Roberto Beccantini

La frase dell’anno. E tutto il resto

Il 2012 extra calcio. Più passa il tempo, più i bilanci assomigliano a ricordi. Anche in questo caso, come per l’alfabeto, sono gradite correzioni e integrazioni.

**  La frase dell’anno non appartiene al lessico sportivo. «Torni a bordo cazzo». Destinatario, Francesco Schettino, comandante della Costa Concordia. Trentadue morti per un «inchino» all’isola del Giglio, il 13 gennaio, e per un’emergenza che l’equipaggio gestì tardi e male. Di solito, il comandante è l’ultimo ad abbandonare la nave. Nello sport italiano, la penuria di «comandanti» all’altezza è tale che ogni tanto sogno che sia la nave ad abbandonarli, a scaricarli. Poi, però, mi sveglio e mi ritrovo con i soliti Petrucci, Abete e Beretta che a bordo tornano, o vi restano, o cambiano bastimento.

** Usain Bolt, inutile girargli attorno. Perché è il terrestre più veloce del mondo. Perché ha una struttura fisica che esula da quella, antropologicamente ortodossa, degli sprinter. Perché è il tesoro dell’isola (Giamaica) e non, banalmente, l’isola del tesoro. Perché festeggia scoccando frecce e frecciate al prossimo. Perché non ride di noi, ma ride con noi.

** La regina Elisabetta in versione Bond girl è stata, per me, l’impresa dell’anno. Le cerimonie inaugurali delle Olimpiadi sono tutte uguali nella loro sciovinistica pallosità. Gli inglesi, per fortuna, hanno ancora dei guizzi. E le loro regine, sempre per fortuna, sanno stare al gioco e ai Giochi.

** Il caso di Lance Armstrong, sette Tour tatuati sulla pelle e strappatigli di brutto, ha incendiato l’anno. Non solo. Pone l’ennesima questione su noi giornalisti: dove eravamo? Possibile che nessuno avesse fiutato qualcosa di losco? Possibile che la favola del tumore vinto ci avesse rese Lance «invincibile»? Il discorso si allarga al calcio, dal doping (ci volle un allenatore, Zeman), ai passaporti, ai bilanci, agli arbitri, alle scommesse (c’è voluta la magistratura).

** La donna? Josefa Idem. Otto Olimpiadi, con l’edizione di Londra. Canoista, sa come si rema; e, soprattutto, come non si rema contro. Un romanzo lungo 48 anni. Tedesca di culla, italiana di anello. Il massimo della consecutio. Cioé: la ciliegina della nostra fantasia canaglia sulla torta della ferrea disciplina teutonica. Fosse nata in Italia e poi diventata tedesca, temo che sarebbe stata olimpica, non olimpionica.

** L’anno che verrà non potrà più essere cantato da colui che lo aveva «inventato». Nella gerla del 2012, metto anche l’addio a Lucio Dalla. Bolognese, gran tifoso del Bologna calcio e della Virtus basket. Il suo clarinetto, la sua voce, il suo genio. Da Piazza Grande a Caruso, con un’avvertenza: attenti al lupo.

** Da innamorato di tutto ciò che è Virtus, o lo è stato (Manu Ginobili, dunque San Antonio Spurs), applaudo il titolo Nba e l’oro olimpico di LeBron James. Dicevano di lui: gli manca sempre un «quarto» (l’ultimo) per fare un dollaro (?). Oggi non più. A 27 anni ha cancellato le orme, imbarazzanti, di perdente di successo. Gioca a Miami, la seconda patria di Massimo Cellino (proprio lui, il padre-padrone del Cagliari in bolletta). Chi sarebbe, Lebron, nel calcio? Sarebbe Cristiano Ronaldo.

** Marcia marcia. Ci mancava solo l’epo di Alex Schwazer, pizzicato a un controllo a sorpresa prima della 50 chilometri di Londra, escluso dalla spedizione e poi consegnato alla «gogna mediatica», alternativa italiota a «top player», anglo-simbolo del nostro 2012. La procura anti doping del Coni ha chiesto quattro anni di squalifica. Alex è il fidanzato di Carolina Kostner, che all’esplosione del caso, parole sue, rimase «di ghiaccio». Schwazer ha 28 anni. Ha confessato di aver fatto tutto da solo. Non gli credo.

Di Roberto BECCANTINI