Roberto Beccantini

Champions: i Fratellini d’Italia

L'Europa porta a spasso le sue grandi contraddizioni, le nostre piccole arroganze. Siamo alla fase a gruppi, materasso per acrobati più o meno svitati. Il Barcellona ha impiegato 93 minuti per domare, in casa, il Celtic. Il Manchester United era sotto di due gol, all'Old Trafford, contro quello Sporting Braga che aveva cacciato l'Udinese dal paradiso terrestre. Hanno poi rimontato e vinto, i Red Devils, ma vi raccomando i moccoli di sir Alex.

Anche con Mourinho il Real continua a perdere in Germania, mentre il Manchester City si è arreso ad Amsterdam, disarmato dai bebè dell'Ajax. Dicono che Mancini sia un grande allenatore: non sono d'accordo, è un tecnico nato con la camicia. Il Brasile più «brazil» gioca, oggi, nello Shakthar di Donetsk, in Ucraina. Lo allena Mircea Lucescu, un vecchio lupo il cui ispido pelo nasconde doti purissime. Che lezione, al Chelsea. Il quale Chelsea aveva battuto per 4-0 il Nordsjaelland. Nordsjaelland che ha bloccato la Juventus. Juventus che aveva rimontato da 0-2 il Chelsea a Stamford Bridge e da 0-1 lo Shakthar a Torino. E' il calcio, bellezza.

Il Milan ha perso anche a Malaga. Sbuffando, come capita alle squadra «mezze». Allegri ha provato la difesa a cinque: molto fumo, poco arrosto. Se l'Europa ignora ancora cosa sia la Juventus, del Milan, viceversa, sa tutto. Scaricare l'attuale tecnico, non è detto che basti. Si parla di Tassotti: dubito che Allegri gli abbia nascosto la formazione, senza invocarne il parere. E allora? Le gocce di Pato sono indecifrabili, la squadra ondeggia, barcolla, si ciba di briciole: si è rotto il filo che ne lega la cronaca alla storia. Nonostante tutto, il Milan resta più attaccato alla Champions che non la Juventus.

Da Delneri a Conte, i pareggi consecutivi in Europa sono diventati nove. Non può essere un caso, o solo un caso. Anche perché non risulta che tutti gli avversari fossero Golìa: Lech Poznan, Salisburgo, i danesi. Ci sta un approccio soft, prigioniero delle energie dedicate al Napoli. Continua a mancare, alla Juventus, l'attaccante da venti gol, etichetta che non ingloba necessariamente il «top player». Continuano a mancare, cerco di spiegarmi meglio, i gol brutti, i gol sporchi, quelli che i Trezeguet e i Paolorossi tiravano fuori dai bidoni delle mischie. Reti qualsiasi che scolpivano fior di risultati. Il cinismo può essere anche una virtù, a patto che non crei appagamento. Non mi risulta che il Nordsjaelland sia più forte del Napoli. La diversità europea l'avevo colta in Juventus-Shakthar. Sintetizzando, la Juventus di campionato non basta in Champions, là dove gli avversari sono meno usuali anche se di più facile spaccio (il Chelsea, per esempio).

Il Milan brancola nel buio, la Juventus annaspa tra gli eccessi. Il Milan vive le sue notti accendendo fiammiferi; la Juventus cerca risposte che solo il campionato, finora, le ha dato. Erano i grandi alleati, oggi sono una squadra zoppa e un'altra incompleta.