Roberto Beccantini

Lazio-Roma, «arbitra» Zeman

Promette bene, il derby della Capitale. Lazio e Roma vi arrivano diverse, nella tattica e negli umori. Fu così pure la scorsa stagione, tra l'italianista Edy Reja e il barcellonista Luis Enrique. Vinse l'Aquila, sia all'andata sia al ritorno, con un doppio 2-1. Anche per questa edizione, credo che la precedenza vada agli allenatori: Vladimir Petkovic al debutto assoluto, Zdenek Zeman al ritorno in pompa magna.

In classifica, la Lazio è quinta e precede la Roma, sesta, di due lunghezze, 19 a 17. E' reduce da un punto in tre partite e, soprattutto, dal crollo di Catania (0-4). La Roma, viceversa, è un inno alle montagne russe: 4-2 Genoa (da 0-2), 2-3 Udinese (da 2-0), 2-3 Parma (da 1-0), 4-1 Palermo. Il fattore campo non garantisce appigli sicuri: il derby sfugge alla ragione e, spesso, si concede ai domatori di emozioni. Petkovic è un bosniaco non molto lontano dal catechismo di Reja: preferisce che siano gli avversari a farsi avanti, la qual cosa significa calcolo, non paura; applica un 4-5-1 che ha in Miroslav Klose il totem avanzato e in Hernanes e Stefano Mauri gli elementi di disturbo.

Per Zeman, il derby è una partita come le altre. Figuriamoci. Il boemo ha dalla sua Francesco Totti, 219 gol in serie A, e contro Daniele De Rossi, che non ha gradito la scelta del regista: Panagiotis Tachtsidis. Avrebbe voluto farlo lui. Un conto è essere sacrificato ad Andrea Pirlo, e un conto a un giovanotto greco di 21 anni. Questione di pochi metri, brontola il precettore. Questione di principio, sibila il ribelle. I tifosi, schierati con De Rossi, hanno firmato una sorta di armistizio. Come sempre, sarà il risultato a determinare le mosse successive.

La Lazio ha giocato, e vinto, giovedì in Europa League (3-0 al Panathinaikos). Petkovic ha mescolato le carte, e comunque le vittorie aiutano a recuperare più in fretta. Fondamentale, domenica, il rientro di Klose, fuori al Cibali per squalifica. Peccato che il modulo penalizzi Libor Kozac, un centravanti vecchia maniera che a me piace molto. Se i laziali si muoveranno a folate, il 4-3-3 della Roma cercherà di confonderne le linee a suon di tagli e fraseggi.

Un epilogo che mi sentirei di escludere è lo zero a zero. Dicono che Zeman sia cambiato, per me no: miglior attacco e (seconda) peggior difesa, come in passato. Si mormora che, pur di «avere» la Roma, abbia accettato un mercato distante dai suoi gusti. La forza, ripeto, gli viene dal capitano: Totti si è esposto pubblicamente, invitando i compagni a seguirne le idee. Oltre ogni (ir)ragionevole rimonta.

Attenzione al gioco delle coppie: Klose-Hernanes, 11 gol; Erik Lamela-Pablo Osvaldo, addirittura 13. Scritto che le difese non valgono gli attacchi, il confronto tra opposti dovrebbe garantire, quanto meno, un'ordalia movimentata e ricca di episodi. La speranza è che la cornice del tifo sia all'altezza del quadro, e il quadro della cornice. Se mi rifugio nella tripla, non è per vigliaccheria: con Zeman tutto è possibile.

di ROBERTO BECCANTINI