Roberto Beccantini

Juventus, questa è una sconfitta “diversa”

I ruttini digestivi dell’anno nuovo sono fatali alla Juventus. La sconfitta con la Sampdoria va al di là dei ceffoni che le avevano inflitto le milanesi. Perché è la prima contro una squadra dall’ottavo posto in giù; perché subìta in casa, in vantaggio di un gol e di un uomo: perché pagata - anche - con l’infortunio di Marchisio.

La Juventus era e rimane la grande favorita. Ignoro, però, se e cosa possa incrinare, nello spirito e nella corazza, questo suicidio di massa. In alto i calici per Delio Rossi. Nemmeno l’espulsione di Berardi l’ha spinto a rinunciare alle due punte, entrambe decisive: Eder, per le munizioni fornite; Icardi, classe 1993, argentino, amico di Leo Messi, per la firma sulla doppietta. Senza dimenticare il tremendismo dell’indiavolato Poli. Icardi aveva già regalato il derby di Marassi a Ferrara: non bastò a salvare il tecnico.

Ha perso l’Inter, l’ultima a essere tornata in campo, e ha perso la Juventus, una delle prime. E’ crollata, a Napoli, la Roma di ritorno dagli States. Il calcio segue sentieri tutti suoi, specialmente dopo Natale. Immagino che Conte abbia tirato il collo alla rosa. Questo contribuisce a spiegare come mai la Juventus, con l’avversario in pugno, si sia fermata di colpo, senza un goccio di benzina. Aggiungete piloti distratti, navigatori svogliati e guastatori indomabili: non voglio rigare la grande impresa della Sampdoria, cerco solo di capire razionalmente, viste le premesse, l’enormità del risultato.

Inguardabile tutta, la Juventus del secondo tempo: da Buffon, reo confesso, a Giovinco, reo scomparso. E non mi si venga a parlare di un altro probabile rigore (su Matri, con espulsione di Palombo) o della traversa di Vucinic: le grandi squadre si ribellano agli episodi. Anche Peluso, che aveva cominciato benino, si è perso nel buio del branco. Come se qualcuno avesse spento la luce. I tifosi torneranno a invocare il centravanti «da mischia» che tanto manca sui cross. Il mercato di gennaio spanderà scintille insidiose. Non credo che ci sia bisogno di rinforzi: di quelli, almeno, papabili.

Con Conte in panchina, la Juventus di campionato era ancora imbattuta. La marcia che porta agli ottavi di Champions, contro il Celtic, ha già ingoiato Chiellini (flessore), Asamoah (Coppa d’Africa) e Marchisio (contusione a un ginocchio). Domenica si ricomincia da Parma, trasferta tutt’altro che agevole. Dagli scivoloni con Inter e Milan, la Juventus seppe rialzarsi: urge l’ennesima prova di forza.

«Non siamo marziani», si è difeso Conte. Mai pensato che lo fossero. Il modo in cui la Juventus si è fatta rimontare esula dalla logica, appartiene all’esigenza di dover mordere sempre per ottenere quello che altri, magari, si portano via con un graffio. Nel primo tempo di Parma, con il Cagliari, i bianconeri avevano giocato come nel secondo con la Sampdoria. Non a caso, l’avevano chiuso sotto di un gol. Chiamateli come vi pare, indizi o coincidenze, ma non si possono più trascurare.

di Roberto BECCANTINI