Roberto Beccantini

Questa volta non è colpa solo di Zeman

Senza il «tavolino» di Cagliari, la Roma di Zdenek Zeman avrebbe gli stessi punti del Milan, quattordici, e una partita da recuperare. Secondo tradizione, vanta uno dei migliori attacchi (28 gol, uno in meno della Juventus), uno dei capo-cannonieri (Erik Lamela, otto gol come Edinson Cavani e Stephan El Shaarawy) e la peggior difesa (23 gol, come Chievo e Pescara). Sempre secondo tradizione, ha perso anche il derby. L'ho scritto e riscritto un sacco di volte: a 65 anni, Zeman resta un maestro di calcio d'attacco (solo d'attacco) e, dunque, un mezzo grande allenatore. Vladimir Petkovic sarà anche meno romantico e ieratico del boemo, ma è completo. Cura entrambi le fasi. Conosce l'arte di gestire le emergenze.

Dopo tutta questa tirata, e dopo aver accennato all'ennesima rimonta subìta - il cane che morde l'uomo - vi prego di fidarvi: questa volta, non è colpa di Zeman. A meno che certe scelte di mercato non siano state sue. Il primo gol l'ha regalato il portiere, Mauro Goicoechea; il terzo, un difensore, Ivan Piris. D'accordo, pure Federico Marchetti ha gentilmente aperto la porta a Miralem Pjanic: agli sgoccioli, però, quando ormai, per dirla con Dan Peterson, la mamma aveva buttato la pasta.

Vogliamo parlare di Daniele De Rossi? Zeman gli offre il centro del ring e, pur di metterlo a suo agio, gli toglie dai piedi persino Panagiotis Tachtsidis, il pomo della discordia tattica. A De Rossi non deve essere sembrato vero, dal modo in cui ha ringraziato l'allenatore: espulso al 47' del primo tempo per un gancio sinistro alla mascella di Stefano Mauri.

Per cui: se volete prendervela con la Crosa Rossa, liberissimi; le prove a carico occupano ormai scaffali interi, non c'è che l'imbarazzo del tomo. Se però preferite studiare il delitto al netto degli indizi di altri omicidi, in tutto simili alle pugnalate del derby, bè, in questo caso chiedo il proscioglimento di Zeman per eccesso di prove (altrui). De Rossi, tra parentesi, non è nuovo a imprese del genere: Italia-Stati Uniti a Kaiserslautern, Shakthar-Roma a Donetsk. Cesare Prandelli non l'ha convocato per l'amichevole con la Francia. Evviva il codice etico, hanno strillato i suoi pretoriani. Sarà: ma se la partita fosse stata ufficiale? Mi avvalgo della facoltà di nutrire forti dubbi.

La Roma è qualità disordinata, e comunque solo dalla cintola in su. Non riesce a difendersi perché non «sa» difendere, e di questo non può che rispondere il precettore. Al quale, ogni tanto, i discepoli scappano di mano. Pjanic ha festeggiato il gol-strenna di Marchetti smoccolando verso la panchina: pura casualità?

La Lazio, più cinica e quadrata, non ha rubato nulla. Vi raccomando Antonio Candreva. Ha stordito Federico Balzaretti, è diventato quell'incursore di talento che per lunghi tratti della carriera gli alti bassi del carattere e del ruolo avevano spinto alla periferia di troppe squadre e di troppe partite. La Roma si è puntata la pistola alla tempia, la Lazio ha premuto il grilletto. Sarà pure una metafora un po' splatter, ma rende l'idea.

Di Roberto BECCANTINI