Roberto Beccantini

Sorpreso da Lazio e Fiorentina

Questa era la mia griglia di fine agosto, a bocce ancora ferme: 1) Juventus, 2) Napoli, 3) Inter, 4) Roma, 5) Milan, 6) Lazio, 7) Udinese, 8) Fiorentina, 9) Sampdoria, 10) Parma, 11) Genoa, 12) Catania, 13) Chievo, 14) Palermo, 15) Atalanta, 16) Bologna, 17) Torino, 18) Cagliari, 19) Siena, 20) Pescara.

Questa, viceversa, è la classifica attuale, dopo diciotto giornate: 1) Juventus, 2) Lazio, 3) Inter e Fiorentina, 5) Napoli (-2), 6) Roma, 7) Milan, 8) Parma, 9) Catania, 10) Udinese,  11) Atalanta (-2), 12) Chievo, 13) Torino (-1), 14) Bologna, 15) Sampdoria (-1) e Pescara, 17) Cagliari, 18) Palermo, 19) Genoa, 20) Siena (-6).

Ho azzeccato solo il primo posto della Juventus e il terzo dell’Inter. Mancano ancora venti giornate, e manca ancora il mercato di gennaio. Chissà a chi farà bene (e a chi male) la sosta natalizia. Ho trascurato Lazio e Fiorentina. I viola mi stuzzicavano, ma non mi sarei mai immaginato di ritrovarli nel mischione della zona Champions. Da Reja a Petkovic, la Lazio sembra averci guadagnato in continuità. Vedremo: di solito, flette a primavera. E poi, sul fronte Scommessopoli, c’è sempre in sospeso il caso Mauri.

Speravo in El Shaarawy; non, però, in termini così schiaccianti. Bloccarlo, significa tagliare le unghie al Milan. E’ tornata di moda la difesa a tre (Conte, Mazzarri, Montella, Guidolin). Sono già saltate sette panchine. In ordine alfabetico: Cagliari, Chievo, Genoa, Palermo, Pescara, Sampdoria, Siena. Non ho colto, dai cambi, concreti segni di riscossa. Il livello tecnico è, generalmente, modesto. La Juventus è stata, di gran lunga, la squadra più squadra. Ha sei punti in più dell’ultima stagione, e per quello che può indicare - tanto? poco? fate voi - ne ha raccolto uno in più di quanti ne collezionò, nel 2005, la Juventus di Capello: 94 a 93.

Il vantaggio di Conte è quello, paradossale, di non aver giocatori insostituibili, eccezion fatta per Buffon e Pirlo. Sono tutti mischiabili. E poi il gioco, certo: si sente la mano del mister. Il cui ruolo risulta fondamentale più durante la settimana che non il giorno della partita, come hanno documentato i quattro mesi di squalifica (al di là dei «piccioni viaggiatori»).

All’Inter manca fosforo a centrocampo, al Milan e al Napoli una fase difensiva all’altezza delle ambizioni. Inter e Napoli hanno attaccanti migliori della Juve, Cavani su tutti, ma non la valgono come orchestra. Gli eccessi di Zeman non mi hanno sorpreso, né gli stenti iniziali del Milan. Quando si riparte da zero, è logico pagarne il fio. Ciò premesso, non pensavo a un rodaggio così travagliato, e a ricadute così plateali. Occhio alla Roma: sarò miope, ma non riesco a scorgerne i confini più estremi.

L’Udinese è un’officina che ha realizzato troppo «miracoli» - sul mercato, nel gioco, in classifica - per non giustificare qualche passaggio a vuoto. Ho sopravvalutato il Palermo e il Genoa. Preziosi mi ha fregato: troppi giri di valzer, troppe mosse da «fidatevi del mio genio». Borriello, Thiago Motta, Milito, Boateng, Destro, El Shaarawy: eppure ne capisce, di calcio.

Da Di Natale a El Shaarawy: è soprattutto qui, tra i capi-cannonieri di ieri e di oggi, che si palpa la piccola svolta.

di Roberto BECCANTINI