Stefano Benzi

Brava la Juve, ma il Celtic… La storia di Tony Watt

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Ok, il mio è interesse privato in scritto pubblico. Non riesco proprio a entusiasmarmi per il 4-0 della Juventus sul Nordsjaelland: credo che si trattasse di un atto dovuto nei confronti della classifica e delle sue necessità. Peccato che il gol allo scadere di Victor Moses abbia un po' ridimensionato l'impresa bianconera che dovrà comunque passare da altre due imprese contro il Chelsea, in casa, e lo Shakhtar in Ucraina. Peccato anche per la serata no di Matri, certo non fortunato, ma di nuovo insufficiente nella più importante e più potabile occasione di rilancio che Conte gli ha offerto. Per la Juve un ritorno al successo che tonifica dopo la sconfitta contro l'Inter e che riapre un discorso internazionale che resta non semplice, e nemmeno scontato.  Forse la sconfitta contro l'Inter ha davvero rimesso un po' di pepe sulla pietanza juventina, risvegliando un desiderio di rivalsa immediatamente testimoniato dal campo.

Dunque, accantonata la vittoria della Juve lasciatemi condividere con voi un istante di soddisfazione per la vittoria del Celtic sul Barcellona.

Non ho niente contro i blaugrana, anzi… ma il Celtic… è per me, come per molti fan italiani del calcio anglosassone, qualcosa di davvero speciale: chi non ha mai avuto la possibilità di andare in Scozia e di vedere una partita di calcio del massimo campionato, una qualsiasi, lo faccia. È un'esperienza davvero diversa cui non so rinunciare: ciclicamente torno in Scozia e mi dedico due-tre giorni di calcio e di musica, di football e rock, di stadio e concerti. Ed è come se il mio neurone bollito venisse infilato in ricarica: mi basta un Hearts of Midlothian (la mia squadra, ovviamente perdente…) che affronta il St.Johnson in Coppa di Scozia, uscire dallo stadio e andarmene a fare un giro lungo il Royal Mile che profuma di sidro (e forse un po' anche di orina e di legno bagnato) e mi sento rinascere.

Celtic-Rangers è un derby fantastico, unico nel suo genere: il crack dei Rangers (a proposito, li vedrete presto su Eurosport…) è una brutta notizia anche per i bhoys cui manca qualcosa di più di un semplice avversario.

Per il Celtic, che festeggia proprio in questi giorni i suoi 125 anni di storia, una vittoria come quella di ieri contro il Barcellona non solo vale una possibile e storica qualificazione agli ottavi di Champions League ma rappresenta un'autentica lezione di tifo a tutto il resto del mondo. Glasgow è una città uggiosa, piovosa, ruvida, certo non bella come Edimburgo. È una città di gente che lavora e fatica, che si è risvegliata tra le macerie ed è stata costretta a ricostruire prima i cantieri navali e i dock che le case: è una città di gente che per anni ha dormito in fabbrica, nella speranza di potere avere, un domani, anche un tetto sulla testa. Tutta questa tradizione di essenzialità un po' spartana, grezza e molto generosa si è trasferita nel loro calcio e nel loro rugby: da una parte la miseria, dall'altra la nobiltà, non in antitesi ma conviventi, per radice culturale e necessità.

Ieri, dopo la partita con la Juve ho assaporato la sfida tra Celtic e Barcellona senza commento, con il rumore del tifo e del Park a tutto volume rimpiangendo di non aver avuto tempo e modo di essere là anche io a vivere un momento comunque storico. Il Celtic che batte una delle squadre più forti del mondo, in un momento del genere e con un gol di un ragazzo di soli 18 anni come Tony Watt, arrivato alla prima squadra dal piccolo Airdrie su segnalazione di un allenatore, Jimmy Boyle, che lo segnalò a Lennon dopo averlo coccolato e cresciuto per due anni.

La storia di Watt è singolare: l'Airdrie aveva pochi giocatori e pochissimi soldi. Quindi la sua dirigenza mise un annuncio sul giornale locale per reclutare talenti, o atleti che volessero provare con il calcio. Ricevettero circa 30 risposte una delle quali era di Tony, ragazzo che giocava a pallone solo al parco, con gli amici, e la cui esperienza si era limitata a poche e disorganizzatissime leve giovanili locali. Nessuna cultura di squadra, nessuna esperienza tattica: Watt si era presentato al provino in scarpe da calcetto… Boyle lo vede e lo manda in campo due settimane dopo con l'Under17. Watt segna subito due gol e viene promosso prima ancora di compiere i sedici anni nella Under19 continuando a segnare ininterrottamente. Poi fa il suo esordio in prima squadra, una prima squadra di appena tredici giocatori: Tony entra e segna due gol contro il Cove, poi altri due contro il Partick.

"Caro ragazzo — gli dice Boyle dopo un anno e tre mesi — qui non abbiamo nulla da darti, né da insegnarti. Ti faccio andare al Celtic, buona fortuna". L'Airdrie per il disturbo guadagna 100mila sterline e Watt, che ancora non ha la patente, ottiene uno stipendio da 1200 sterline la settimana (circa 1500€) e un'utilitaria per giocare nella squadra per la quale la sua famiglia fa il tifo.

Tony fa il suo esordio con il Celtic e segna contro il Motherwell (due gol in cinque minuti entrando dalla panchina), poi torna tra i giovani e gioca scampoli di gara, segnando ancora, ogni volta che entra dalla panchina. Ieri, al suo esordio in Champions League, firma un gol in contropiede su pallone gentilmente concesso dalla difesa blaugrana.

Un ragazzo di 18 anni che fino a due anni e mezzo fa giocava nel parco cittadino di un sobborgo del North Lancashire, scende in campo di fronte a 55mila persone con la maglia della squadra per la quale tifa da quando è nato, e che festeggia il suo 125esimo anniversario, segnando un gol al Barcellona al proprio esordio in Champions League.

Indipendentemente da chi vince e da chi perde il calcio sa ancora offrire qualche splendida storia…

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