Stefano Benzi

Il capolavoro di Stramaccioni, la sofferenza della Juve

La chiamano legge dei grandi numeri: prima o poi sul panno della roulette escono tutti. Era questione di attesa e pazienza: e per la sceneggiatura del campionato la sconfitta della Juventus non poteva arrivare  in un momento migliore e contro un avversario più opportuno.

La vittoria dell'Inter a Torino riaccende il campionato, rimette in discussione equilibri che sembravano destinati a restare indiscutibili e infrange la lunga imbattibilità bianconera che si ferma a quota 49 rimandando ad un'altra occasione l'assalto al leggendario record del Milan olandese.

Giusto, sbagliato… i tifosi hanno la loro da dire e sostenere a gran voce, soprattutto dopo le emozioni di una partita nella quale poteva accadere qualsiasi cosa: lasciamoglielo fare, e proviamo ad analizzare le cose in modo asettico.

Primo aspetto, la direzione di gara: disastrosa. Ho sempre difeso il ruolo degli arbitri senza mai ricorrere ad attacchi becero, sistematici o preventivi del loro operato. Ma quando si vedono tanti errori come quelli di ieri farsi qualche domanda è opportuno: Tagliavento è andato in affanno fin dall'inizio con il gol in evidente fuorigioco di Vidal e poi ha peggiorato la situazione dimenticando cartellini pesanti, concedendo un rigore molto dubbio all'Inter (ma dopo averlo visto e rivisto non ne sono convinto ancora adesso), invertendo falli evidenti e soffrendo il clima di una partita sicuramente molto difficile e caricata di troppe responsabilità. Altro che moviola, altro che due instant replay per squadra a partita… ieri è stato un vero disastro su tutta la linea.

Secondo aspetto, la Juventus: in affanno. Fisicamente appannata, certo non fortunata nel perdere Vucinic ma secondo me anche un po' troppo prudente nel non voler rischiare Pogba, in questo momento il suo uomo migliore, per cercare sempre e comunque il collettivo e l'equilibrio là dove si è visto in poco tempo che Giovinco avrebbe inciso poco mentre Betdtner, dal canto suo, non ha inciso per nulla. Juve che paga le poche scelte offensive, ma questo già si sapeva, e che per la prima volta si trova messa in discussione sul suo stesso campo e con le sue stesse armi: aggressività e possesso palla.

Terzo aspetto, l'Inter: efficace ma non così utilitaristica e cinica come ci si sarebbe aspettati. Chi sostiene che l'Inter di Stramaccioni sia più concreta che bella è servito: la partita dei nerazzurri è stata quasi perfetta, tatticamente e per intensità di gioco. Merito, paradossalmente, proprio del gol di Vidal che ha costretto l'Inter a cambiare i suoi piani rischiando pesante e venendo fuori alla grande e alla distanza per dimostrare la consistenza di una grande squadra. Sotto il piano atletica una squadra molto più in forma. Ma è solo l'11esima giornata… e non si dica che tre partite in otto giorni erano troppe. Non lo sono, e non lo dovrebbero essere per nessuno a questi livelli.

Quarto aspetto, i pronostici: io ero tra quelli che sosteneva che la Juventus era la grande favorita e che erano gli altri a dover fare un salto di qualità se volevano davvero mettere in difficoltà i bianconeri. Il pronostico era sbagliato, ma il salto di qualità degli avversari, steccato da Roma prima e Napoli poi, stavolta c'è stato.

L'Inter ha imitato quanto la Juventus è riuscita a fare lo scorso anno quando la squadra di Conte, partita in silenzio e in sordina, ha cominciato la sua cavalcata vincendo a uno a uno tutti gli scontri diretti per gettare la maschera.

Stramaccioni, che ieri ha azzeccato tutti i cambi dando un chiaro segnale dalla panchina di ciò che voleva dalla squadra (vincere, quando ha inserito Cassano, amministrare quando ha inserito Mudingayi), ha imbrigliato Pirlo alla perfezione e dimostrato di aver studiato la gara nel modo migliore: non solo trovando contromisure efficaci al gioco avversario ma comunicandole efficacemente alla squadra, qualità non da poco. La matricola porta a casa dopo due derby con il Milan anche il suo primo successo in casa Juve.

L'Inter può crederci e la Juve deve giustamente riflettere e preoccuparsi di rimediare ai suoi errori strutturali, ora ancora più evidenti. E noi osservatori esterni possiamo tranquillizzarci: forse abbiamo un campionato vero…

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