Roberto Beccantini

Milan, non servono attaccanti

Difficile che il mercato di gennaio possa sabotare le gerarchie di questo primo scorcio di campionato. Il caso più lampante è il Milan: avrebbe bisogno di difensori e centrocampisti (De Jong, stagione finita); viceversa, vende Pato al Corinthians, cerca di piazzare Robinho, insegue Drgoba o Balotelli, bracca Destro o Osvaldo. Capisco le fregole elettorali di Berlusconi, ma mettere mano all’unico reparto che funziona non mi sembra il massimo.

Così come non mi sembra il massimo, da parte dell’Inter, la gestione del caso Sneijder. Con l’aria che tira, lo avrei tenuto e, soprattutto, impiegato. Stramaccioni ha bisogno di idee a centrocampo: Cigarini, Lodi. Idee fattibili, intendo. Lampard è una grande tentazione. Ha 34 anni, non è un regista: alzerebbe il livello qualitativo della fase offensiva, a discapito del tridente. Ma l’ingaggio? A proposito: se ho Livaja di 19 anni, me lo tengo come vice Milito e lascio perdere Rocchi di 35. Obiezione: il croato ha sbagliato un gol fatto (contro il Genoa). Non solo lui, se è per questo: anche Eto’o, anche Van Persie.

Juventus, Roma e Lazio sono servite. L’infortunio di Chiellini e l’Africa di Asamoah hanno accelerato l’operazione Peluso, piccolo inno alla duttilità e ai rigori del bilancio. Quinta punta: perché non subito Boakye, Gabbiadini o Immobile? Ci sarebbe un intero girone di ritorno per pesarne pregi e limiti. Crepitano, dalla capitale, gli ultimi botti del tormentone Osvaldo. Esplosivo allo stato puro: al posto di Baldini, mi guarderei bene dal metterlo all’asta.

Pure la Fiorentina sta bene così. Il Napoli deve far fronte alla squalifica di Cannavaro (sei mesi, primo grado) e alla cessione di Aronica (Palermo). Urge, inoltre, un vice Cavani: Calaiò? Sul bomber uruguagio pesa il lugubre pronostico di Raiola versione Maya: «Resta fino a giugno». Allegria. Bel colpo, se da Udine arrivassero Armero e Benatia.

I mercati cosiddetti di riparazione sono insidiosi. Si dà la caccia al «nome», quando, magari, sarebbe più utile un «cognome». Ricordo la sessione autunnale della stagione 1986-87. Il Napoli di Maradona prelevò da Trieste Francesco Romano: Romano chi? Sembrava una pedina qualsiasi, diventò la rotella-chiave. Altro secolo, d’accordo, e altri calendari, più umani: Ottavio Bianchi ridisegnò il centrocampo attorno al suo righello, la squadra decollò e conquistò il primo, storico, scudetto.

Non mancano le variabili, a cominciare dal Cagliari: sarà davvero costretto, per pagare gli arretrati, a sacrificare il fior fiore della rosa? All’avvio delle trattative si salda la ripresa dell’attività. Le soste sono nidi di vipere. L’effetto panettone è trasversale: nel 2011, ci cascò la Juventus di Delneri (1-4 casalingo con il Parma); nel 2012, la Lazio di Reja (0-4 a Siena). Nel programma della diciannovesima e ultima d’andata spiccano Udinese-Inter a pranzo e Napoli-Roma a cena. L’Inter, per la cronaca, è tornata al lavoro solo mercoledì 2 gennaio.

Nel 2013 confluiranno i quarant’anni di Javier Zanetti (20 agosto 1973) e i novanta del matrimonio Juventus-Agnelli (24 luglio 1923, Edoardo primo presidente). Intanto, mercato: l’anestesia dei poveri (o dei meno ricchi, o dei non più ricchi: fate voi).

di Roberto BECCANTINI