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Cedere Pato? Ora i pro sono tanti

Il Corinthians neo-campione del mondo avrebbe formalizzato nella serata di ieri un'offerta di 15 milioni di euro per Alexandre Pato, il più controverso giocatore del Milan, e l'ad rossonero Adriano Galliani volerà in Brasile domenica:  formalmente per le vacanze natalizie, ufficiosamente per le trattative di calciomercato che infiammeranno la sessione invernale, perché oltre all'ex-Internacional c'è anche il sempre più probabile ritorno di Robinho al Santos.

DALLE STIMMATE DEL FENOMENO A QUELLE DEL CALVARIO - Tanti pro e qualche contro in merito alla cessione di un ventitreenne che, ex-enfant prodige, ha realizzato col Milan 57 gol in 125 presenze dal gennaio 2008 a maggio 2011 prima degli ultimi nefasti diciotto mesi con 6 reti in sole 25 e troppo spesso indolenti comparse. Dall'esordio incancellabile contro il Napoli, appena diciottenne, il 13 gennaio 2008 con gol a San Siro, alla sua migliore stagione in termini realizzativi, 18 reti, e di presenze (42) nel 2009; dalle prime due reti in Champions League al Bernabeu per una sensazionale vittoria del Milan (3-2) sul Real Madrid, all'inizio del calvario, febbraio 2010, con il primo dei dodici infortuni muscolari fin qui; dalla fiducia incondizionata di tutto il caleidoscopio rossonero agli attuali margini della squadra perché oggi, ufficialmente infortunato ma senza tempistiche di recupero, Pato non si allena e non parla dalla sera di Bruxelles in cui, dopo il gol qualificazione alla fase finale di Champions League contro l'Anderlecht (l'ultimo col Milan?), ha chiesto l'intervento del suo agente per giocare di più salvo sparire dalle liste convocati per l'ennesimo problema fisico.

I PRO E I CONTRO DI UNA PRESUNTA CESSIONE - Pato, prelevato nell'estate del 2007 per 22 milioni di euro (la cifra più alta mai pagata da un club europeo per un calciatore ancora minorenne) dall'Internacional Porto Alegre, potrebbe essere rivenduto a sei anni di distanza per 15: una cattiva plusvalenza che però potrebbe, ai tempi della spending review, diventare una manna per gli innesti di metà stagione, da Balotelli a Didier Drogba, e svincolare le casse da uno stipendio monstre di 8 milioni stagionali . L'età è ancora dalla parte del nazionale verdeoro, ma la drastica flessione degli ultimi due anni e l'aperta contestazione dei tifosi rammenta la via della cessione, come lo scorso gennaio quando soltanto un diktat presidenziale last minute bloccò il trasferimento al Paris Saint-Germain (20 mln. più 7 bonus!) per l'acquisto, che forse avrebbe potuto spostare gli esiti della stagione, di Carlitos Tevez dal Manchester City. Perché privarsene e perché non: perché da una parte il brasiliano potrebbe, nonostante i tentativi fin qui tutti falliti, recuperare la condizione fisica, giocare con continuità e tornare a segnare con la media di un gol ogni due partite; perché dall'altra, con l'attuale esile potere d'acquisto delle squadre italiane in Europa, potrebbe diventare problematico sopperire all'assenza (che però è già più o meno permanente) di un attaccante. Cederlo per non vivere tutti i giorni aspettando godot, trattenerlo perché basterebbero pochi gol e qualche presenza per far levitare la sua quotazione. I tifosi del Milan si preparino comunque al ricordo forse più bello della carriera italiana di Pato: quella doppietta nel derby del 2 aprile 2011 che ha sepolto l'Inter (3-0) e sigillato l'ultimo scudetto di casa rossonera.

di Fabio DISINGRINI (Twitter @FabioDisingrini)

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