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Milan, che sconfitta! Pato low cost ringrazia e saluta

Lo strano e brutto “affare” Pato. Siamo ai titoli di coda di questa storia d’amore, cominciata cinque anni fa, quando l’attaccante era poco più che un bambino. Il papero esordì a San Siro, a gennaio. Una rete alla prima, contro il Napoli, e colpo di fulmine. Vi ricordate le dichiarazioni dell’allora tecnico rossonero Carlo Ancelotti (“Ha tutte le carte in regola per diventare un campione, un simbolo del Milan e vincere il Pallone d’Oro”). Dopo cinque anni e tanti, troppi problemi, a lottare per il Pallone d’Oro ci sono ancora una volta Cristiano Ronaldo, Messi e Iniesta, e il buon Pato prenota invece un biglietto di sola andata per San Paolo. Il suo Brasile per rinascere e assicurarsi un posto nella nazionale del mondiale carioca. Un’altra storia, stavolta lontana da Milanello, lontano da San Siro e da Barbara Berlusconi. Già, proprio Berlusconi, padre e presidente, figlia e futuro dirigenziale del club più titolato al mondo. Lo zampino dei Berlusconi in questa strana storia è chiaro, evidente. Doveva andarsene via un anno fa il papero. Il Milan ci avrebbe guadagnato il doppio (più Tevez). Un affare e una situazione, un caso, gestito nel peggiore dei modi, tra vacanze, baci e abbracci. Nel bel mezzo un numero al limite dell’imbarazzante di infortuni, ko ed errori. Quanto mancherà questo Pato al Milan?

“Alexandre Pato é o novo reforço do Corinthians”. Questo il titolo che apre, invade la home page del sito ufficiale del club campione del mondo. Una frase che oggi può sembrare una liberazione per un tifoso milanista, ma che nasconde, e neanche troppo, un fallimento assoluto. Una sconfitta per il Milan. Una scommessa persa, lanciata nel momento sbagliato e nel modo peggiore. Il Milan, o parte di questa gloriosa società, ha fatto una delle peggiori figure degli ultimi anni. Da quel viaggio a vuoto a Parigi di Galliani, per chiudere con il PSG, ai saluti di Milanello e le foto subito dopo pubblicate sul sito del Corinthians con un Pato sorridente e pronto a lanciare la sfida. Una fregatura pesantissima.

Ricordi. Ancora ricordi. Ormai i tifosi rossoneri ci sono abituati. Pato che dall’infermeria milanese vola in Brasile indossando una mascherina perché “malato” di “corinthiade”. Alla faccia dei malanni muscolari e della sua fidanzata. E poi Zlatan che alza la “gloriosa” maglia del PSG all’ombra della torre Eiffel. Thiago Silva capitano al Parco dei Principi e fermiamoci qui. Ricordi. Di quel ragazzetto brasiliano magro e goffo, con l’apparecchio ai denti, atterrato in Italia e subito al lavoro per diventare grande in poco più di sei mesi. Ricordi. Di quella splendida doppietta del Santiago Bernabéu nel successo, clamoroso, del Milan targato Leonardo contro il Real Madrid. Era il 2009 e Pato chiuse la stagione con 15 gol e 6 assist in Serie A. Una rete ogni 153 minuti. Media leggermente abbassata nella stagione successiva con 14 gol in 30 partite tra campionato e Champions League. Quindi il 2011, ultimo anno “completo” del papero, con 14 gol in 25 partite di Serie A e quel gol-lampo segnato (il 13 settembre) in casa dei maestri del Barcellona, al Camp Nou. L’ultima magia di Pato prima dell’incredibile serie di infortuni che lo ha messo letteralmente al tappeto. Ben 16 in appena 3 anni. Nel bel mezzo del suo percorso di guarigione, proprio Leonardo, il protagonista del successo rossonero del Bernabéu, ha provato a portarlo in Francia ma Berlusconi, rischiando un serio impiccio diplomatico con Galliani, ha stoppato tutto sul più bello, quando il giocatore valeva il doppio rispetto a questo 3 gennaio 2013.

È l’inizio della fine e della storia con Barbara Berlusconi. Ai gol si sostituiscono i paparazzi e Pato saluta, in modo definitivo, San Siro. E pensare che proprio lui e la prossima cessione rossonera Robinho dovevano essere le colonne del nuovo Milan. E per fortuna che il buon Allegri si è visto costretto a gettare nella mischia il giovane El Shaarawy. Per fortuna. Tra una nuova generazione che (forse) cresce, a una che se ne va, senza tanti complimenti, il Milan ha perso una delle partite principali. E forse conviene vivere di ricordi. Pensare a El Shaarawy, sperare nel futuro e dimenticare il Brasile. Sarebbe brutto, orribile, vedere, anzi rivedere Pato correre e segnare. No, teniamoci questo finale. Brutto ma inevitabile. E avanti il prossimo…

di Andrea PRETE

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