Roberto Beccantini

  • Juventus, lo scudetto dei centravanti

    Adesso che la Roma si è arresa e da Catania sono arrivati il trentesimo scudetto, la terza stella e il terzo titolo consecutivo dell’era Conte, si può dire: non è stata la Juventus più bella. E’ stata la Juventus più efficace. La più bella rimane la prima, la squadra che appendeva al muro gli avversari. Non aveva le coppe, come la Roma attuale, e sul piano del gioco rimontò il Milan al di là del gol di Muntari.

    La seconda ha respinto l’assalto del Napoli di Mazzarri e Cavani. Il ritorno in Champions la costrinse a scendere a patti con la brillantezza della manovra e i limiti della rosa.

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  • Milan-Inter, derby con troppo Galliani

    All’andata c’era ancora Allegri. Decise un gol di Palacio, di tacco, su passaggio di Guarin. Era la sera del 22 dicembre, mancavano quattro minuti. Riporto le formazioni, tanto per riassumere i mesi passati, e cos’è passato.

    Inter (3-5-1-1): Handanovic; Campagnaro, Rolando, Juan Jesus; Jonathan, Zanetti (23' st Kuzmanovic), Cambiasso, Taider (11' st Kovacic), Nagatomo; Guarin; Palacio (37' st Icardi).

    Milan (4-3-2-1): Abbiati; De Sciglio, Zapata, Bonera, Constant (1'st Emanuelson); Poli (42' st Pazzini), De Jong, Muntari; Kakà, Saponara (30' st Matri); Balotelli.

    In classifica, alla vigilia,

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  • Il problema è il Milan, non solo Clarence Seedorf

    Il problema non era Allegri, e non è neppure Seedorf. Il problema del Milan è il Milan, da Silvio Berlusconi, che non voleva il primo e ha imposto il secondo, alla coppia Barbara-Adriano, non proprio pappa e ciccia, fino alle spine della rosa e ai nervi di Balotelli.

    Pagherà l’olandese, perché il mondo gira così. Dicono che non faccia spogliatoio, che Galliani non lo ami, attratto com’è dal fuoco di Inzaghi, il suo pupillo. Parlare di momento sarebbe grottesco: è ormai da mesi che il caos-Milan si trascina fra pochi alti e molti bassi. Sembrava che le cinque vittorie consecutive avessero

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  • Juventus, progressi che non bastano

    E’ stata una partita di episodi, che il Benfica ha strappato alla Juventus aggiudicandosi il primo quarto d’ora e la tombola finale. Il 2-1 è tutt’altro che una condanna, anche se lascia il ritorno del 1° maggio in balìa di troppe variabili.

    In Europa si aggirano avversari magari non irresistibili, ma più tosti di quelli che infestano i nostri cortili. Il gol-lampo di Garay, propiziato dalla ditta Bonucci-Buffon, mi ha ricordato l’incipit di Bayern-Juventus, quando Alaba spaccò l’equilibrio dopo un pugno di secondi. Per fortuna, il Benfica non è il Bayern. Gli mancavano Salvio, il suo

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  • Juventus-Roma, guardare i numeri e applaudire

    Siamo di fronte a numeri straordinari: Juventus 90, Roma 82. E ne mancano ancora dodici, per un totale di quattro partite. In casa, la Juventus le ha vinte tutte: diciassette su diciassette. La Roma di Rudi Garcia, è passata anche a Firenze, portando a otto i successi consecutivi: in avvio di stagione furono dieci, addirittura.

    Ballardini non aveva mai perso allo Juventus Stadium: 1-1 con il Cagliari, 1-1 con il Genoa. I piani sono saltati sul destro di Pogba, dopo un’ora abbondante di assedio. Antonio Conte ha risparmiato Tevez, gli servirà giovedì a Lisbona, nell’andata delle semifinali di

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  • Zidane allenatore, “testa” o croce

    Allenatori si nasce? Allenatori si diventa, al di là delle tracce che una carriera lascia e della gavetta sì o no. Non esistono leggi scritte. Prendete Zinedine Zidane, 42 anni a giugno, uno dei più grandi «scultori» che il calcio abbia esposto da metà degli anni Novanta alla notte del 9 luglio 2006, quando tirò giù la saracinesca dopo aver preso a testate prima Gigi Buffon (gran parata) e poi Marco Materazzi (gran vaccata).

    Zizou, oggi, è il braccio destro di Carlo Ancelotti. Si parla di lui come successore di Carletto, addirittura, o come alternativa a Claudio Ranieri, in quel di

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  • Inter e Milan: modello “un passo alla volta”

    Mi sbaglierò ma credo che in Europa League, con la Fiorentina, finiranno per andare proprio Inter e Milan. Non l’una o l’altro. Entrambi. Mazzarri, quinto, c’è già. Con il Catania, forato da un chiodo di Montolivo, il Milan ha giocato proprio male. Seedorf dovrà rimontare il Parma e tenere d’occhio Lazio & Toro. Impresa possibile, a patto di crescere. Derby e Roma saranno ossi duri.

    Non vinceva da quattro partite, l’Inter. Il 4-0 di Marassi va oltre i gol, la personalità e gli eccessi di Icardi. Se Handanovic ha sfoderato quattro super-parate, la più facile delle quali sul rigore di Maxi

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  • Barcellona, è l’ora di cambiare rotta

    La scorsa stagione, nell’indagare la caduta del Barcellona fissai questo podio: primo, l’eclissi di Messi; secondo, la solidità del Bayern; terzo, il problema allenatore (da Guardiola a Vilanova-Roura). Il Bayern, «quel» Bayern, aveva talento. L’Atletico di Simeone, molto meno. Mancavano Diego Costa e Arda Turan, al «Cholo». Pressing, linee strette, rapidità nel ribaltare il fronte, tutti per uno e uno per tutti: ecco come vi ha posto rimedio.

    Il calcio moderno trita. Il k.o. del Barça dopo due Champions e sei semifinali non costituisce un’onta e nemmeno un mistero. Si può morire di «sé

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  • Napoli, ecco cosa ti serve

    L’ultimo dei quattro Napoli di Walter Mazzarri era arrivato secondo in campionato, a nove punti dalla Juventus; era stato eliminato nei sedicesimi di Europa League dal Viktoria Plzen (0-3, 0-2) e negli ottavi di Coppa Italia dal Bologna (1-2 al San Paolo), trofeo che si era aggiudicato la stagione precedente battendo in finale proprio la Juventus ((2-0). Il «top» europeo rimane l’ottavo di Champions League 2011-2012: 3-1 e 1-4 d.t.s. con il Chelsea che poi avrebbe alzato il trofeo.

    Il primo Napoli di Rafa Benitez ha un punto in più e arriverà verosimilmente terzo; è finalista di Coppa Italia

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  • Calcio e tifosi fra ricatto e riscatto

    Il problema del tifo, in Italia, nasce e prospera sulla confusione dei ruoli e delle leggi. I dirigenti fanno i tifosi. i tifosi fanno i dirigenti. Lo stato ancheggia e ondeggia: da un lato, i biglietti nominativi e la tessera maroniana, per cui due bambini di Bergamo, sprovvisti, sono stati respinti ai cancelli di San Siro la domenica di Inter-Atalanta; dall’altro, i Daspo e una generalizzata comprensione per il teppismo da stadio (meglio in curva che ai supermercati, i teppisti di Arancia meccanica). In mezzo, un calcio troppo emotivo e superficiale, padrone e poi ostaggio delle

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  • Napoli da Champions, allarme Juventus

    Complimenti al Napoli. La squadra di Benitez ha preso per il bavero la Juventus e l’ha appesa al muro. In campionato, la Signora non perdeva dal 20 ottobre: 4-2 a Firenze. Ed era da 43 partite e dal 16 febbraio 2013 che non segnava almeno un gol (Roma-Juventus 1-0, sassata di Totti).

    Non so quanto il risultato riapra la volata scudetto: i punti di vantaggio scendono a undici, e mercoledì gli sfidanti di Garcia, Parma permettendo, potrebbero ridurli a otto. Mancano sette partite, alla penultima ci sarà proprio Roma-Juventus ma perché salti in aria la vetta della classifica serve un crollo.

    Ci

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  • Juventus, record col fiatone

    Sono i tesori dei singoli a tenere su, di peso, la Juventus dal braccino corto e il fiato lungo. Le punizioni di Pirlo sistemarono il Genoa e, nel derby europeo, la Fiorentina. I chiodi di Tevez hanno sgonfiato il Catania e il Parma. Da una parte ci sono i numeri: sette vittorie consecutive e addirittura quindici su quindici in casa, nuovo record. Italia, dolce Italia. Dall’altra ci sono le sofferenze che l’espulsione di Amauri avrebbe dovuto scongiurare.

    Sopra di un gol e di un uomo, non ci si può ridurre alla lotteria degli episodi, col rischio di restare in bolletta: al radar di Banti, nel

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  • Inter, i problemi al di là della iella

    Mazzarri ha indicato la strada. Sarà lunga. Veniva, l’Inter, da un gruzzolo di quattro vittorie e due pareggi. L’Atalanta è la sua bestia nera; e Colantuono, un artigiano di cui si parla poco in rapporto alla qualità del prodotto. La doppietta di Jack Bonaventura ha rigato, sul filo del 90’, una partita strana e agitata che i bergamaschi avevano consegnato agli avversari dopo una mezz’ora fiammeggiante.

    Due gol a uno per l’Atalanta, quattro legni a uno per l’Inter: non credere nella iella non significa considerare il destino un banale orpello. Attenzione, però: è sfortuna il palo di Palacio,

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  • Europa, Pirlo tra le macerie del nostro calcio

    E’ l’Europa di scorta, d’accordo, ma altro non ci resta. Va avanti il calcio quadrato della Juventus, esce il calcio-roulette del Napoli, il cui attacco non è riuscito, come già all’andata, a mascherare le grossolane amnesie della difesa.

    Punizione a Marassi, domenica sera. Punizione a Firenze: sono i giorni di Andrea Pirlo, 35 anni a maggio. Il Milan non lo rimpiangerà mai abbastanza. La disfida del Franchi è stata spaccata dall’espulsione, corretta, di Gonzalo Rodriguez. Primo giallo, su Tevez; secondo, su Llorente. Webb è l’arbitro dell’ultima finale del Mondiale, a Johannesburg, e di

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  • Il fumo del Milan e l’arrosto di Donadoni

    Non ci voleva un genio per pronosticare che con Seedorf sarebbe cambiato poco. Il Milan è questo. E dal momento che, in estate, lo collocai al terzo posto, dietro Juventus e Napoli, non merito nemmeno le attenuanti generiche che pure ci sono, e non sono poche: Adriano versus Barbara, la «scomparsa» di El Shaarawy, lo sfascio del centrocampo inteso come filosofia tecnico-tattica, la raccolta di mezze punte (Birsa, Honda, Kakà, Saponara, Taarabt), le lune di Balotelli.

    Il Parma di Donadoni, allenatore tutto arrosto, rappresenta l’ennesimo timbro su una crisi che viene dal disimpegno di

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  • Tra Juventus ed Europa la differenza è Gomez

    Poi arriva l’Europa e, parafrasando il Gattopardo, nulla cambia perché tutto cambi. Stesse squadre, stesso stadio, stesso film, più o meno. Diverso, «solo» il risultato: da Juventus-Fiorentina 1-0 a Juventus-Fiorentina 1-1. Giovedì prossimo, al Franchi, Montella potrà permettersi lo 0-0, punteggio che, visto da lontano, sembra un miraggio (non la qualificazione).

    Non credo che all’estero si siano eccitati. E’ stata la solita Juventus, che in campionato basta e in coppa no: primo tempo spavaldo, da due gol di vantaggio come minimo, e poi lento, progressivo spegnimento. Le tracce: domenica, la

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  • Roma bella ma con il mal d’attacco, Napoli roulette

    E’ il calcio, bellezza. Gioca il Milan, segna Llorente. Domina la Roma, vince il Napoli. Di tutta la saga, questa del San Paolo è stata la puntata più didascalica. Allontana Garcia da Conte, segnando probabilmente una tappa cruciale nella corsa allo scudetto, avvicina la terza alla seconda, anche se sul duello pende sempre il recupero tra giallorossi e Parma.

    Più didascalica, scrivevo. Non ricordo una Roma più quadrata e sorniona (persino troppo, a volte) e non rammento neppure un Napoli così confuso e sfilacciato. Gli errori in uscita, o di tocco, alimentavano il torello degli avversari

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  • Tre volte Juventus-Fiorentina: l’andata segnò la svolta

    Era il 1990, quando Juventus e Fiorentina si affrontarono nella doppia finale di Coppa Uefa (si chiamava così, allora): 3-1 a Torino, 0-0 sul neutro di Avellino. Allenatori, Zoff e Graziani. Furono gli ultimi safari di Roberto Baggio in viola, prima del trasloco a casa Agnelli.

    Che rumba, quell’anno. Coppa dei Campioni e Coppa Intercontinentale al Milan. Coppa delle Coppe alla Sampdoria. Coppa Uefa alla Juventus. Scudetto al Napoli di Maradona. E la Nazionale delle notti magiche terza al mondo, dopo la semifinale con l’Argentina scivolata di tasca ai rigori. Altri tempi. Oggi, Juventus e

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  • Milan-Juventus e quel destino cinico e Tevez

    Tra il Milan di un tempo e il Milan che dura un tempo ci sono partite, dolorose, come quelle con l’Atletico e la Juventus. Nessun dubbio che Seedorf abbia reso meno vaga la struttura che collassò a Napoli. In Champions, per 45 minuti, solo una traversa, un palo e i riflessi di Courtois incollarono l’equilibrio che poi Diego Costa avrebbe spaccato. Ieri sera, per metà partita, Conte ha avuto bisogno di due portieri, non di uno: Buffon e Bonucci.

    La Juventus è una grande squadra che, in Italia, sa resistere alla sua stessa confusione, alle sue stesse paturnie. Veniva dalla passeggiata di

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  • Grande Torino, non ti curar di loro

    A quelle canaglie pseudo-juventine dello striscione su Superga, a quegli infami senza memoria, senza cuore e senza niente provo a ricordare quanto fosse alto e distante dalle loro miserie il bersaglio che hanno scelto. Sto parlando del Grande Torino, così grande che non fu semplicemente di una città o di una tifoseria, ma di tutti. E da tutti pianto e tramandato.

    Si schiantò a Superga il 4 maggio 1949. Era reduce da un’amichevole a Lisbona. Capitan Mazzola aveva dato la parola a Francisco Ferreira, bandiera del Benfica, che ne avrebbe onorato il passo d’addio. Pacta sunt servanda.

    Cinque

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