Roberto Beccantini

Da Rossi a Balotelli, tornano i nostri

Dopo Giuseppe Rossi, torna alla base anche Mario Balotelli. Il primo compie proprio oggi 26 anni; lasciò l’Italia quando ne aveva diciassette, destinazione Manchester (però United). Il secondo, 23 anni il prossimo 12 agosto, piantò l’Inter quando ne aveva quasi venti, destinazione Manchester (però City). Ciascuno, a modo suo, vanta un «triplete»: Pepito Rossi, tre operazioni al ginocchio destro; Mario, il tutto esaurito della stagione 2009-2010 (Coppa Italia, scudetto, Champions League). Rossi sarà pronto a marzo, assicurano gli specialisti. La Fiorentina l’ha prelevato il 4 gennaio dal Villarreal, per dieci milioni di euro più sei di bonus. Balotelli è sbarcato a Milano il 30 gennaio. Costo dell’operazione: 20 milioni di euro più quattro di bonus.

Con Antonio Cassano, Pepito era il titolare della Nazionale. Cesare Prandelli lo avrebbe portato agli Europei, in Polonia e Ucraina, se il destino non lo avesse così drasticamente azzoppato. Al suo posto, giocò proprio Mario. Le coincidenze finiscono qui. Pepito Rossi è una seconda punta veloce, mancina, attratta dal dribbling. E’ fragile, ma graffiante. Può affiancare Stevan Jovetic in un 3-5-2 o in un 4-3-2-1, con tanto di pivot d’area a decorare la cima. Può anche, in prospettiva, sostituire lo stesso Jovetic, se mai, per far cassa, la famiglia Della Valle decidesse di cederlo.

Esce un ‘89 (Pato), entra un ‘90 (Mario, appunto). Paradossalmente, Balotelli non serviva al Milan. Stephan El Shaarawy e Giampaolo Pazzini hanno già realizzato 25 gol, rispettivamente 15 e 10. Senza dimenticare Bojan, Niang, Robinho. Immagino che, da Manchester, Massimiliano Allegri si sarebbe portato a casa più volentieri un «tuttocampista» come Yaya Touré che non un pericolo pubblico come Mario. Da (mela) «marcia» aggettivo a «marcia» terza persona singolare dell’indicativo presente del verbo marciare, il passo (elettivo ed elettorale) è stato pittoresco. Sono, da sempre, un cacciatore di emozioni e dunque da sempre, finché ho potuto e potrò, sono stato e starò con i Cassano, i Rossi e i Balotelli. Mario ha tutto: la testa (intesa come colpo di e colpi di), il fisico, il tiro. E’ un centravanti mobile e moderno, in Nazionale ha fatto coppia, soprattutto, con Cassano: il partner ideale come gioco e movimenti.

A El Shaarawy, in compenso, Balotelli offrì a Parma, contro la Francia, l’assist del primo gol in azzurro. Ecco: con il Faraone qualche conflitto d’interesse (territoriale) potrebbe sorgere, viste le caratteristiche di Stephan, che ala non è, anche se dalla sinistra parte. Tridente o bidente: chi ci rimette, è Pazzini.

Nel caso di Rossi, si può scrivere: dipende dai suoi legamenti. Nel caso di Mario, si deve dire: dipende da lui. Non è una frase fatta, e non è neppure la prima volta. Balotelli è una bomba che a volte esplode in mano e a volte sul bersaglio. Il modo in cui, da solo o quasi, sbriciolò la Germania il 28 giugno 2012, a Varsavia, rimarrà nella storia. Sono sincero: è un rischio che avrei corso anch’io, proprio come ha fatto il Milan.

di Roberto BECCANTINI