Roberto Beccantini
  • Roma bella ma con il mal d’attacco, Napoli roulette

    E’ il calcio, bellezza. Gioca il Milan, segna Llorente. Domina la Roma, vince il Napoli. Di tutta la saga, questa del San Paolo è stata la puntata più didascalica. Allontana Garcia da Conte, segnando probabilmente una tappa cruciale nella corsa allo scudetto, avvicina la terza alla seconda, anche se sul duello pende sempre il recupero tra giallorossi e Parma.

    Più didascalica, scrivevo. Non ricordo una Roma più quadrata e sorniona (persino troppo, a volte) e non rammento neppure un Napoli così confuso e sfilacciato. Gli errori in uscita, o di tocco, alimentavano il torello degli avversari

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  • Tre volte Juventus-Fiorentina: l’andata segnò la svolta

    Era il 1990, quando Juventus e Fiorentina si affrontarono nella doppia finale di Coppa Uefa (si chiamava così, allora): 3-1 a Torino, 0-0 sul neutro di Avellino. Allenatori, Zoff e Graziani. Furono gli ultimi safari di Roberto Baggio in viola, prima del trasloco a casa Agnelli.

    Che rumba, quell’anno. Coppa dei Campioni e Coppa Intercontinentale al Milan. Coppa delle Coppe alla Sampdoria. Coppa Uefa alla Juventus. Scudetto al Napoli di Maradona. E la Nazionale delle notti magiche terza al mondo, dopo la semifinale con l’Argentina scivolata di tasca ai rigori. Altri tempi. Oggi, Juventus e

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  • Milan-Juventus e quel destino cinico e Tevez

    Tra il Milan di un tempo e il Milan che dura un tempo ci sono partite, dolorose, come quelle con l’Atletico e la Juventus. Nessun dubbio che Seedorf abbia reso meno vaga la struttura che collassò a Napoli. In Champions, per 45 minuti, solo una traversa, un palo e i riflessi di Courtois incollarono l’equilibrio che poi Diego Costa avrebbe spaccato. Ieri sera, per metà partita, Conte ha avuto bisogno di due portieri, non di uno: Buffon e Bonucci.

    La Juventus è una grande squadra che, in Italia, sa resistere alla sua stessa confusione, alle sue stesse paturnie. Veniva dalla passeggiata di

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  • Grande Torino, non ti curar di loro

    A quelle canaglie pseudo-juventine dello striscione su Superga, a quegli infami senza memoria, senza cuore e senza niente provo a ricordare quanto fosse alto e distante dalle loro miserie il bersaglio che hanno scelto. Sto parlando del Grande Torino, così grande che non fu semplicemente di una città o di una tifoseria, ma di tutti. E da tutti pianto e tramandato.

    Si schiantò a Superga il 4 maggio 1949. Era reduce da un’amichevole a Lisbona. Capitan Mazzola aveva dato la parola a Francisco Ferreira, bandiera del Benfica, che ne avrebbe onorato il passo d’addio. Pacta sunt servanda.

    Cinque

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  • Tevez e rigore, ma è ancora un Toro seduto

    Damigiane di camomilla. E’ stato un derby tra i più brutti della storia, deciso da un pezzo di bravura di Tevez e solcato da un tocco di Pirlo a El Kaddouri che Rizzoli non ha colto. Sarebbe stato rigore, al di là di un tuffo infinitamente più plateale del contatto. Sono quegli episodi - tipo bracciata di Benatia a terra, nel corso di Roma-Sampdoria - che sfuggono ai radar degli arbitri, attratti o distratti in base alla posizione.

    A settembre c’era stato il fuorigioco di Tevez sul gol di Pogba. Capisco le allusioni di Ventura, come immagino di capire il calo che la Juventus ha accusato

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  • Dall’Europa i primi avvisi di garanzia

    La prima Europa dell’anno ci ha subito messi con le spalle al muro. Il Milan, in Champions, è durato un’oretta. Non meritava di perdere. Ha dato il massimo, e quel massimo gli ha fruttato una traversa, un palo e un forte sospetto di rigore. Simeone ha giocato molto più all’italiana di quanto non abbia fatto Seedorf: non è una censura, per carità. Se devo essere sincero, non ho notato tutta la differenza che mi sarei aspettato di cogliere tra una delle prime della Liga e la nona del nostro campionato: per la verità, non l’ho colta neppure in Europa League tra la prima della serie A e la nona

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  • Riecco l’Europa: quante insidie per le nostre

    Con il ritorno delle coppe, gli impegni extra entrano a gamba tesa sulle zuffe domestiche. Il Mondiale di giugno ha compresso ancor più il calendario. Milan in Champions; Fiorentina, Lazio più Juventus e Napoli, retrocessi dalla Champions, in Europa League. La Roma si allunga, curiosa, sul divano. Ecco qua le mie previsioni. Milan 45% Atletico Madrid 55%. Al momento del sorteggio di fine dicembre il distacco era più netto, diciamo 30 a 70. Molto è successo, da allora. Il Milan ha cambiato allenatore, da Allegri a Seedorf. Gli spagnoli hanno rallentato. Tre sconfitte consecutive (0-3 e 0-2

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  • Fiorentina-Inter, la sfida rovesciata


    La stagione scorsa, la Fiorentina arrivò quarta (70 punti) e l’Inter nona (54). All’andata, in compenso, ha vinto l’Inter. Era il 26 settembre 2013. Due a uno. Questi i marcatori: Giuseppe Rossi su rigore, poi Cambiasso e Jonathan. E questa la classifica: Roma 15, Napoli, Juventus e Inter 13, Fiorentina 10.

    E’ successo di tutto, da quella sera. L’Inter ha cambiato padrone, da Massimo Moratti a Erick Thohir, anche se il vecchio non demorde. Dopo Mario Gomez, la Fiorentina ha perso Giuseppe Rossi. Oggi, Vincenzo Montella è quarto, con 44 punti; Walter Mazzarri quinto, con 36, gli stessi del

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  • Il Milan di Seedorf: bastasse l’idea

    "Nessuno nasce imparato", diceva Totò. Clarence Seedorf l’ha ribadito al San Paolo, rianimando persino Hamsik. Non è tanto la sconfitta che giustifica una riflessione. E’ il modo. Nessun dubbio che il Milan sia un cantiere. I confini vanno dall’arrosto di Taarabdt, un discolo di talento, al fumo di Balotelli.

    Ad Allegri veniva rinfacciata la giostra dei moduli, quell’ossessiva caccia a un 4-3-3 che fosse anche 4-2-3-1 o 4-3-2-1, con il risultato, pirandelliano, di applicarne uno, nessuno e centomila. Il «professore», così lo chiamano, non ha commesso questo errore. Fin dal battesimo con il

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  • Roma, Napoli e la scomparsa di Hamsik

    Non che la sfida di Coppa potesse sabotare le gerarchie alle spalle della Juventus. La Roma rimane l’unica rivale, punto. In attesa del ritorno - e, dunque, di una sentenza precisa - l’andata dell’Olimpico ha ribadito che la squadra di Garcia produce un calcio autonomo, non legato alla formula della competizione, mentre quella di Benitez, per com’è strutturata, mi sembra più da coppa che da campionato, più da tappone che da giro. In Coppa Italia, la Roma ha sempre giocato in casa: 1-0 alla Sampdoria, 1-0 alla Juventus, 3-2 al Napoli. Rispetto a un anno fa, i nuovi sono De Sanctis (alla

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Roberto Beccantini

Roberto Beccantini è nato a Bologna il 20 dicembre 1950. Ha sempre avuto la passione del giornalismo, cosa che lo ha tenuto lontano da pericolose tentazioni come il lavoro. Si occupa di sport (e di calcio, soprattutto), ha scritto per «Tuttosport», «La Gazzetta dello Sport» e «La Stampa», oggi collabora per «il Fatto quotidiano», «La Gazzetta dello Sport» e il «Guerin sportivo». Ha girato Mondiali, Europei e Olimpiadi per 40 anni, è stato giurato del Pallone d’oro di «France Football».