Pallonate

Il rimedio al razzismo è un (solo) dirigente di pubblica sicurezza

Il caso Boateng-Pro Patria ha fatto scoppiare una bolla di sapone che ormai da parecchio tempo rischiava di rompersi. Il problema “razzismo” (in Italia, come in tutto il Mondo) esiste, inutile negarlo. Sicuramente Busto Arsizio non sarà la patria di questa antipatica consuetudine, ma ‘quanto razzismo’ ci sia in Italia conta poco: il punto è che non dovrebbe esserci.

La riunione dell’Osservatorio che si è tenuta ieri ha stabilito che, a interrompere le partite in caso di ‘buu razzisti’, sarà un poliziotto, o più correttamente un dirigente di pubblica sicurezza, “l’unico responsabile della decisione di sospendere la gara”. Questi dovrà essere chiamato in causa dall’arbitro, anche su invito degli stessi giocatori, e poi decidere se interrompere o meno la partita.

L’Osservatorio, che valuta i fenomeni di razzismo in Italia di tipo ‘episodico’, ha deciso inoltre che, già dai prossimi mesi, agenti di sicurezza e steward si dovranno sottoporre a esercitazioni periodiche, organizzate dal Coordinatore del Gruppo Operativo presente in ogni stadio al fine di ‘testare il flusso delle informazioni’ e di ‘valutare e studiare l’efficacia dei piani di emergenza’. Fermezza e tolleranza zero, poi, saranno i ‘must’ cui si atterrà il Dipartimento di Pubblica Sicurezza che diffonderà una circolare con cui illustrerà le modalità di intervento: rapida e scrupolosa individuazione per i responsabili e Daspo immediato.

Avete letto tante belle parole, che però a molti di voi non saranno sembrate nulla di nuovo. Anche perché, più o meno, è quello che succede già ora in tutti gli stadi di Italia. C’è solo un passaggio in più, quello del dirigente di pubblica sicurezza. Che dovrà valutare se diffondere o meno un messaggio in tutto lo stadio prima di prendere provvedimenti più drastici. Ma, e chi va allo stadio può testimoniarlo, i messaggi all’interno delle strutture che ospitano le nostre squadre venivano diffusi anche in passato.

Il problema, semmai, è il dopo. Si può discutere sul fatto se sia o no il caso di sospendere le partite, quella che deve essere chiara, però, è la punizione. Che non può essere solo il Daspo. Per sensibilizzare la gente, purtroppo serve punire anche le squadre. Che il più delle volte (non sempre) c’entrano poco e niente. Penalizzazioni, vere e non di 2 o 3 punti, mesi a porte chiuse, e – se recidivi – squalifica immediata del campo per una stagione intera. Serve punire seriamente se si vuole trovare un rimedio. E un ‘dirigente di pubblica sicurezza’, da solo, può fare ben poco.

di Andrea TABACCO (Twitter: @AndreaTabacco)

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