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Il caso-Sneijder passa ai piani “alti”

Ne avevamo già parlato, ma - dopo i recenti sviluppi della questione - non possiamo non tornare sulla notizia che vede protagonista Wesley Sneijder. La storia è nota: l'olandese ha un contratto con l'Inter fino al 2015 a 6 milioni di euro a stagione, una cifra che lo rende — insieme a Buffon e De Rossi — uno dei tre giocatori più pagati in Italia. La società nerazzurra, però, vorrebbe prolungare l'accordo fino al 2016, spalmando quello che Sneijder già percepisce su una durata maggiore. Tradotto: 'Giochi con noi un anno in più, ma l'ultima stagione non te la paghiamo'.

E' una proposta, questa, che si può fare, nulla vieta a una società di calcio ridiscutere un contratto con un proprio calciatore. Ma il calciatore, in questo caso Sneijder, non è ovviamente obbligato ad accettare quella proposta.

Ora, Sneijder di spalmarsi l'ingaggio non ne vuole sapere. L'Inter, che ha capito di non poter più sostenere un contratto di un "altro calcio", sta cercando in tutti i modi di alleggerire il peso di quei 6 milioni. Il problema è che lo ha fatto nella maniera sbagliata, annunciandolo a mezzo stampa (vero Branca?) e confermandolo in seconda battuta anche tramite le parole di Moratti. Che ieri ha spiegato, senza troppo convincere, il motivo per cui l'olandese non gioca: "Parlare di ricatto o di mobbing dell'Inter è voler vedere per forza male le cose. Sneijder non gioca anzitutto perché l'allenatore non lo vede integrato al massimo, soprattutto dal punto di vista psicologico, con la mentalità della squadra".

Eppure quello che diceva Branca, che non possiamo credere non sia in contatto costante con il presidente nerazzurro, era tutt'altro: "Noi abbiamo fatto la nostra proposta. Wes deciderà, per ora non viene utilizzato in attesa di serenità e chiarezza…". Le scelte di Stramaccioni non vengono menzionate, e nemmeno si parla di mentalità. E mentre la moglie Yolanthe Cabau non nasconde il proprio pensiero su Twitter ("I giochi sporchi ci saranno sempre"), Sneijder cosa fa? Si allena con la squadra, ma parla poco. Le sue uniche parole sono uno "sto bene, ma non so cosa succederà…" in uscita da Appiano Gentile.

Nel frattempo la vicenda è passata su altri tavoli. A prendere la parola è stato l'avvocato Leo Grosso, presidente della FIFPro, il sindacato mondiale dei calciatori. "Se dietro a questo non utilizzo di Sneijder ci dovesse essere non solo un discorso di serenità del giocatore, ma un aut-aut da parte dell'Inter, beh, ci troveremmo davanti a una violazione grave e inaccettabile". Il sindacato mondiale dei calciatori ha chiesto che la situazione sia esaminata anche da Fifa, Uefa e Unione Europea, e persino l'Aic, l'Associazione Italiana Calciatori, si è fatta sentire con Sneijder tramite il presidente Damiano Tommasi. Che vuole capire bene la questione prima di lasciarsi andare in giudizi affrettati.

Da Marchetti (Cagliari) a Pandev (Lazio) la Serie A ha già i suoi precedenti, anche se le loro vicende ebbero sfumature diverse. Sneijder, per la cui descrizione della vicenda si utilizzano sempre più spesso le parole 'ricatto' e 'mobbing', potrebbe essere il terzo caso italiano in pochi anni. Un andazzo da cambiare: perché se è vero che i calciatori spesso si approfittano di contratti lunghissimi e a cifre esorbitanti, è anche vero che questi contratti non se li firmano da soli… Troppo facile volerli ridiscutere in un secondo momento. Farlo a mezzo stampa, poi, è quantomeno un azzardo.

di Andrea TABACCO (Twitter: @AndreaTabacco)

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