Roberto Beccantini

  • Il Milan di Seedorf: bastasse l’idea

    "Nessuno nasce imparato", diceva Totò. Clarence Seedorf l’ha ribadito al San Paolo, rianimando persino Hamsik. Non è tanto la sconfitta che giustifica una riflessione. E’ il modo. Nessun dubbio che il Milan sia un cantiere. I confini vanno dall’arrosto di Taarabdt, un discolo di talento, al fumo di Balotelli.

    Ad Allegri veniva rinfacciata la giostra dei moduli, quell’ossessiva caccia a un 4-3-3 che fosse anche 4-2-3-1 o 4-3-2-1, con il risultato, pirandelliano, di applicarne uno, nessuno e centomila. Il «professore», così lo chiamano, non ha commesso questo errore. Fin dal battesimo con il

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  • Roma, Napoli e la scomparsa di Hamsik

    Non che la sfida di Coppa potesse sabotare le gerarchie alle spalle della Juventus. La Roma rimane l’unica rivale, punto. In attesa del ritorno - e, dunque, di una sentenza precisa - l’andata dell’Olimpico ha ribadito che la squadra di Garcia produce un calcio autonomo, non legato alla formula della competizione, mentre quella di Benitez, per com’è strutturata, mi sembra più da coppa che da campionato, più da tappone che da giro. In Coppa Italia, la Roma ha sempre giocato in casa: 1-0 alla Sampdoria, 1-0 alla Juventus, 3-2 al Napoli. Rispetto a un anno fa, i nuovi sono De Sanctis (alla

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  • Da Juventus-Inter la verità nuda e cruda

    In casa, la Juventus è un rullo: undici partite, undici vittorie. E nel dettaglio: 3-2 al Milan, 3-0 a Napoli e Roma, 3-1 all’Inter. Sono cifre che appartengono a un campionato modesto, che ruota attorno, esclusivamente, all’anormalità di due squadre: la Juventus e la Roma. In Europa, la musica è diversa: Conte l’ha imparato sulla sua pelle.

    Veniva, la Juventus, dal pareggio salgariano dell’Olimpico: in dieci, contro la Lazio. L’Inter, in crisi, non aveva nulla da perdere. Non credo che abbia perso per questo. La Juventus se l’è mangiata per un’ora. Le ha concesso solo le briciole, dalle

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  • Juventus-Inter con tante incognite

    Tra Juventus e Inter ci sono 23 punti di distacco. All’andata finì 1-1: botta di Icardi, risposta di Vidal. Il 3 novembre del 2012, fu proprio l’Inter di Stramaccioni a infliggere la prima sconfitta in campionato alla squadra di Conte (dopo 48 partite utili). A Torino, per giunta: 3-1. Mazzarri non vince dal derby del 22 dicembre, la Juventus veniva da dodici successi: in dieci, con cuore e chiappe, ha rimontato e bloccato la Lazio.

    Le vicende di mercato hanno agitato curve e nervi. Mentre scrivo, Vucinic e Quagliarella avrebbero deciso di restare alla Juventus; alcune tv rilanciano

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  • Juventus, occhio alle amnesie difensive

    Sabato sera, mentre scorrevano le immagini di Lazio-Juventus, ho pensato al caro, vecchio, Trap. Dall’operazione Guarin allo scudetto: non dire gatto se non ce l’hai nel sacco. Parole sante. Nessun dubbio che la Juventus rimanga la grande favorita, ma piano con le fiabe delle triplettine e le sparate dei cento punti. La Lazio ha interrotto la striscia di dodici vittorie. Ci sta, dopo tre mesi a tutto gas, di alzare il piede dall’acceleratore. Non vi trovo nulla di scandaloso.

    La Juventus, tra parentesi, veniva da una settimana delicata: il k.o. di coppa, il pasticcio Vucinic, il silenzio

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  • “Piazza” Thohir e la caccia all’uomo (forte)

    Non tutte le pagliacciate vengono per nuocere. Lo strano caso del dottor Vucinic e mister Guarin è stato molto molto istruttivo. I traslochi di società - soprattutto quando coinvolgono azionisti stranieri - possono creare problemi. La Roma americana ha impiegato un paio d’anni per diventare competitiva. Cruciale la mossa di affidare il mercato a uno specialista del ramo, Walter Sabatini, sacrificandone la caricatura, Franco Baldini, finito al Tottenham. Che Erick Thohir stia a Giacarta, importa relativamente. Se dall’Indonesia avesse annunciato l’acquisto di Leo Messi, non credo che la piazza

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  • Grigia la prima, ma Seedorf è contento

    In attesa del quattro-due-fantasia caro alle veline della propaganda, il primo Milan di Clarence Seedorf ha trasportato i propri limiti e le proprie ansie oltre un Verona che, per un tempo, ha alzato un catenaccio dell’altro mondo. Non c’era Toni, non ci sarà più Jorginho, venduto al Napoli: contenti loro.

    Persi Ibrahimovic e Thiago Silva, Allegri si era smarrito. Il bordello societario gli ha tolto l’ultima bussola. Seedorf è piombato in città mercoledì. Ha sbirciato gli sgoccioli di Milan-Spezia di coppa, chiesto lumi a Tassotti, arringato la truppa. Atti dovuti. Piano con gli epinici.

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  • Seedorf e Milan, caccia all’equilibrio

    La scelta di Clarence Seedorf era nell’aria. Non mi ha sorpreso l’annuncio. Mi ha colpito, se mai, la «gavetta zero» che non ne ha condizionato la preferenza. Il giocatore non si discute, a cominciare dalla personalità. L’allenatore, sì: sappiamo chi è, ma ignoriamo cosa sia o possa diventare.

    Seedorf parte da un doppio vantaggio e un palese handicap. Primo vantaggio: arriva unto del Signore e non, come Massimiliano Allegri, unto del signor Galliani. Non sarà tutto, ma è già molto: sul piano, almeno, delle coccole aziendali. Il Cavaliere ha deciso di rimettere in gioco, se non proprio i suoi

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  • Il mio Pallone d’oro, da Platini a…

     

    Il Pallone d’oro rasenta l’ossimoro. Premia il singolo di un gruppo, gratifica l’acuto rispetto all’orchestra e ad altri acuti. In Italia, l’abbiamo sempre vissuto con la faziosità della tribù. Se era uno dei nostri, danze e libagioni trimalcionesche. Se era uno degli altri, titoli a lume di candela. A meno che non fosse un «altro» del nostro campionato.

    Allattata e coccolata fino al 2009, l’idea venne a «France Football». Il 2010 ha segnato la resa alle sirene della Fifa, che dal 1991 aveva lanciato il «Player of the Year». Sotto Parigi, votavano soltanto i giornalisti. Sotto Zurigo, i

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  • Cosa serve alla Juventus europea

    La Juventus che pugnala il campionato e viene regolarmente pugnalata dall’Europa non è un caso. Sarebbe troppo stupido crogiolarsi nel fango di Istanbul e troppo comodo imprecare al destino cinico e baro.

    Cominciamo a fissare dei paletti. Il primo, di natura generale e storica. Premesso che conta la qualità, il Milan ha ricavato 18 trofei dalle 28 finali disputate, l’Inter 9 da 13, la Juventus 11 da 20 (Intertoto incluso; altrimenti 10 da 19). Secondo: l’ultima finale di Champions risale al 2003 (Milan a Manchester, sconfitta ai rigori). Terzo: lo squadrone di Capello, con Ibrahimovic e

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  • Juventus più forte di tutti, ma non è finita

    La decima vittoria consecutiva della Juventus e la prima sconfitta della Roma si tamponano al culmine di uno scarto fin troppo obeso. Non è stata una partita così lineare come il risultato giustificherebbe. Nessun avversario, nel corso dell’attuale stagione, aveva affrontato i campioni nella loro tana come la squadra di Rudi Garcia nei primi venti minuti.

    La capolista ha vinto all’italiana. Sull’attesa, e non sul possesso. Sugli episodi, e non sulla trama. L’aiutino non gliel’ha dato Rizzoli: corretta l’espulsione di De Rossi (piedi a martello su Chiellini), inevitabili il rigore e il rosso

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  • Juventus-Roma e il pericolo dei calcoli

    Quando venne diffuso il calendario, la data di Juventus-Roma scivolò via nell’indifferenza generale. Nessuno poteva immaginare che sarebbe stata la sfida tra la prima e la seconda, tra il miglior attacco e la miglior difesa. Ballano cinque punti, il recupero di Pirlo e l’imbattibilità della Roma, unica squadra a vantare un simile privilegio: non solo in Italia.

    Sin qui, Antonio Conte e Rudi Garcia si sono divisi l’autunno caldo. Dalle dieci vittorie consecutive della Roma alle nove della Juventus. Le soste natalizie lasciano spesso zone grigie, dubbi amletici. Di solito, la Juventus di Conte

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  • Calcio 2014: i pronostici del Beck

    Mi appello alla legge di Gianni Brera («Solo chi non fa pronostici, non li sbaglia») e mi butto.

    Mondiali. Mancano poco più di cinque mesi, si giocheranno in Brasile. E’ la seconda volta, dopo l’edizione del 1950 culminata nella «tragedia» del Maracanà: Brasile-Uruguay 1-2. Sarà il Brasile di Thiago Silva in difesa e Neymar in attacco; commissario tecnico, Scolari. Le sue radici, italiane e italianiste, riportano al gramelot tattico di Nereo Rocco. Il Brasile è il grande favorito, sempre. Come «anti», consiglio l’Argentina. Il 24 giugno, in pieno rodeo, Leo Messi compirà 27 anni. Se non ora,

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  • Calcio, il mio 2013 in dieci spunti

    In attesa che il calendario celebri, inflessibile come sempre, il cambio della guardia, vi offro il mio podio calcistico del 2013. Se ho dimenticato qualcosa o qualcuno, pensateci voi.

    1. L’addio di Alex Ferguson. Non era ancora sir quando, nel novembre del 1986, si presentò a Manchester. In 27 anni, ha vinto, rivinto e stravinto tutto. Con lui, lo United è diventato un modello e «il» marchio. Traccia privilegiata, il numero sette: da Bryan Robson a Eric Cantona, da David Beckham a Cristiano Ronaldo. Classe 1941: quando s’inalberava, volavano scarpe.

    2. Il Bayern di Jupp Heynckes. Champions

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  • Derby brutto, cosa nasconde il tacco di Palacio

    E’ stato un derby in linea con i triboli delle squadre, povero e nervoso, gonfio solo di agonismo. L’ha deciso il migliore in campo, Rodrigo Palacio, al quale l’arbitro, il mediocre Mazzoleni, aveva sfilato un rigore netto. Inter e Milan si sono divisi la partita - più Milan nel primo tempo, più Inter nel secondo - ma il calo dei rossoneri è stato troppo plateale perché Mazzarri non ne approfittasse inserendo forze fresche: via Taider, fuori la vecchia guardia, da capitan Zanetti a Cambiasso, dentro Kuzmanovic, Kovacic e Icardi.

    Palacio da una parte, Balotelli dall’altra. Ecco: nel quadro di

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  • Derby malato, decideranno i pochi “medici”

    E’ un derby triste, lontano dal peso e dal censo della storia, Inter quinta con 28 punti, Milan decimo con 19. Di solito, almeno una lottava per lo scudetto; spesso, entrambe; oggi, nessuna. Le bollicine stanno più in sede che in campo, sarà il primo derby di Erick Thohir, il magnate indonesiano dal braccino corto. E il primo anche - a livello burocratico - per la coppia di fatto Adriano Galliani & Barbara Berlusconi: amministratore delegato lui, amministratrice delegata lei, perché vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole. Fino alla (buona?) uscita del fedelissimo.

    Gli allenatori sono

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  • Tra Benitez e Mazzarri ha deciso il mercato

    Sinceramente: non ho capito Rafa Benitez, non ho capito perché Napoli avrebbe dovuto applaudire solo il Napoli e non (anche) Walter Mazzarri. La storia non si cancella, a maggior ragione se è stata esaltante. Poi, è chiaro, subentrano la rivalità, le ambizioni del Napoli e gli obiettivi dell’Inter, e allora è giusto che Benitez, che è stato all’Inter, torni a considerare avversario Mazzarri, che è stato al Napoli.

    I fischi del San Paolo appartengono alla liturgia tribale del nostro concetto di sport. Napoli-Inter ha confermato quanto il calcio sia, a volte, renitente alle lavagne.

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  • Mazzarri a Napoli: solo applausi, spero

    Non poteva capitare in uno momento più delicato, il ritorno di Walter Mazzarri a Napoli. Non se la passa bene lui, non se la passa meglio il successore, Rafa Benitez. Napoli-Inter sarà uno spareggio per il terzo posto. Voglio sperare che il San Paolo dedichi a «WM» l’applauso che il servizio reso alla causa partenopea giustifica.

    Mazzarri avvicendò in corsa Roberto Donadoni, licenziato a reti unificate da Aurelio De Laurentiis, e debuttò il 18 ottobre 2009: Napoli-Bologna 2-1. Con lui in panchina la squadra è arrivata sesta, terza, quinta, seconda; ha vinto la Coppa Italia, battendo in finale

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  • Champions, quanti rischi per le italiane

    La fase a gironi è una sorta di polizza. Nacque per coprire le ferite profonde dell’eliminazione diretta, quando Napoli-Real, tanto per dire, poteva capitare già al primo turno. Offre quattrini, garantisce asilo politico in Europa League. Non mancano le eccezioni. Riguardano le partite dell’ultimo turno, se e quando il passaggio agli ottavi non è stato ancora timbrato. E’ il caso di Juventus, Milan, Napoli. In teoria, tutti potrebbero avanzare e tutti potrebbero uscire. Ecco qua la mia analisi.

    JUVENTUS. A Istanbul, contro il Galatasaray, le basterà un punto. Ciò premesso, ci sono due

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  • Senza Pirlo, tra presente e futuro

    Proprio nel momento in cui la Roma recupera Francesco Totti, o si accinge a farlo, la Juventus perde Andrea Pirlo. Con Gigi Buffon, sono gli unici fuoriclasse scampati al logorìo dell’età e alla resa dei nostri mecenati. Con 230 gol all’attivo, Totti è il cannoniere più prolifico in attività. Ha 37 anni: raffina il gioco e calibra l’ultimo passaggio. Occupa lo spazio cruciale in cui i ruoli si mischiano, i Florenzi diventano sassi e i Gervinho, frecce.

    Pirlo resta unico, nel suo genere. A 34 anni, si gode la maturità del regista, lui che nacque trequartista. Sul piano tattico, è la prolunga di

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