Roberto Beccantini

Klose e Milito, la prova «dei» nove

Lazio e Inter si agitano attorno a Miroslav Klose e Diego Milito. Il centravanti è un ruolo «vintage» che ha perso fascino, non peso. Il Barcellona di Leo Messi può addirittura farne a meno. Le squadre di Zlatan Ibrahimovic, viceversa, ne vanno fiere. Klose è un tedesco di sangue polacco che, a 34 anni, ha scoperto la libidine dell'assist. Milito, argentino di 33 anni, si ciba di agguati che appartengono al repertorio del «nove» classico. Non sono lontani, come istinto e come gamma, sono diversi nell'ultima fase: Klose predilige il tocco o la sponda, Milito il dribbling.

Nessuno dei due è un fuoriclasse. Più prosa che poesia, lo stile: ma quando si occupa una posizione così estrema, così delicata, l'ultima cosa alla quale si pensa è «come» segnare. Klose è cliente fisso della Germania e potrà sempre raccontare di aver realizzato 14 gol nelle fasi finali dei Mondiali, come Gerd Muller. A Diego, viceversa, la Nazionale manca. Neppure nel 2010, anno del triplete interista, trovò soddisfazione in Sud Africa. Fu titolare con la Grecia, punto.

Credo che Klose sia più regolare; e Milito, più spericolato nelle turbolenze che spesso, davanti alla porta, gli confondono la mira. Ci sono errori che non hanno logica; e tanto meno certi gol, se paragonati a quegli sgorbi. Milito non frequenta le mezze misure. O tutto o niente. Gian Piero Gasperini e José Mourinho l'hanno aperto al fraseggio senza snaturarne l'indole.

Se Diego ha quasi sempre uno o due partner, Klose balla da solo. Vladimir Petkovic gli ha ritagliato un 4-5-1 che ne esalta la profondità e la funzione di rifinitore-finalizzatore. Lazio e Inter non sono fanatiche della prima mossa: la lasciano volentieri agli avversari. Sabato sera, però, una delle due dovrà per forza farsene carico. La Lazio attacca a sciami, con Klose pronto a «tradurre» le incursioni di Hernanes, Stefano Mauri e Antonio Candreva, ma anche a orientarle, in base ai sentieri battuti.

Andrea Stramaccioni ha scelto una sorta di «sette più tre». I tre sono, di solito, Milito, Rodrigo Palacio e Antonio Cassano o Freddy Guarin. Se c'è da disturbare il Pirlo della situazione, Milito non si sottrae all'incombenza. Nel corso dell'attuale campionato, il tedesco ha già firmato 9 gol, tutti su azione; Milito 8, di cui tre su rigore. Dati alla mano, conta di più Klose, senza il quale la Lazio ha perso con Genoa e Catania, e pareggiato a Bologna. Nel dettaglio: al Cibali era squalificato, con Genoa e Bologna entrò nel finale. Le riserve non lo valgono.

Milito ricorda Hernan Crespo. Collezionisti di gol, astuti e golosi, distanti, però, dalla potenza di Gabriel Batistuta. Klose fa salire la squadra, Milito ne attende l'imbeccata. Miroslav è più tuono (di testa, soprattutto), Diego è più lampo. Nelle giornate dispari, si marcano da soli. Sono centravanti datati ma non giurassici, buoni per tutte le mode e tutte le cilindrate.

Scelgo Milito. Poker al Real quando militava a Saragozza, doppietta al Bayern nella finale di Champions, doppietta alla Juventus imbattuta: decisivo, più di Klose.

di Roberto BECCANTINI