Roberto Beccantini

Mi gioco Juventus-Napoli

Cominciamo dai punti: diciannove su ventuno. Soltanto la Juventus di Capello fece meglio, ventuno su ventuno. Stagione 2005-2006.  Rispetto a un anno fa, la Juventus si è migliorata di sei punti, il Napoli di otto. Si passa, inoltre, dall'attacco più prolifico (17 gol, i campioni) alla difesa più ermetica (3 gol, gli sfidanti).

La vigilia è stata lunga, fin troppo: ha mescolato gli impegni  delle Nazionali, ha tirato fuori la faziosità più tribale dalle scorte di hooliganismo che allignano tra dirigenti, giornalisti, tifosi. Avvisi di complotti, bucce di sospetti: il peggio del peggio. Si torna in campo dopo una sosta e, dunque, senza i riferimenti che offrono, di solito, le cadenze rituali del calendario. I numeri non saranno tutto, ma qualcosa indicano. Nel caso di Juventus e Napoli, le ultime sfide hanno sempre fatturato (vi piace?) un sacco di gol: 3-3, 3-0 Juve, 2-0 Napoli (finale di Coppa Italia), 4-2 Juve (Supercoppa). Fossi in Conte, e in Alessio, non prenderei per oro colato lo scarto di Pechino: con Pandev e Zuniga espulsi, i supplementari furono una passeggiata.

Sarà una partita a scacchi, aspra, equilibrata. Modulo di fondo, e condiviso, il 3-5-2. A Conte piace la prima mossa; a Mazzarri, la seconda. Partita sulle spalle della Juventus, con tutti gli onori, gli oneri e i rischi che ciò comporta. La febbre di Vucinic, i dubbi che coinvolgono Buffon e Marchisio non sono dettagli marginali. Nel Napoli, sono cresciuti molto Cavani e Hamsik, senza dimenticare Pandev e Insigne. Guai a offrire pretesti ai loro appetiti, al loro contropiede. Con Behrami al fianco di Inler, le frontiere sono più coperte e Hamisk può lavorare più di fioretto, di rifinitura.

Il partner di Vucinic: le formazioni della Juventus decollano  sempre da qui, da questa amletica rampa. Ma recupererà il monenegrino? Insomma: Vucinic-Quagliarella o Quagliarella-Matri. L'ambiguità tattica allontana Vucinic dal branco. Nella Juventus, sono cruciali gli inserimenti dei centrocampisti. Nel Napoli, restano letali i morsi delle punte. Le Nazionali hanno «succhiato» sedici giocatori alla Juventus e dodici al Napoli: in un paio di giorni bisogna contare i feriti e ricaricare le pile. Non perdono, i bianconeri, da 46 partite. Ripeto: alla Juventus di Conte l'unica sconfitta l'ha inflitta proprio il Napoli di Mazzarri (20 maggio scorso, finale di Coppa Italia). Non è un caso se, finora, la Juventus sia sembrata meno cannibale della scorsa stagione: la politica del doppio binario, campionato più Champions, spinge a calibrare le energie, a distribuire la proverbiale aggressività che ha fatto della squadra bianconera la squadra da battere.

Un peso non lieve lo porteranno i portieri e i gregari: voce dal fondo, sai che scoperta. E' troppo presto per parlare di scudetto, vedo un pareggio con gol, sei-sette ammoniti e dosi lassative di moviole. In assoluto, la Juventus mi sembra più da campionato e il Napoli più da coppa. Un anno fa, Mazzarri finì a 23 punti da Conte. Sabato 20 ottobre, ore 18: finalmente.