Pallonate

Il pagellone della 13a giornata

10 FIORENTINA - Dopo i complimenti, i risultati: che la Viola fosse la squadra più bella del campionato, con quel centrocampo tutto tocco e movimenti senza palla, c'erano già pochi dubbi e adesso si vola: quinta vittoria consecutiva, terzo posto, 11 gol nelle ultime tre, seconda miglior difesa... La Fiorentina vince anche senza Stevan Jovetic perché, a differenza di altri undici, sul palcoscenico può prescindere dal suo tenore grazie a un coro senza stecche. Alberto Aquilani, 3 reti in due giornate, è l'MVP del 4-1 all'Atalanta; Luca Toni, al quarto gol in campionato, la conferma che, senza flessioni anagrafiche, non c'è falla nemmeno nella casella bomber perché le brecce spettano agli altri. Al suo prometeo l'incombenza di non far soffrire la squadra di vertigini: uno come Montella che di voli se ne intende.

9 EL SHAARAWY - Primo marcatore in doppia cifra di questa Serie A, El 92 non si ferma più… Subito l'exploit dopo un anno di apprendistato: Stephan El Shaarawy impara in fretta e raccoglie sulle spalle gli oneri di un Milan ancora cagionevole. Nemmeno Ibrahimovic aveva segnato così tanto dopo tredici giornate nei suoi due anni in rossonero: in sintesi la miglior investitura.

8 MARCHETTI - Dalle scuse pubbliche per un gol innocente, ma pur sempre subito nel derby, per eccesso distensivo al caveau di Torino: una successione di parate straordinarie che frenano la Juve per varare la giornata dell'X-Day.

7 SAMPDORIA - Non è la panacea di tutti i mali, ma vincere un derby dopo sette sconfitte consecutive è il miglior viatico per una Samp che riparte da Mauro Icardi, il giovane argentino della Masia Barcellona, e Andrea Poli, il figliol prodigo, nella notte più speciale per infiammare Marassi con il loro primo gol in Serie A. Lanterna della cuccagna…

6 STROPPA — L'erede di Zeman a Pescara toglie il disturbo dopo la quarta inappellabile sconfitta consecutiva, l'ottava di un campionato fin qui disastroso del Delfino. Contestato da giorni, l'esonero dopo le briglie ormai fatalmente sciolte è quanto meno un gesto di onestà intellettuale.

5 INTER - L'alibi, come vedremo, è solido, ma la cattiva gestione del match, in balia delle ripartenze avversarie subito dopo il vantaggio di Palacio, resta una colpa grave: un passo indietro per i tre di difesa, le crepe in mediana e persino per un insospettabile Zanetti. E c'è un Principe sciagurato che imbratta le solite grandi rifiniture di Cassano.

4 GIACOMELLI — Per gli orrori di San Siro una candidatura al premio per il peggior arbitraggio dell'anno: mani di Sau prima dell'1-2 più un rigore nettissimo e davvero inspiegabilmente non concesso all'Inter quando Astori, scomposto, stende Ranocchia in pieno assedio. Era a un metro di distanza: così non si può fare.

3 ABBIATI — Come troppo spesso accade, il portiere veterano del Milan (contro la Juventus farà 300 cap in rossonero) si dimostra grande nelle parate di riflesso ma almeno altrettanto disastroso in quelle più meditate: al San Paolo il peggior horror remake del derby.

2 GENOA — A proposito, ricordate quel derby drama che spedì la Samp nell'inferno della Serie B? Come una perfetta trama dantesca, adesso sono i cugini a far sprofondare il Grifone nel baratro dell'ultimo posto in classifica dopo la sesta sconfitta consecutiva. Con l'attacco titolare doriano fuori causa, sembrava un'altra stracittadina propizia, ma c'è sempre un contrappasso.

1 PALERMO — Tre espulsi e una difesa impresentabile: è il Palermo degli ammutinati alla viglia del Catania. Il Bologna dilaga presto e col minimo dispendio, Ilicic è uno spettro, Carlos Labrin il killer: rosso diretto in 18 minuti per aver attentato alle gambe del povero Morleo… Si salvi chi può.

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