qualcosa di simile all'azione dell'1-0). O, in alternativa, di creare mini-ripartenze brucianti come l'azione del 2-0, quando una sponda di Vucinic ha lanciato nello spazio Asamoah, Lichtsteiner, Quagliarella e Vidal, portando al gol il cileno. Un calcio iper-offensivo e al tempo stesso solido grazie al trio difensivo molto bloccato e al lavoro di Marchisio in fase di interdizione. Quello che, per esempio, era mancato al Barcellona eliminato dal Chelsea un anno fa in semifinale di Champions League. Che sia davvero questo il nuovo calcio di Conte?

Di Mattia FONTANA (Twitter: @mattiafontana83)