Patrick Mouratoglu

Giocare infortunati o no, questo è il problema

Dopo gli ormai famosi problemi al ginocchio di Rafael Nadal, recentemente anche Gael Monfils ha avuto un fastidio simile. Questi sono solo gli ultimi casi emersi, ma prima c'era stato il dito di Jo-Wilfried Tsonga, oltre alla febbre di David Ferrer e a tanti altri problemi più o meno seri che hanno riportato alla luce una vecchia questione mai risolta? E' possibile giocare da infortunati? E fino a che punto è possibile continuare a farlo? Quando è invece il caso di fermarsi?

Ci sono diversi tipi di infortuni: lievi, gravi e molto gravi. Abbiamo avuto casi di tennisti che hanno giocato con lesioni importanti, aggravando ulteriormente l'infortunio. Nadal è un buon esempio. Si potrebbe utilizzare anche l'esempio di Del Potro, che ha giocato l'Australian Open con una tendinite al polso e che poi si è dovuto fermare un anno per sottoporsi a due interventi chirurgici.

Giocare da infortunati può avere poco o addirittura nessun impatto. Spetta allo staff medico fare in modo che il tennista abbia il danno minore possibile. Giocare anche se non in perfette condizioni è una qualcosa che si verifica regolarmente tra i tennisti. Gli infortuni lievi sono comuni, quasi inevitabili. Il miglior insegnamento è quello di imparare ad affrontare il dolore e a convivere con esso. Quello che è necessario fare è identificare la chiara origine del dolore, e capire di che infortunio si tratta per evitare di sottovalutare il problema. Nel tennis si vince a breve termine, ma si perde a lungo termine. E i casi di Nadal e Del Potro sono lì a dimostrarcelo.

Una cosa che si dovrebbe sapere è che lo stress provoca lesioni. Quasi tutti i giocatori di esperienza soffrono di guai più o meno accentuati all'inizio di ogni torneo. Quelli più lievi sono generalmente dovuti allo stress che porta la competizione stessa. La vera sfida che si presenta allo staff medico è riconoscere la reale differenza tra questo tipo di dolore e un infortunio vero.

A parte lo stress, il tennista è comunque soggetto a una serie di infortuni. Quello alla spalla, ovviamente, è in cima alla lista perché con il servizio si va a chiamare in causa con grande aggressività quella parte del corpo. La schiena e le ginocchia sono allo stesso modo sollecitate. Per non parlare delle caviglie, che sono sottoposte a torsioni continue e quasi sempre al limite. Sono queste le aree a rischio infortunio.

Mi ricordo di Andy Murray, che ha preso una brutta storta alla caviglia durante l'Australian Open qualche anno fa. Non pensavo che avrebbe potuto continuare a giocare con un infortunio del genere: tuttavia una buona fasciatura rigida e un po' di ghiaccio hanno fatto il miracolo. Murray è riuscito a riprendere il gioco e a portare a termine la partita.

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