Roberto Beccantini
  • Llorente-Tevez, coppia trovata più che studiata

    Nel periodo storico intitolato al centravanti «spazio» e non più al ruolo del centravanti, o comunque molto meno, la Juventus di Antonio Conte ha riesumato dal baule un «nove» classico come Fernando Llorente. D’accordo, il nostro campionato è poca cosa, ma occhio: in attesa del Copenaghen, snodo cruciale in Europa, lo spagnolo ne ha già fatti due, tra andata e ritorno, al magno Real di Cristiano Ronaldo e Gareth Bale.

    Cinque vittorie consecutive, dodici gol a zero: la scintilla è scattata a Firenze. C’era anche Llorente, quella domenica di sbornia collettiva. Ha capito cosa andava e cosa no.

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  • Stadi e dintorni, parole e musica di Alfano

    Mi chiedo e vi chiedo: uno Stato che non riesce a far disputare Nocerina-Lecce dopo la farsa di Salerno può puntare ai Giochi olimpici del 2024? I giorni sono lunghi ma gli anni volano, scrive Mordecai Richler in «Joshua allora e oggi». Filippo Raciti fu ucciso il 2 febbraio 2007. Più passa il tempo, più il circo Abete smercia i soliti slogan. Lotta al razzismo, tolleranza zero, stadi di proprietà. Gli ultras, loro, se ne fottono. E procedono. Non tutti, per fortuna. Riassunto delle puntate precedenti: marzo 2004, derby di Roma sospeso per invasione di un gruppuscolo, eccitato dalla notizia

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  • Africa, il calcio del Duemila è in ritardo

    L’amichevole tra Italia e Nigeria, fresca di imbarco mondiale, sollecita un’analisi di quel «mal d’Africa» che il calcio ha fatto suo, negli slogan e ben oltre. Dopo il Sudamerica, siamo di fronte al più smisurato giacimento di talenti. Erano gli anni Novanta, gli anni del Camerun di Roger Milla e della Nigeria di Jay Jay Okocha, quando si parlava del calcio africano come del calcio del Duemila. Il Duemila è arrivato, sì, ma con poca Africa a bordo. Perché?

    Credo che il motivo principale vada ricercato nel bordello politico che governa l’attività di vertice. La vetrina fa gola, ma anche lì,

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  • Italia-Germania ha scritto la storia del calcio. Quattro titoli mondiali noi, tre loro. Un europeo noi, tre loro. E un’Olimpiade a zero, firmata proprio a Berlino, nel 1936.  Vi offro il mio podio. Una sola promessa: riguarda la madre di tutte le sfide, quella che ebbe luogo, allo stadio Azteca di Città del Messico, il 17 giugno 1970. Italiagermaniaquattroatre. Tutta attaccata. Non l’ho presa in esame perché non ero là e perché la considero fuori concorso, così lontana dalla normalità terrestre. E’ stata tutto, è stata troppo. E’ diventata film, pièce teatrale, libro, fiction. Dal bisturi di

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  • La Juventus è tornata, il Napoli ha perso Hamsik

    Il Napoli mi ha deluso, mi ero fidato troppo di Benitez e del suo europeismo. La Juventus l’ha preso di petto, triturato per un quarto d’ora, dominato per un tempo e controllato nella ripresa. Il primo gol di Llorente era in fuorigioco, così come era leggermente fuori area il rigore su Asamoah che introdusse il bombardamento del Genoa. Per tacere del gol di Paloschi a Verona e del fuorigioco di Tevez sul gol di Pogba, nel derby. Ho dimenticato qualcosa? Ah, sì: i rossi di Immobile su Tevez, di Aquilani su Bonucci e di Chiellini su Bergessio (auguri, di cuore). Voce dal fondo: e il rigore

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  • Juve, attenta: è un Napoli più europeo

    Anche se il pareggio di Torino ha leggermente mitigato la dittatura della Roma, Juventus-Napoli di domenica sera rimane una partita di confine, quasi uno spareggio. Roma 31, Napoli e Juventus 28. La Juventus ha gli stessi punti di un anno fa, vince e non prende gol da tre partite. Il Napoli ne ha cinque in più, addirittura, e vince anch’esso da tre gare. Una sola sconfitta, per entrambi: la Juventus a Firenze, il Napoli a casa Pjanic.

    La scorsa stagione c’era Mazzarri. A Torino, vinse la Juventus 2-0: traversa di Cavani, poi capocciata di Caceres e lampo di Pogba. Al San Paolo, finì 1-1:

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  • Crisi-Milan, basta con gli alibi ai giocatori

    Quando parlo del Milan - di «questo» Milan, soprattutto - non posso che riesumare la mia griglia estiva: 1. Juventus; 2. Napoli; 3. Milan; 4. Fiorentina; 5. Roma; 6. Inter. Ho sbagliato anch’io, dunque: non solo Berlusconi, Galliani e Allegri. Non solo i giocatori, probabilmente sopravvalutati: da Montolivo in su. Contro una Fiorentina ordinata ma senza Cuadrado, Pizarro e Gomez (tre colonne, non tre stecchini), ho visto per la prima volta, non tanto un brutto Milan, quanto un Milan impotente, rassegnato.

    D’accordo, hanno deciso in pratica due «autogol», uno di Muntari e l’altro di Gabriel, ma

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  • La Roma e la sua rivoluzionaria normalità

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    Con il record di dieci vittorie iniziali, la Roma di Rudi Garcia ci sbatte in faccia l’aspetto rivoluzionario della normalità. Ultimo in classifica, il Chievo veniva da cinque sconfitte. L’insidia si annidava nel pronostico ovvio, nel copione scontato. Tra infortuni e rotazioni, inoltre, ne mancavano cinque: Maicon, Balzaretti, Florenzi, Totti, Gervinho. Il catenaccio di Sannino ha portato all’ingresso di Balzaretti e Florenzi, decisivo sul gol di Borriello. Già che ci siamo: miglior attacco (24 reti, come l’Inter) e miglior difesa. Una parola, tirare verso De Sanctis.

    Calcio champagne?

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  • Real Madrid più in ritardo del Barcellona

    Nessun dubbio che il «clasico» di Spagna rappresenti, oggi, la bilancia più seducente sulla quale pesare il fascino del calcio «alternativo» a Leo Messi e Cristiano Ronaldo. Se la sfida tra Bayern e Borussia Dortmund è diventata il massimo, come certificato dall’ultima finale di Champions League, Barcellona-Real Madrid rimane la bussola. Ripartiamo da sabato, dunque: dal 2-1 del Barça. Dalle scelte di Ancelotti.

    1. Il Barcellona rispetto al Milan: non più Sanchez-Messi-Neymar, ma Messi-Fabregas-Neymar. Morale della favola: più Neymar, meno Messi. Al Meazza fu il contrario: meno Neymar, più

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  • Juventus e Milan contro la tirannia dei solisti

    I derby di Champions tra Italia e Spagna hanno prodotto un pareggio (Milan-Barcellona 1-1) e una sconfitta di misura (Real-Juventus 2-1). Non fidatevi: sono state partite troppo equilibrate, troppo vicine, per essere vere. Gli allenatori contano, per carità, ma poi a San Siro segna Leo Messi e a Madrid decide Cristiano Ronaldo. Siamo sempre lì: la democrazia del coro contro la tirannia dei solisti. Una lotta impari, spesso.

    Il Real è talento selvaggio, non geometrie. Schema base, palla a Cristiano Ronaldo: scusate, voi a chi la dareste? Non ho colto, nella squadra di Ancelotti, un impegno

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Roberto Beccantini

Roberto Beccantini è nato a Bologna il 20 dicembre 1950. Ha sempre avuto la passione del giornalismo, cosa che lo ha tenuto lontano da pericolose tentazioni come il lavoro. Si occupa di sport (e di calcio, soprattutto), ha scritto per «Tuttosport», «La Gazzetta dello Sport» e «La Stampa», oggi collabora per «il Fatto quotidiano», «La Gazzetta dello Sport» e il «Guerin sportivo». Ha girato Mondiali, Europei e Olimpiadi per 40 anni, è stato giurato del Pallone d’oro di «France Football».