Roberto Beccantini

Sorteggi, l’altro lato B del Milan

Al Milan non poteva andar peggio, alla Juventus non poteva andar meglio. Il sorteggio di dicembre nasconde un’insidia in più, legata al calendario: tratta partite che avranno luogo tra un mese e mezzo, e chissà, dunque, come ci arriveranno le squadre. Parlando del Barcellona, non si può non rivolgere un sincero e caloroso «forza!» a Tito Vilanova, così come, a suo tempo, lo rivolgemmo a Eric Abidal: costringere un tumore a battere in ritirata non è mai facile, ma anche e soprattutto per questo alla fine sarà ancora più bello. Vilanova oggi, come Abidal ieri, dà voce e immagine a un esercito silente: auguri a tutti coloro che entrano in sala operatoria senza finire sui giornali.

Il lato B del Milan, da Silvio Berlusconi al Barcellona. Milan-Barça è ormai un piatto fisso della Champions. La scorsa stagione, venne servito nella fase a gironi (2-2 al Camp Nou, 3-2 Barça a San Siro) e nei quarti (0-0 a San Siro, 3-1 Barça al Camp Nou). Il passaggio da Pep Guardiola al suo vice, Vilanova, non ha prodotto crisi di rigetto, anzi: Liga canta. Leo Messi, lui, ha sbriciolato pure il record di Gerd Muller, relativo al numero di gol realizzati nell’anno solare: un record, detto fra di noi, che non mi eccita affatto. Diego Maradona non ha battuto nessun signor Muller, e allora?

E’ proprio in Europa che, paradossalmente, i catalani ogni tanto si distraggono. Il Celtic li ha sconfitti a Glasgow e impegnati strenuamente in casa. Se il Barcellona vola, il Milan è in ripresa. Non credo che il mercato di gennaio possa sfigurare il Barça: qualcosa, viceversa, potrebbe succedere nei dintorni di Massimiliano Allegri: da Robinho a Pato, vedremo cosa. Mi metto nei panni di Stephan El Shaarawy: che libidine, poter (e voler) pesare il proprio valore sulla bilancia della squadra più squadra del mondo.

Favorito è il Barcellona, così come favorita è la Juventus. All’andata, le mancherà Giorgio Chiellini, infortunato e squalificato. Adesso che i Rangers sono precipitati in quarta divisione, il Celtic tiene alto il vessillo del crepuscolare e globalizzato football scozzese. Lo stadio appartiene ai luoghi dell’anima e dell’ugola. Fidatevi. Vi andai, con la Juventus, quando ancora la Coppa dei Campioni premiava e reclutava esclusivamente i campioni. Era il primo turno della stagione 1981-’82. Al Celtic Park risolse un autogol di Gaetano Scirea, rovesciato, al Comunale, dagli squilli di Pietro Paolo Virdis e Roberto Bettega. Che atmosfera, lassù. E che sciarpate. Dai cori, sembrava di stare in chiesa: soltanto i cozzi e le mischie davano il senso dell’arena, del colosseo.

Del Celtic mi piacciono il portiere inglese, Fraser Forster, il keniota Victor Wanyama, pistone di centrocampo, e, in attacco, il greco Georgios Samaras e l’astro nascente Anthony Watt, classe 1993. La Juventus è più tecnica, ma occhio al cuore del Celtic. Il Milan, da parte sua, vanta la peggior classifica delle sedici promosse. Per eliminare il Barça in due partite servono un paio di cose: dare il massimo e sperare che l’avversario non lo dia.

Ricapitolando, ecco i miei favoriti: Juventus, Paris Saint-Germain, Real Madrid (che sfida, con lo United: il meglio del turno), Borussia Dortmund, Bayern, Porto, Schalke e Barcellona.

Se al sorteggio di Champions affianchiamo l’urna dell’Europa League, uscirà rafforzato il concetto della iella milanista. Inter-Cluj, Borussia Moenchengladbach-Lazio, Napoli-Viktoria Plzen: sulla carta, solo i laziali dovranno guardarsi le spalle. Ci penserà Miroslav Klose, tedesco fra tedeschi. Oggi è così. E a febbraio? Adelante, italiani, con giudizio.

di Roberto BECCANTINI