Roberto Beccantini

Cosa cambia tra Juventus e Inter

Di Andrea Stramaccioni mi piace la chiarezza. Che non è dogmatica, come in Zeman, ma discutibile, coraggiosa. Il suo tridente, difeso dalla «spensieratezza» di Marotta e dalle castronerie della coppia Tagliavento-Preti, ha spiegato alla Juventus che essere imbattuti, da 49 partite, non significa essere invincibili. Domanda: a chi può giovare un gol (irregolare) realizzato dopo diciotto secondi? Non ho dubbi: all'autore e alla sua squadra. L'Inter ha saputo reagire, senza perdere la testa; la Juventus non ha saputo approfittarne. Certo, gli episodi: dalla traversa di Cavani, sullo zero a zero di Juventus-Napoli, alla parata di Handanovic su Marchisio, sull'uno a zero di sabato, il destino dà e prende.

Non è questo il punto. Il punto è che la Juventus non era più la Juventus dell'ultima stagione da tempo, e l'Inter neppure. A ridurre drasticamente la differenza hanno contribuito quattro elementi: 1) l'assenza di un Milito; 2)un briciolo di presunzione; 3) la dipendenza da Pirlo; 4) l'effetto Champions. Ho definito l'Inter un «sommergibile». Non mi pento. Stramaccioni ha potuto lavorare sott'acqua, ha fatto tesoro delle pedate di Roma e Siena, ha ritoccato il modulo di gioco (difesa a tre), ha unito Milito, Cassano e Palacio, 15 gol in tre.

Ripeto: segnare, per l'Inter, è questione di un passaggio; per la Juventus, di un'azione. E, alla Juventus, vi provvedono quasi sempre i centrocampisti. L'Inter ha vinto con merito, a Torino: i preliminari di Europa League l'hanno costretta ad adattare e anticipare le tabelle di lavoro, oggi vola, in primavera vedremo. Ha espresso una fame che il gol di Vidal, al contrario, aveva placato.

Dal risultato di sabato sera non penso che nasca un altro campionato. Diverso, per il ritmo impresso dalla Juventus, lo era stato sin qui. Nasce, se mai, il campionato dei pronostici, con l'Inter a caccia della Juventus, e il Napoli terzo, più o meno il mio podio estivo (Juventus, Napoli, Inter). La squadra di Antonio Conte aveva perso l'abitudine alla sconfitta, Nordsjaelland e Pescara, clienti non proprio irresistibili, ci daranno risposte cruciali. Siamo di fronte a un'emergenza che era già stata sfiorata a Marassi, Firenze, Catania. Per questo, siamo tutti curiosi. In occasione del 2-0 al Napoli, deciso da un paio di riserve, Caceres e Pogba, gli esperti sciolsero serenate all'eclettismo della rosa juventina; oggi, dopo l'Inter, siamo ai de profundis. Una via di mezzo, no?

Dicono che Stramaccioni si consulti spesso con Javier Zanetti ed Esteban Cambiasso. E allora? Ammesso che sia vero, non ci vedo nulla di male, anzi. Andrea ha 36 anni, e il confronto paga. In gergo, partite come quella di Torino si chiamano esami. La Juventus ne esce titubante; l'Inter, pronta; Tagliavento e Preti, a pezzi. I bianconeri rimangono favoriti nella corsa allo scudetto, a patto che Conte trovi sbocchi alternativi in attacco, visto che andare sempre ai cento all'ora non si può.