Roberto Beccantini

La Lazio è un chiodo, attenzione alle gomme

E' vero, della Lazio si parla poco. Vince il derby, e la precedenza va ai borbottii di Zeman. Fa notizia solo quando perde: a patto che perda di brutto, come a Catania (0-4); in caso contrario, un titolino di spalla e chi s'è visto s'è visto. Eppure la Lazio viene da un quarto posto ed è stata capace di soffiare una Supercoppa di Lega addirittura all'Inter di José Mourinho.

La squadra di Vladimir Petkovic, che dopo dodici giornate ha gli stessi punti di Edy Reja, 22, sarà grande protagonista del sabato di campionato: Juventus-Lazio e poi Napoli-Milan. In attesa che la Champions faccia giustizia (Juventus-Chelsea, Anderlecht-Milan) e Milan-Juventus ci dica la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità, su Massimiliano Allegri.

Rispetto alla stagione scorsa, è una Lazio che segna di più (19 a 16) e incassa di più (17 a 9). Il cannoniere più prolifico resta Miroslav Klose, 7 gol oggi, 6 un anno fa. Lo tallona Hernanes, anch'egli in crescita (5 reti a 3). A Torino, per la cronaca, mancheranno i concessionari della fascia sinistra, Senad Lulic e Stefano Mauri, squalificati come Andrea Pirlo.

Sul piano tattico, ripeto, Reja e Petkovic parlano più o meno lo stesso slang, se non proprio la stessa lingua. In parole povere: «venghino venghino». L'anello debole è la difesa, protetta non a caso, quando attaccano i rivali, da una linea di cinque guerrieri fra i quali spicca il truce Cristian Ledesma. Trovo inoltre che Federico Marchetti sia più portiere di Fernando Muslera, al netto del gollonzo rifilatogli da Miralem Pjanic.

Non incanta, la Lazio. Gioca asciutto, normale (che non significa banale). In sede di pronostico, l'avevo colpevolmente trascurata. Si sta facendo onore anche in Europa League, nonostante il limite più netto alla navigazione rimanga la stoffa delle riserve. Il mordi e fuggi laziale potrebbe risultare indigesto alla Juventus, abituata a tirare per la giacca i rivali e disturbata - sabato, almeno - dal tormentone Chelsea. Il bilancio delle sfide post Calciopoli conforta i campioni in carica: stagione 2007-2008: Lazio-Juventus 2-3, 2-5; stagione 2008-2009: Lazio-Juventus 1-1, 0-2; stagione 2009-2010: Lazio-Juventus 0-2, 1-1; stagione 2010-2011: Juventus-Lazio 2-1, 1-0; stagione 2011-2012: Lazio-Juventus 0-1, 1-2. Morale: otto vittorie Juventus, due pareggi, zero successi Lazio. Fatti, non parole.

L'ultimo atto venne timbrato da Alessandro Del Piero: tu chiamale, se vuoi, punizioni. Claudio Lotito è un presidente casinista e latinista, con il fiuto per gli affari low cost e il gusto dell'etica-elica: ben venga, se gira attorno a lui. La Lazio è un pugno di chiodi sull'asfalto, c'è chi li scansa e chi no: attenzione alle gomme. Ha trovato in Klose il fulcro di una manovra tutta pelle e gol, senza un etto di grasso. Antonio Candreva sarà l'ex di turno. A 25 anni, ha trovato un plausibile equilibrio al suo rullìo, alle sue bracciate. La Juventus in cui giocò era un labirinto. Per questo, si perse e fu dimenticato.