Roberto Beccantini
  • Inter e Milan: modello “un passo alla volta”

    Mi sbaglierò ma credo che in Europa League, con la Fiorentina, finiranno per andare proprio Inter e Milan. Non l’una o l’altro. Entrambi. Mazzarri, quinto, c’è già. Con il Catania, forato da un chiodo di Montolivo, il Milan ha giocato proprio male. Seedorf dovrà rimontare il Parma e tenere d’occhio Lazio & Toro. Impresa possibile, a patto di crescere. Derby e Roma saranno ossi duri.

    Non vinceva da quattro partite, l’Inter. Il 4-0 di Marassi va oltre i gol, la personalità e gli eccessi di Icardi. Se Handanovic ha sfoderato quattro super-parate, la più facile delle quali sul rigore di Maxi

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  • Barcellona, è l’ora di cambiare rotta

    La scorsa stagione, nell’indagare la caduta del Barcellona fissai questo podio: primo, l’eclissi di Messi; secondo, la solidità del Bayern; terzo, il problema allenatore (da Guardiola a Vilanova-Roura). Il Bayern, «quel» Bayern, aveva talento. L’Atletico di Simeone, molto meno. Mancavano Diego Costa e Arda Turan, al «Cholo». Pressing, linee strette, rapidità nel ribaltare il fronte, tutti per uno e uno per tutti: ecco come vi ha posto rimedio.

    Il calcio moderno trita. Il k.o. del Barça dopo due Champions e sei semifinali non costituisce un’onta e nemmeno un mistero. Si può morire di «sé

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  • Napoli, ecco cosa ti serve

    L’ultimo dei quattro Napoli di Walter Mazzarri era arrivato secondo in campionato, a nove punti dalla Juventus; era stato eliminato nei sedicesimi di Europa League dal Viktoria Plzen (0-3, 0-2) e negli ottavi di Coppa Italia dal Bologna (1-2 al San Paolo), trofeo che si era aggiudicato la stagione precedente battendo in finale proprio la Juventus ((2-0). Il «top» europeo rimane l’ottavo di Champions League 2011-2012: 3-1 e 1-4 d.t.s. con il Chelsea che poi avrebbe alzato il trofeo.

    Il primo Napoli di Rafa Benitez ha un punto in più e arriverà verosimilmente terzo; è finalista di Coppa Italia

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  • Calcio e tifosi fra ricatto e riscatto

    Il problema del tifo, in Italia, nasce e prospera sulla confusione dei ruoli e delle leggi. I dirigenti fanno i tifosi. i tifosi fanno i dirigenti. Lo stato ancheggia e ondeggia: da un lato, i biglietti nominativi e la tessera maroniana, per cui due bambini di Bergamo, sprovvisti, sono stati respinti ai cancelli di San Siro la domenica di Inter-Atalanta; dall’altro, i Daspo e una generalizzata comprensione per il teppismo da stadio (meglio in curva che ai supermercati, i teppisti di Arancia meccanica). In mezzo, un calcio troppo emotivo e superficiale, padrone e poi ostaggio delle

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  • Napoli da Champions, allarme Juventus

    Complimenti al Napoli. La squadra di Benitez ha preso per il bavero la Juventus e l’ha appesa al muro. In campionato, la Signora non perdeva dal 20 ottobre: 4-2 a Firenze. Ed era da 43 partite e dal 16 febbraio 2013 che non segnava almeno un gol (Roma-Juventus 1-0, sassata di Totti).

    Non so quanto il risultato riapra la volata scudetto: i punti di vantaggio scendono a undici, e mercoledì gli sfidanti di Garcia, Parma permettendo, potrebbero ridurli a otto. Mancano sette partite, alla penultima ci sarà proprio Roma-Juventus ma perché salti in aria la vetta della classifica serve un crollo.

    Ci

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  • Juventus, record col fiatone

    Sono i tesori dei singoli a tenere su, di peso, la Juventus dal braccino corto e il fiato lungo. Le punizioni di Pirlo sistemarono il Genoa e, nel derby europeo, la Fiorentina. I chiodi di Tevez hanno sgonfiato il Catania e il Parma. Da una parte ci sono i numeri: sette vittorie consecutive e addirittura quindici su quindici in casa, nuovo record. Italia, dolce Italia. Dall’altra ci sono le sofferenze che l’espulsione di Amauri avrebbe dovuto scongiurare.

    Sopra di un gol e di un uomo, non ci si può ridurre alla lotteria degli episodi, col rischio di restare in bolletta: al radar di Banti, nel

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  • Inter, i problemi al di là della iella

    Mazzarri ha indicato la strada. Sarà lunga. Veniva, l’Inter, da un gruzzolo di quattro vittorie e due pareggi. L’Atalanta è la sua bestia nera; e Colantuono, un artigiano di cui si parla poco in rapporto alla qualità del prodotto. La doppietta di Jack Bonaventura ha rigato, sul filo del 90’, una partita strana e agitata che i bergamaschi avevano consegnato agli avversari dopo una mezz’ora fiammeggiante.

    Due gol a uno per l’Atalanta, quattro legni a uno per l’Inter: non credere nella iella non significa considerare il destino un banale orpello. Attenzione, però: è sfortuna il palo di Palacio,

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  • Europa, Pirlo tra le macerie del nostro calcio

    E’ l’Europa di scorta, d’accordo, ma altro non ci resta. Va avanti il calcio quadrato della Juventus, esce il calcio-roulette del Napoli, il cui attacco non è riuscito, come già all’andata, a mascherare le grossolane amnesie della difesa.

    Punizione a Marassi, domenica sera. Punizione a Firenze: sono i giorni di Andrea Pirlo, 35 anni a maggio. Il Milan non lo rimpiangerà mai abbastanza. La disfida del Franchi è stata spaccata dall’espulsione, corretta, di Gonzalo Rodriguez. Primo giallo, su Tevez; secondo, su Llorente. Webb è l’arbitro dell’ultima finale del Mondiale, a Johannesburg, e di

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  • Il fumo del Milan e l’arrosto di Donadoni

    Non ci voleva un genio per pronosticare che con Seedorf sarebbe cambiato poco. Il Milan è questo. E dal momento che, in estate, lo collocai al terzo posto, dietro Juventus e Napoli, non merito nemmeno le attenuanti generiche che pure ci sono, e non sono poche: Adriano versus Barbara, la «scomparsa» di El Shaarawy, lo sfascio del centrocampo inteso come filosofia tecnico-tattica, la raccolta di mezze punte (Birsa, Honda, Kakà, Saponara, Taarabt), le lune di Balotelli.

    Il Parma di Donadoni, allenatore tutto arrosto, rappresenta l’ennesimo timbro su una crisi che viene dal disimpegno di

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  • Tra Juventus ed Europa la differenza è Gomez

    Poi arriva l’Europa e, parafrasando il Gattopardo, nulla cambia perché tutto cambi. Stesse squadre, stesso stadio, stesso film, più o meno. Diverso, «solo» il risultato: da Juventus-Fiorentina 1-0 a Juventus-Fiorentina 1-1. Giovedì prossimo, al Franchi, Montella potrà permettersi lo 0-0, punteggio che, visto da lontano, sembra un miraggio (non la qualificazione).

    Non credo che all’estero si siano eccitati. E’ stata la solita Juventus, che in campionato basta e in coppa no: primo tempo spavaldo, da due gol di vantaggio come minimo, e poi lento, progressivo spegnimento. Le tracce: domenica, la

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Roberto Beccantini

Roberto Beccantini è nato a Bologna il 20 dicembre 1950. Ha sempre avuto la passione del giornalismo, cosa che lo ha tenuto lontano da pericolose tentazioni come il lavoro. Si occupa di sport (e di calcio, soprattutto), ha scritto per «Tuttosport», «La Gazzetta dello Sport» e «La Stampa», oggi collabora per «il Fatto quotidiano», «La Gazzetta dello Sport» e il «Guerin sportivo». Ha girato Mondiali, Europei e Olimpiadi per 40 anni, è stato giurato del Pallone d’oro di «France Football».